Disabilità: tagliano ancora i servizi

Nuova scure sui disabili. E al danno per l'ennesima volta, si unisce la beffa. Perchè la novità dalla Regione Veneto viene spacciata come modello migliorativo da imitare anche nelle altre regioni, quando invece peggiorerà la vita alle persone con disabilità.
Ma cosa sta accadendo?
"Una rivoluzione". La delibera 1338 approvata il 30 luglio scorso dalla Giunta regionale del Veneto, che entrerà in vigore il 12 gennaio, riordina i servizi domiciliari istituendo l'impegnativa di cura domiciliare. Si tratta di un meccanismo nuovo rispetto al precedente, che consisteva nell'assistenza, nei progetti di vita indipendente, nell'aiuto personale e nella promozione dell'autonomia, chiaramente per chi ne era fortunato utente. Ora, invece, con l'impegnativa di cura domiciliare quei servizi, prima garantiti, vengono messi in discussione.
La Regione Veneto presenta la novità come un esempio da imitare, ma questo provvedimento anzichè supplire alle croniche carenze, rese evidenti in questi anni dai tagli operati, ovvero la riduzione generalizzata di tutti i servizi sociali e sanitari per disabili e anziani, causerà una riduzione dei servizi che pagheranno i disabili e le loro famiglie. Per la mia famiglia non cambia assolutamente nulla in quanto sta già pagando di tasca propria tutti gli interventi necessari per l'autonomia e per il progetto di vita indipendente di mio figlio Federico. La situazione dunque, è destinata a peggiorare ulteriormente.
Una "erosione" continua che creerà voragini nell'assistenza. 
Qualche esempio. Dal primo gennaio le persone che frequentano il centro diurno per più di due giorni alla settimana e che avevano il servizio domiciliare erogato dall'Ulss (che aveva quindi riconosciuto un loro reale bisogno) perderanno quest'ultimo. Nel caso della mia situazione, dopo sei lunghi anni, veniva proposta dall'Ulss stessa l'erogazione di una assegno mensile di € 700 in relazione al progetto di vita indipendente che stiamo attuando, in conclusione questo assegno non mi ARRIVERA' MAI. Non solo, mi fà sorgere il dubbio che a conoscenza di tutto ciò, l'area di competenza relativa alla disabilità acquisita di mio figlio era arrivata alla proposta ben sapendo che tanto sarebbe rimasta solo carta scritta. 
Dunque,a rischio sono anche le persone che usufruiscono del progetto di assistenza "vita indipendente" cui era stato aggiunto un aiuto domiciliare. Rischiano di perdere il secondo servizio.
Chi compie 65 anni e usufruisce del servizio di aiuto personale o della "vita indipendente" non potrà più mantenerlo. Gli faranno fare un'altra domanda per un altro servizio molto ridotto rispetto a prima. Infine, un altro aspetto negativo è che le nuove domande di assistenza non riceveranno sempre risposta positiva, perchè le impegnative di cura domiciliare avranno un tetto numerico oltre il quale si verrà messi in lista d'attesa. Noi siamo da sei anni in lista d'attesa. 
Chiaramente in lista d'attesa, in attesa che qualcuno liberi il posto raggiungendo l'aldilà.
Un meccanismo che esisteva anche prima ma che ora verrà istituzionalizzato rendendo più rigido il ricorso ad altre soluzioni tampone. Tutto ricadrà sui comuni che, già adesso ben poco fanno, almeno il mio di residenza. 
Il risultato immediato di questa novità sarà la riduzione dei servizi per moltissime persone, all'intorno circa un centinaio di persone nella nostra provincia. 
Alcune di queste persone hanno già iniziato a ricevere le lettere dall'Ulss con la richiesta di ripresentare domanda per i servizi domiciliari e la relativa documentazione. 
Morale, saranno "riclassificate", ovvero sottoposte a una nuova valutazione della loro gravità davanti a un'unità valutativa multidimensionale" che stabilirà le necessità assistenziali.
Magari dopo decenni che ricevono i servizi dell'Ulss perchè hanno già dimostrato la gravità della loro situazione. Una vera VESSAZIONE.
Una vera e propria operazione finanziaria che mira a mettere a carico del fondo sanitario nazionale costi che erano di pertinenza regionale. 
Le famiglie saranno costrette a bussare alle porte dei Comuni per chiedere gli aiuti tolti dalla Regione, aiuti, che non avranno MAI. 
Purtroppo si preferisce tagliare i servizi piuttosto che mettere mano agli sprechi.
Un ringraziamento di cuore all'assessore regionale per le politiche sociali Sernagiotto.  

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