31 dicembre 2012

Che tutti possano vestirsi con un pò di felicità. Buon 2013


Fra il calore di un sogno e il freddo di un’illusione
tra fantasia e realtà, tra gioie e dolori
si dissolve un anno e si compone un altro.
Tra promesso fatte e solo alcune mantenute
note stonate di dolore e melodie d’amore
hanno composto la sinfonia di un anno appena passato.
Fra stenti e abbondanza, fra ricchezza e povertà
fra note di pace e rumore di guerra,
tutto si è svolto, a volte si è capovolto.
Chi senza lavoro cerca di sopravvivere
tra terremoti e alluvioni
c’è chi si è rialzato, chi ha raccolto brandelli
chi ha avuto tutto e chi è rimasto con niente.
Così come sempre tra l’indifferenza
di molta gente, dei politici, del potere
di chi avrebbe potuto fare e non ha fatto niente
tra angoscia e speranza si è scritto il 2012
si è concluso per molti disperatamente.
A questi “violentati” dal dolore
e a chi combatte il “suo tempo”
per sorridere ancora,
a questi guerrieri addolorati
in cerca di pace e di un sorriso,
auguro di rialzarsi vincitori
contro il tempo, il dolore e l’avversità
e che il potere venga usato finalmente per la Pace,
che tutti possano vestirsi con un po’ di felicità.
Questo è il mio augurio per il Nuovo Anno.
Silvana Stremiz

L'anno che verrà


Di Carlo Cipiciani 31/12/2012
Fra poche ore, finisce un altro anno, ed un altro anno arriverà. E’ il momento dei bilanci, dei propositi, e della festa. Siamo tutti pronti per augurarci un 2013 carico di promesse, di armonia, pace e felicità. Non ne sono capace; io so solo lasciare poche parole nel vento: piccole, inutili, a volte pure scioccherelle.
Certo, questo è un giorno un po’speciale, dove sembra davvero di volare, tutti allegri, in fila come polli d’allevamento, “con la dannata voglia di fare un tuffo giù”, di non pensare e di stare bene, in questo mondo che va veloce come il vento, verso un ignoto domani che al tempo stesso inquieta e incuriosisce.
Ma questo cielo blu notte che trasuda allegria riflette anche le centomila punture di spillo che ognuno si porta con sé: amarezze e disillusioni, per un torto subito, un amore perduto, un senso che non c’è. Anche per questo, entrando nell’anno che verrà, facciamo finta di essere sani e brindiamo, spaventati da questa nottata che non riesce a passare.
Ed un brivido freddo come una puntura di spillo ci ricorda che l’anno che sta arrivando tra un anno passerà. L’importante sarà attraversarlo come se “ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno”.
Ecco, guardare il mondo con il giusto ottimismo della volontà ed un “sano” pessimismo della ragione. Facendo sempre i conti con noi stessi, le nostre azioni e le nostre idee. Uscire dal guscio e ad esprimere quel qualcosa di speciale che ognuno ha dentro. VIVERE, insomma. Senza guardare la propria vita passare solo da spettatori, brutta o bella che sia.
E’ questo l’unico augurio da fare. L’ultima parola nel vento che mi sento di dire.
http://www.giornalettismo.com/archives/682485/lanno-che-verra/

30 dicembre 2012

Ci ha lasciato Rita Levi Montalcini


Ho perso un po' la vista, molto l'udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente.
Rita Levi Montalcini

Prendere una decisione


Ad un certo punto devi prendere una decisione. I confini non tengono fuori gli altri, servono solo a soffocarti. La vita è un problema e noi siamo fatti così. Quindi, puoi sprecare la tua vita a tracciare confini, oppure puoi decidere di viverli superandoli. Ma ci sono dei confini che è decisamente troppo pericoloso varcare. Però una cosa la so: se sei pronto a correre il rischio, la vita dall'altra parte è spettacolare.
dal film : "Grey's Anatomy" 

28 dicembre 2012

Buonanotte #52


Noi siamo come un automobile: la casa costruttrice ci ha fornito un motore potentissimo come quello di una Ferrari, ma noi non sappiamo usarlo e viaggiamo lenti e male come una vecchia utilitaria.
Omar Falworth

