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Abolizione dell'IMU...pagheremo ancora di più

Il tentativo di salvare il governo dalla condanna definitiva di Silvio Berlusconi ha portato alla grande recita di ieri, intitolata “abolizione dell’Imu”.
Come farà il Cavaliere a far cadere un esecutivo che ha realizzato l’unico punto del suo programma elettorale? Da Arcore sono arrivati segnali di giubilo.
L’obiettivo politico è stato raggiunto, la stabilità è assicurata, il premier Enrico Letta annuncia che il governo non ha più una data di scadenza. Nel nome di un presunto interesse nazionale (la difesa delle larghe intese) i fatti sono stati aboliti. Per i pochi a cui interessano ancora, sono questi: l’Imu 2012 sulla prima casa non è stata restituita come promesso da Berlusconi, quella del 2013 è stata condonata a metà, la rata di 2,5 miliardi di giugno non sarà pagata a settembre, grazie a coperture molto creative. Ma gli altri due miliardi per compensare la rata di dicembre non sono stati trovati. C’è soltanto un accordo politico. Se ne riparla a ottobre, con la legge di stabilità per il 2014.   
Il governo ha quindi fatto l’unica cosa in cui finora ha dimostrato una capacità ineguagliata: prendere tempo (o perderlo, a seconda delle valutazioni). L’Imu sulla prima casa doveva garantire all’erario ogni anno 4 miliardi. Abolire una tassa significa trovare una fonte alternativa di gettito per gli anni a venire o tagliare le spese in modo strutturale di pari entità. Il governo ha soltanto annunciato l’arrivo di una Service Tax comunque centrata sulla casa e che dovrà garantire all’erario circa le stesse risorse. O forse di più, perché a gestirla saranno Comuni con le casse vuote.
Ma Letta promette che il carico fiscale sarà redistribuito. Il primo sgravio è per il non profit: la Chiesa, che già era riuscita a schivare l’Imu nel 2013 nonostante la riforma Monti, può stare tranquilla. Sei milioni di italiani senza lavoro aspettano che governo e Quirinale trovino il tempo di occuparsi anche di cose serie e non soltanto degli interessi di Berlusconi.
Il Fatto Quotidiano - 29 agosto 2013 - di Stefano Feltri 

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