Dove c'era la sabbia

Sembrava non finire mai quella strada assolata, lunga e dritta. Il carrettino di un gelataio ci superò velocemente. "Probabilmente sta andando dove andiamo noi", pensai. Era lo stesso gelataio che di tanto in tanto alle cinque del pomeriggio passava paer via Dante e per una decina di minuti si fermava proprio davanti alla stradina di casa mia, aspettando che dopo un pò arrivassimo noi ragazzetti con le monetine in mano per comperarci il cono gelato.
Lasciammo a destra un lungo ponte che attraversava il canal Salso e si perdeva nel verde. "Porta Forte Marghera, quella della famosa  Sortita. Vedrai, quando sarai in quinta elementare - chiarì mio padre - studierai bene questo importante episodio della storia mestrina e del Risorgimento italiano. (...) Poco pèiù avanti mamma rallentò, si lasciò affiancare e superare, come se fosse incerta sulla direzione da prendere e volesse lasciare a mio padre il compito di guidarci nel tratto finale. A quel punto l'asfalto sempre più rabberciato si confondeva con la strada sterrata e da lì dopo un breve tratto giungemmo ad un ampio cancello spalancato dove lasciammo le biciclette per incamminarci a piedi.
E incredibilmente, oltre quel cancello, poco più in là, ecco alcune file di camerini, proprio come quelli del Lido, di quelli dove ci si cambia, si entra vestiti di tutto punto e si esce in costume pronti per il bagno. Tutti quei camerini facevano da cornice ad un'ampia spiaggia di sabbia con qualche ombrellone aperto, qualche sdraio, asciugamani stesi sulla sabbia e diverse persone che prendevano il sole. Più in là ragazzini si tuffavano nell'acqua della laguna, nuotavano, risalivano da una scaletta, si chiamavano l'un l'altro allegri e si rituffavano e, vestiti tutti alla stessa maniera, berrettino bianco in testa, raggruppati da un lato a giocare con la sabbia, un gruppetto di bambini di una colonia diurna. 
C'era abbastanza spazio per calciare un pallone e per far salire verso al cielo un aquiolone. Era una spiaggia piccola ma una spiaggia vera, una spiaggia in piena regola. (...)
Anni dopo, non più bambino mi spinsi in bicicletta da quelle parti, forse per cercare ancora sabbia, capanne ed ombrelloni. Ma della spiaggetta non c'era più nulla. Scomparsa. Solo sterpaglie mal cresciute in un'area ormai abbandonata e irreparabilmente degradata. Di fronte a quella desolazione pensai alle tante cose che erano irrimediabilmente scomparse. (...) Lo dimenticai, crescendo, quell'angolo di sabbia sulla laguna in faccia a Venezia. Finchè un giorno, rovistando tra le vecchie foto di mio padre, saltò fuori un'immagine che riconobbi subito: era proprio quella spiaggietta in fondo a San Giuliano: camerini e cabine ripresi da lontano, gente sulla spiaggia, qualche ombrellone e dei bambini. Forse, in mezzo a quei ragazzini, a giocare con loro sulla sabbia, c'ero anch'io. 
Ma lì, in quella vecchia foto 9x13 che il tempo trascorso aveva sbiadito ed ingiallito, capirlo era ormai impossibile
Pierluigi Rizziato - da La spiaggia di Mestre -

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