Il grillo parlante


Smettila di tormentarti tanto. Ogni cosa segue comunque il suo corso, e per quanto uno possa fare del suo meglio, a volte è impossibile evitare che qualcuno rimanga ferito. È la vita. Faccio un po' il grillo parlante ma è ora che tu cominci a imparare certi meccanismi della vita. A volte tu ti sforzi troppo di adattare la vita ai tuoi meccanismi. Se non vuoi finire anche tu in una clinica psichiatrica cerca di essere un po' più aperto e di abbandonarti di più alla vita così come viene. Anche una donna debole e imperfetta come me ogni tanto arriva a rendersi conto di quanto meravigliosa sia la vita.
Haruki Murakami dal libro "Novergian wood. Tokyo blues"

Per Gasparri, Storace e altri 5 ex-An scialuppa post-elettorale al Secolo d’Italia


Mario Landolfi, Francesco Storace, Giorgia Meloni, Maurizio Gasparri, Silvano Moffa, Italo Bocchino, Gennaro Malgieri. Cosa hanno in comune questi sette politici oltre alle radici in Alleanza Nazionale? Oggi sono divisi: Giorgia Meloni ha fondato “Fratelli d’Italia” con Guido Crosetto, remake dell’omonimo cinepanettone del duo Boldi-De Sica. Francesco Storace resta fedele alla sua “Destra”, Maurizio Gasparri sta con Berlusconi. Il mite Silvano Moffa guida un manipolo semisconosciuto denominato “Popolo e Territorio”. Mario Landolfi e Gennaro Malgieri sono montiani e Italo Bocchino rimane l’ultimo giapponese accanto a Fini. I magnifici sette corrono sotto insegne diverse ma li accomuna l’uscita di sicurezza in caso di disastro elettorale: il 26 febbraio potrebbero mettersi in fila davanti al portone di via della Scrofa 43 per riprendere il loro posto nella redazione del Secolo d’Italia.
Mario Landolfi, assunto nel 1991 è in aspettativa parlamentare dal 1994, come Francesco Storace assunto nel 1986 e in aspettativa con la qualifica di caposervizio; Giorgia Meloni, consigliere provinciale a 21 anni nel 1998, è entrata nel 2004 ed è in aspettativa parlamentare dal 2006. Maurizio Gasparri assunto nel 1983 come Moffa è in aspettativa dal 1992, mentre Moffa è in aspettativa dal 1998. Italo Bocchino, assunto nel 1991 è in aspettativa dal 1996 mentre il più anziano e alto in grado è Gennaro Malgieri, assunto nel 1979 e in aspettativa dal 1996, con la qualifica di direttore, incarico ricoperto dal 1994, dopo Gasparri.
Il giornale che hanno lasciato in edicola non c’è più. Da ieri per la prima volta l’organo di An non è in edicola. L’editoriale di commiato del direttore-deputato (non retribuito), Marcello De Angelis, si chiude così: “da gennaio, sarà on line. La battaglia continua, con altri mezzi”. Il giornale vendeva a malapena 700 copie reali al giorno e la nuova legge sui contributi ai giornali di partito ha favorito il passaggio sul web permettendo il rimborso del 70 per cento delle spese invece del 50 per cento riservato ai giornali di carta. L’organico comunque dovrà essere ridotto. Oggi ci sono 14 giornalisti più i sette in aspettativa più l’ex direttore finiano Flavia Perina, in causa da quando è stata licenziata in tronco senza nemmeno il riconoscimento del Tfr. E c’è pure il caso anomalo dell’ex portavoce di Fini, Salvo Sottile assunto dal Secolo nel 2006 (anno dello scandalo Vallettopoli-Gregoraci) ma che figura “in distacco”. Il suo stipendio oggi non è a carico del Secolo ma è più alto di tutti i colleghi e preoccupa per il futuro i contribuenti.
Il Secolo, oltre alle iniezioni di liquidità permesse dai rimborsi elettorali ad An, è costato ai contribuenti più di 20 milioni solo negli ultimi sette anni. Il Dipartimento editoria della Presidenza del consiglio ha versato 2 milioni e 433 mila euro per il 2010, 2 milioni e 952 mila euro per il 2009, 2 milioni e 950 mila nel 2008, 2 milioni e 959 mila euro nel 2007, 3 milioni e 98 mila euro nel 2006, 3 milioni e 98 mila euro nel 2005, 3 milioni e 98 mila euro nel 2004, per un totale di 20 milioni e 588 mila euro che non sono bastati a sostenere un organico di 40 persone.
Per rimettere in equilibrio i conti nell’ottobre scorso, l’amministratore nominato dalla liquidazione del Tribunale, Alberto Dello Strologo, aveva preparato un piano – approvato dai liquidatori Marco Lacchini e Giuseppe Tepedino – che riduceva l’organico a sette giornalisti decretando di fatto la fuoriuscita dei parlamentari in aspettativa. Il Presidente del Tribunale di Roma, Mario Bresciano, però ha fermato tutto nominando due nuovi liquidatori, Davide Franco e Andrea D’Ovidio, ai quali ha chiesto di trasferire subito la proprietà del Secolo d’Italia dalla liquidazione (diretta dal Tribunale) alla Fondazione (di Alleanza Nazionale) dove comandano i politici che, alla fine, hanno deciso di salvare il posto ai giornalisti, compresi quelli in aspettativa.
La riduzione dell’organico alla fine riguarderà solo gli impiegati comuni. Gasparri e compagni possono restare in aspettativa. La Fondazione (presieduta dal senatore Francesco Mugnai, e diretta da un comitato di cui fanno parte anche il finiano Lamorte, La Russa, Alemanno, Matteoli e Gasparri) per permettere la sopravvivenza del Secolo ha comprato le quote e ha immesso nella società 700mila euro cash rinunciando anche ai suoi crediti per circa mezzo milione. I soldi non mancano: sui conti correnti della Fondazione ci sono 65 milioni di euro cash provenienti dai rimborsi elettorali più altri 35 milioni di euro in immobili.
Grazie al liquido della Fondazione An, la scialuppa dei sette parlamentari resta a galla, pronta ad accoglierli in caso di naufragio elettorale. Silvano Moffa nel 2003, dopo aver perso la provincia di Roma, è tornato al Secolo per nove mesi fino a quando è stato eletto sindaco di Colleferro nel 2004. Senza contare il vero vantaggio: la doppia pensione da giornalista che si unisce al vitalizioparlamentare. Fino al 1999, tutti i giornalisti in aspettativa parlamentare maturavano i contributi figurativi senza versare un euro. Dal 1999 i parlamentari pagano almeno la loro quota di contributi fissata all’8,69 per cento. Mentre la parte a carico dell’editore la paga l’Istituto previdenziale, cioè i giornalisti tutti. Al Fatto che gli chiede se, in un momento di sacrifici, non sarebbe il caso di rinunciare alla pensione da giornalista, avendo già diritto al vitalizio parlamentare, Gasparri replica: “Se qualcuno davvero volesse togliermi questo diritto mi dovrebbe prima restituire i contributi già pagati. E’ un diritto riconosciuto a chiunque vada in aspettativa e non è un privilegio. Se la vogliamo dire tutta io al Secolo ho fatto il direttore pagato solo come un caposervizio e, dopo l’elezione del 1992, l’ho fatto anche gratis fino al 1994, quando sono stato nominato sottosegretario e ho lasciato. Altro che privilegio”. Al Secolo sono avvertiti: poche storie o l’ex direttore Gasparri chiede pure gli arretrati.
Da Il Fatto Quotidiano del 23 dicembre 2012

