"NON RINNEGO IL MIO PASSATO" il testamento del boia delle Ardeatine

In occasione dei suoi 100 anni Priebke aveva rilasciato un’intervista-testamento che sarebbe stata resa nota appunto solo il giorno della morte. Nel testo, il boia delle Ardeatine non rinnega il suo passato: “Ho scelto di essere me stesso“, dice e, alla domanda se si senta ancora nazista risponde: “La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltanschaung ed ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore. La politica è un’altra questione. Il nazionalsocialismo è scomparso con la sconfitta e oggi non avrebbe comunque nessuna possibilità di tornare”. Secondo Priebke non solo “nei campi di concentramento le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli americani a Dachau”, ma “c’erano immense cucine in funzione per gli internati e all’interno anche un bordello per le loro esigenze”. E l’Olocausto? Nient’altro che “manipolazione delle coscienze” visto che “le nuove generazioni, a cominciare dalla scuola, sono state sottoposte al lavaggio del cervello, ossessionate con storie macabre per assoggettarne la libertà di giudizio”.

L’ex nazista è deceduto proprio nel giorno in cui in Vaticano il Papa ha ricordato il 70° della deportazione degli ebrei di Roma (16 ottobre 1943). Oggi Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e una delegazione della comunità ebraica di Roma. “Di fronte alla morte di Priebke non si piange e non si ride perché in nessuno dei due casi le vittime potrebbero tornare indietro, in vita. Resta l’amarezza per una figura che non si è mai pentita di ciò che ha compiuto e si è sporcata le mani di sangue come tutte le truppe naziste. Ora le sue vittime sono ad attenderlo lassù in cielo, nella speranza che ci sia giustizia divina – ha commentato Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma – Esistono delle certezze nella religione. Quelli delle Fosse Ardeatine sono degli angeli e si occuperanno di lui per l’eternità. Priebke farà i conti con loro nell’altro mondo”. Il presidente dell’Anpi Roma Francesco Polcaro, ha sottolineato i tanti anni di impunità di “un assassino che ha ucciso più persone di un serial killer, che non si è mai pentito di quello che ha fatto e che peraltro ha vissuto una vita lunghissima in parte anche felice”. Il vicepresidente Elena Improta si è augurata “che questa morte non alimenti rigurgiti neonazisti. Davanti alla morte siamo tutti uguali ma di fronte a quella di un uomo che ha seminato morte occorre fermarsi a riflettere”. “Non ho mai trattato un caso di un nazista che fosse dispiaciuto o mostrasse rimorso per i suoi crimini e Erich Priebke era certamente di quel genere”, ha detto Efraim Zuroff del Centro Wiesenthal.
Fonte: Il Fatto Quotidiano 11 Ottobre 2013 – di Redazione

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