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Sempre meno servizi

Veneto… Fino a pochissimi anni fa era considerato la regione-modello, a cui si guardava per attingere esempi e buone pratiche. Oggi non è affatto così. Si registra una riduzione progressiva della quantità e della qualità dei servizi. Ad esempio, per i progetti sulla vita indipendente, con riferimento alla legge 162, che permetteva la modalità indiretta di assistenza per cui la persona o la famiglia poteva organizzare la propria assistenza rendendo poi conto con pezze giustificative sulle azioni intraprese, vi furono risultati notevolmente positivi. A distanza di pochissimi anni, vengono stanziate per la vita indipendente risorse uguali, ma ridistribuite su un numero ben più alto di persone e famiglie. E dunque si è ridotto drammaticamente il monte ore di assistenza a disposizione, con conseguenze drammatiche per i disabili e le proprie famiglie. Il Veneto, una delle regioni più ricche del Paese, potrebbe fare molto di più o mettere mano al proprio bilancio per trovare risorse. Non lo fa volutamente”.
Con poco si può mantenere nel senso vero del termine, presso la propria abitazione, evitando il ricovero. Questo significa avere un orizzonte più ampio e pensare che questa sia un’azione di contenimento della spesa. Le risorse disponibili oggi vengono assorbite in gran parte dalla residenzialità che nascono con il business importante delle case di riposo. Serve dunque agire sul fronte dell’assistenza domiciliare in termini più corposi: investire oggi significa davvero risparmiare domani. Dai recenti provvedimenti in molte regioni d’Italia, che di fatto riducono i servizi domiciliari, si accentua la richiesta di accesso residenziale.”
“Avere un’attenzione matura, nobile e grande nei confronti della disabilità significherebbe innanzitutto misurarsi in termini di bilancio, senza trovare alibi. E la critica è generale, nell’intero mondo politico. Non si pone con la forza necessaria la questione delle risorse finanziarie da destinare a questi investimenti. Perché di investimenti si tratta, e non di assistenzialismo, un concetto che rifiutiamo con forza. E non si dovrebbe dimenticare neanche un altro aspetto: la spesa sociale è un investimento con un alto valore aggiunto in termini di ritorno occupazionale. Al di là di chi vive sulla propria pelle le disgrazie dovute ai tagli, la restante fascia della popolazione è totalmente disinformata su quanto è accaduto e sta accadendo. Lo Stato addossa la responsabilità alle Regioni, che a loro volta le addossano ai Comuni, in un gioco di rimpalli di non facile comprensione. E in tutta questa confusione nessuno si pone il problema di guardare il proprio bilancio. Dagli sprechi e dai costi della politica si potrebbero ricavare significative risorse da investire nella politica sociale. Il mondo politico e le forze sociali, sindacati compresi, non dedicano attenzione sufficiente al mondo della disabilità. E il risultato è questo: alla fine le spese finiscono tutte a carico dei comuni o, ancora peggio, delle famiglie
In Europa, brilliamo per leggi che affermano l’importanza dei diritti, ma pecchiamo nella loro traduzione reale. Questo indica un grado di inciviltà incredibile rispetto ad altri paesi europei. Siamo veramente arretrati. Un esempio? Guardiamo la Spagna. In questi tempi di crisi si fanno molti confronti con la situazione spagnola a proposito di Pil, deficit da recuperare, disavanzo primario, spread. Ma per quanto riguarda le politiche sociali, la Spagna negli ultimi anni ha investito notevolmente sulla disabilità. Il diritto, pure quello, viene messo in lista di attesa”.
http://www.lindro.it/politica/2013-12-16/112093-disabili-litalia-dei-non-diritti#sthash.z9TBQ4cI.dpuf

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