Ognuno di noi ha le proprie complessità, le proprie idiosincrasie e fissazioni


In fondo ognuno di noi ha le proprie complessità, le proprie idiosincrasie e fissazioni. Ci sono cose che facciamo e cose che non faremmo mai, o soltanto in determinate circostanze. Cose di cui gli altri ridono, o disapprovano, o se ne meravigliano. Cose stravaganti, che sono solo nostre.
Io, per esempio, colleziono pensieri. Una delle pareti di camera mia è tappezzata di foglietti colorati pieni di pensieri fugaci, che ho fissato proprio perché non andassero perduti. Pensieri su conversazioni captate per caso al ristorante, su rituali e sui motivi per cui sono tanto importanti, pensieri su baci scambiati al parco di notte, sul cuore e sulle stanze d’albergo, sulle mani, le sedie da giardino, le fotografie, sui segreti e su quando vengono svelati, sulla luce tra le foglie degli alberi e sul tempo quando si ferma.
Le mie brevi annotazioni sono appuntate alla carta da parati come farfalle tropicali, attimi catturati, che non hanno altro scopo se non quello di starmi vicino, e quando apro la portafinestra e un soffio d’aria entra nella stanza fremono leggermente, quasi potessero volare via.
Nicolas Barreau, Gli ingredienti segreti dell’amore

27 dicembre 2012

Rumore e non rumore


Se un piatto o un bicchiere cadono a terra senti un rumore fragoroso. Lo stesso succede se una finestra sbatte, se si rompe la gamba di un tavolo o se un quadro si stacca dalla parete.
Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio.
Data la sua importanza, ti verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più forti del mondo, o persino che produca una sorta di suono cerimonioso, come l'eco di un cembalo o il rintocco di una campana.
Invece è silenzioso, e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore.
Cecilia Ahern dal libro "Se tu mi vedessi ora"

