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Che confusione…

Giovedì notte è caduta una forte pioggia. Era così violenta che più volte mi sono svegliato per il rumore che faceva battendo sulle imposte. Non sono riuscito più a riprendere il sonno e, nell’oscurità, ho cominciato a sentire il respiro lieve di Carla e quello più pesante di mio figlio Federico. Come cambiano le cose con gli anni!. Tempo fa ero una specie di ghiro, se nessuno mi disturbava potevo dormire anche fino all’ora di pranzo. Adesso invece, basta un piccolo rumore, e mi sveglio. Non ho nemmeno più bisogno della sveglia al mattino. E’ solo una sicurezza ma la spengo sempre prima che suoni.
Ho tirato un po’ su il cuscino e, rintanato sotto le coperte, ho cominciato a pensare. Da qualche parte ho letto che Manzoni, mentre scriveva I promessi sposi, si alzava ogni mattina contento di ritrovare tutti i suoi personaggi. Sono passati quasi sei anni e non mi fa proprio nessun piacere ritrovarmi davanti gli occhi i “personaggi” della mia famiglia. D’improvviso mi sono alzato e ho girato un po’ per la casa senza una meta precisa. Passando da una stanza all’altra mi sono ricordato dell’effetto che mi aveva fatto la casa di mamma il giorno in cui se ne è andata: non mi era piaciuta affatto. Sono stanco. Ho riletto quello che ho scritto fino a qui con una certa ansia. Si capisce qualcosa? Tante cose si affollano nella mia testa, per uscire si spingono una con l’altra come le signore davanti ai saldi di stagione. Ragione, ma non riesco ad avere un metodo, un filo, che con senso logico si dipani dall’inizio alla fine. Chissà, da quel maledetto giorno. Ho letto e sto leggendo tanti libri, sono curioso di molte cose, ma quel giorno è sempre dentro alla mia testa, e la felicità ? Ho la testa che pulsa , io cerco per Fede, Carla e me, la felicità. Per me essere felice significa soffrire di meno. La felicità sarebbe impossibile se non fossimo capaci di trasformare il dolore dentro di noi. Ecco da dentro di noi deve venire la felicità.
In questi giorni, invece, mi è venuto addosso un gran malumore. A scatenarlo non c’è stato niente di preciso, il corpo è così, ha i suoi equilibri interni, basta un niente per alterarli. E’ probabile che ormai i miei siano alterati da sei anni a questa parte.
Poi, d’improvviso, le prime luci del mattino. Spalanco una finestra e vedo il sole. Un merlo becchetta saltellando nel giardino e, quarant’anni prima, chi si sarebbe mai aspettato tutto questo.
Freschino stamattina e sollevo il cappuccio dell’accappatoio per coprirmi di più. Un rumore di sottofondo, ci metto un po’ per capire che era il telefono. Ho sollevato la cornetta ed ho detto due o tre volte “pronto”. C’era una voce lontanissima dall’altra parte del filo: “Renato” diceva tra sibili e rumori di fondo, “volevo dirti che stamattina passo a prendere Fede”. Graziano un angelo del volontariato, se non ci fosse nemmeno lui…                          

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