Fbc Unione Venezia: Niente da fare contro la capolista

Savona-Venezia 2-0 Campionato Nazionale Lega Pro2 Girone A - 17^ Giornata -
A Savona , partita giocata sabato 22 dicembre, gli arancioneroverdi rimediamo una sconfitta che, nonostante tutto, non li allontana dalla zona playoff che rimane a due punti. La sconfitta contro i bianco blu. avrebbe potuto essere nettamente più pesante di quanto non dica il 2-0 finale. Dopo appena 4' minuti la squadra ligure si porta in vantaggio . Dopo il gol subito a freddo il Venezia ha provato a reagire e nel momento di massima spinta un folle passaggio orizzontale di Battaglia viene intercettato da Virdis che si invola verso la porta lagunare, supera il portiere Bonato, e insacca (2-0). Dopo il raddoppio ligure la squadra arancioneroverde non ha più la forza e la lucidità per cercare di riaprire la partita. Resta da segnalare il rigore parato dal portiere veneziano Bonato al 41' della ripresa. 
Intanto radio mercato annuncia due rinforzi di grande spessore per il Venezia. Andrea Ferretti e Jacopo Fannucchi entrambi giocatori dell'Alessandria stanno per indossare la maglia arancioneroverde. L'ufficialità manca ancora in quanto le regole vogliono che la campagna invernale di trasferimenti abbia inizio il 2 gennaio, ma ormai non sembrano esserci più dubbi. 
Le gravi difficoltà economiche dei grigi piemontesi fanno si che la società sia costretta a vendere i suoi pezzi migliori. Il mister Zanin conosce molto bene Andrea Ferretti, attaccante, che ha fatto le fortune del Treviso allenato proprio dell'attuale mister arancioneroverde. 
Per Fannucchi è ancora vivo il ricordo del gol vittoria piemontese solo una ventina di giorni fa nello scontro diretto al Penzo.

Savona-Venezia 2-0
Arbitro: Riccardo Baldicchi di Città di Castello
Gol: 4' pt Carta (SA), 38' pt. Virdis (SA)
Spettatori: 600 circa

Le osterie


A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.

Alda Merini

Buongiorno #51


Molta gente vive edulcorando la memoria e la realtà. Molta gente vuole che le si dica la verità e poi non sa accettarla.
La verità va bevuta tutta d'un sorso, è come una tequila boom-boom. Magari dopo stramazzi al suolo ma poi ti riprendi una volta per tutte. C'è qualcosa di crudele a volte nella verità ma si sopravvive. Lo stillicidio, la vera condanna è invece morire alimentando con l'acqua dell'anima finti paradisi bugiardi e capire soltanto alla fine di aver sprecato la vita in una pozzanghera che credevi mare.
Massimo Bisotti 

26 dicembre 2012

La gente


Mi piace la gente che non guarda se l’erba del vicino è più verde, bensì cura con amore il proprio giardino.
Mi piace la gente che ogni giorno ringrazia il mondo d’avere il pane sulla tavola pensando non sia poi così scontato…
Mi piace la gente che prega per i propri affetti, ma anche per i propri nemici, affinché trovino la strada della luce.
Mi piace la gente che sa scrollarti di dosso la fatica con un sorriso…
E infine, mi piace la gente che non ha bisogno di troppe parole perché con un gesto, mi sa riempire un silenzio.
Anna Biason

Spezia, il parroco: violenza colpa delle donne. Telefono Rosa: “Grave offesa”


Il femminicidio? Colpa delle donne. L’editoriale pubblicato dal sito Pontifex.it invita le vittime di violenze e stupri a farsi un esame di coscienza: “Forse ce lo siamo cercate anche noi?”, dovrebbero chiedersi, visto che girano “per la strada in vestiti provocanti e succinti” e consumano tradimenti “sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema”. Nulla di nuovo per il sito, noto per le sue provocazioni integraliste. Peccato che l’editoriale, che prende le mosse dalla lettera apostolica “Mulieres dignitatem”, sia stato affisso sulla bacheca di una chiesa. E’ successo a Lerici, in provincia di La Spezia, su iniziativa del parroco locale, Don Piero Corsi.
La reazioni indignate non si sono fatte attendere. Perentoria la richiesta dalla della presidentessa di Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli: ”Chiediamo alle massime autorità civili e religiose che si attivino perché venga immediatamente rimosso il manifesto affisso dal parroco e che riteniamo una gravissima offesa alla dignità delle donne. Non è solo un problema di forma o di dignità lesa. Noi di Telefono Rosa riteniamo che questo messaggio sia una vera e propria istigazione a un comportamento violento nei confronti delle donne perché si offre una inaudita motivazione ad atti criminali contro di esse”.
Moscatelli si appella alle massime autorità politiche e religiose: “Chiediamo che sia lo stesso presidente del Consiglio Mario Monti, che nel suo ultimo discorso ha parlato della necessità di una nuova rappresentazione delle donne, intervenga attraverso i ministri competenti. Ma la richiesta è diretta anche a Papa Benedetto XVI e al vescovo della Spezia. In Italia, che è il Paese con il maggior numero di femminicidi d’Europa e ha un altissimo numero di violenze consumate all’interno delle mura domestiche, un episodio come questo non è più tollerabile”.
Il parroco della chiesa di San Terenzo, una frazione di Lerici affacciata sul golfo di La Spezia, non è nuovo a episodi di questo genere: già in passato aveva manifestato la propria passione per i tazebao, affiggendo sulla bacheca della chiesa volantini satirici contro l’Islam e contro gli immigrati.
Il fatto quotidiano – di redazione – 26 dicembre 2012

25 dicembre 2012

Buonanotte #51


foto: errebi

Chissà cosa mormora il vento 
stasera col suo lamento 
dietro la porta laggiù. 
Di già il caminetto s'é spento 
io chiudo gli occhi e rammento 
gli amori di gioventù. 
Di voi che resta antichi amori 
giorni di festa teneri ardori 
solo una mesta 
foto ingiallita fra le mie dita. 
Di voi che resta sguardi innocenti 
lacrime e risa e giuramenti 
solo sepolto in un cassetto qualche biglietto. 
Sere d'aprile sogni incantati 
capelli al vento baci rubati 
che resta dunque di tutto ciò ditemi un pò. 
Rivedo un viso mormoro un nome 
ma non ricordo quando né come 
penso a un villaggio dove non so se tornerò. 
Mai più mano con mano nel buio 
stupiti d'essere due felici senza perché. 
Mai più fiori nascosti nel libro 
il cui profumo ci inebria ma presto evapora ahimé. 
Di voi che resta antichi amori 
grandi segreti complici cuori 
solo nel petto male guarita una ferita. 
Di voi che resta parole audaci carezze caste timide braci 
solo una cenere che più non fuma ma si consuma. 
Chiari di luna dolci sentieri e tu perduta anima di ieri 
perché sparisti chi ti rubò dimmelo un pò. 
Solo un motivo risento ancora d'un fuggitivo disco d'allora 
e a un luogo penso dove non so se tornerò. 

Franco Battiato

Natale, la favola di Guareschi


“C’era una volta un prigioniero. No: c’era una volta un bambino. Meglio ancora: c’era una volta una Poesia. Anzi, facciamo così: C’era una volta un bambino che aveva il papà prigioniero. E la Poesia? – direte voi – cosa c’entra? 
La Poesia c’entra perché il bambino l’aveva imparata a memoria per recitarla al suo papà, la sera di Natale. Ma, come abbiamo spiegato, il papà del bambino era prigioniero in un paese lontano lontano. Un paese curioso, dove l’estate durava soltanto un giorno e, spesso, anche quel giorno pioveva o nevicava. Un paese straordinario, dove tutto si tirava fuori dal carbone: lo zucchero, il burro, la benzina, la gomma. Un paese senza l’uguale, dove tutto quello che è necessario all’esistenza era calcolato con così mirabile esattezza in milligrammi, calorie, erg e ampère, che bastava sbagliare un’addizione – durante il pasto – per rimanerci morti stecchiti di fame”.
Alla sera della Vigilia il bambino continuava a fissare una sedia vuota: quando i papà non ci sono il Natale non è più né felice né spensierato. Allora Albertino, così si chiamava, recitò la sua poesia: “Din don dan la campanella questa notte suonerà e una grande, argentea stella su nel ciel s’accenderà”. Alla fine la finestra si spalancò e la Poesia, trasformata in un uccellino, volò via. “Dove vuoi che ti porti?” domandò il Vento.”Portami nel Paese dove è adesso il papà del mio bambino”, disse la Poesia. “Stai fresca!” rispose il Vento, “Perché prendano anche me e mi mandino al lavoro obbligatorio a far girare le pale dei loro mulini a vento! Niente da fare: scendi! “Ma la Poesia tanto pregò che il Vento acconsentì a portarla almeno alla frontiera. “Faceva tanto freddo che la povera poesiola aveva tutte le rime gelate e non riusciva neppure a spiccare il volo. ”Dove vai?” le chiese un vecchio il quale, con uno stoppino legato in cima a una pertica, cercava invano d’accendere qualche stellina nel cielo nero. “Al campo di concentramento”, rispose la Poesia senza fermarsi. “Ohimè”, sospirò il vecchio, “internano anche la Poesia, adesso?”. Alla fine il coraggio e l’amore di Albertino gli faranno riabbracciare il suo adorato papà.
Giovannino Guareschi scrisse “La favola di Natale” a Sandbostel, nel campo dove era internato. Arturo Coppola, compagno di prigionia dello scrittore, musicò la fiaba e diresse l’orchestra e il coro degli internati per una rappresentazione che si svolse in una baracca del campo la sera di Natale del 1944: “Per l’umidità i violini si scollavano, perdevano il manico”, scrisse dopo la guerra Guareschi. “Le voci faticavano a uscire da quella fame vestita di stracci e di freddo”. Eppure la fiaba di Albertino restituì un sorriso ai prigionieri. E speriamo anche ai nostri lettori. Che sotto l’albero ci sia un po’ di speranza: Buon Natale.
Il Fatto Quotidiano – Silvia Truzzi – 24 dicembre 2012

Favola di Natale


Pino…Paolino
Pino era un piccolo abete molto carino. Il nonno lo aveva scelto con cura nel vivaio dove lo aveva acquistato, lo aveva osservato attentamente, aveva quasi misurato la perfezione dei suoi rami e poi lo aveva indicato al vivaista. Pino era stato divelto e ripiantato in un grande vaso, aveva avuto un pò di paura e aveva sentito freddo alle radici....poi era stato portato lontano e infine deposto ai piedi di un abete altissimo, molto molto più grande di lui. C'era una grande casa lì difronte e dalle finestre si intravedevano gli abitanti. C'era il nonno che lo aveva portato fin lì, c'era un uomo più giovane, una giovane donna con in braccio un bambino e una donna più anziana...forse la nonna. Pino era molto triste: al vivaio aveva molti amici e qui si sentiva solo e anche un pò prigioniero in quel grande vaso....era così triste che si mise a piangere. "Perchè piangi?" la voce veniva dall'alto. Era stato l'abete grande a parlare. "Non aver paura, non ti succederà niente, anch'io sono arrivato qui, molti anni fa in un vaso come il tuo" Pino voleva rispondere ma due mani robuste stavano sollevando il vaso. "Cosa mi succederà?" pensava tremante l'alberello mentre veniva trasportato in casa. Si, proprio dentro casa e nell'angolo più bello del salotto. C'era caldo lì dentro e tanta luce e...tante scatole sul pavimento. Pino aveva paura ma era anche curioso: cosa avrebbero fatto ora quelle persone? Nelle scatole c'erano palline luccicanti e tanti fili dorati e stelle e angioletti. Tante mani deposero sui suoi rami quei tesori e il bimbo batteva le manine. Che meraviglia! Si sentiva così bello e importante....aveva solo un pò di sete. Quando spensero le luci Pino si addormentò e quando le prime luci dell'alba entrarono dalla finestra e si specchiarono sui fili dorati, si  svegliò e...... Ai suoi piedi c'erano tantissimi pacchetti colorati, con nastri sgargianti, chissà chi li aveva messi lì? Quella sera ci fu una gran festa con tutta la famiglia riunita intorno alla tavola. Mangiarono prelibatezze cantarono, pregarono e infine aprirono i pacchetti.....che gioia! C'erano regali per tutti e tutti ridevano felici. Pino era contento: quelle persone erano davvero simpatiche....però aveva una gran sete. Trascorse così qualche giorno, poi una mattina.... Il nonno staccò tutti i tesori dai rami di Pino e li ripose nelle scatole. Cosa stava accadendo? Aveva forse fatto qualcosa di male? Poi il nonno sollevò il vaso e Pino sentì che tanti aghi stavano cadendo dai suoi rami e quella sete! Forse era giunta la fine. Fuori vicino all'abete grande c'era una grande buca. Pino venne tolto dal vaso e messo nella buca....che brividi! Però nella buca c'era terra bagnata: che bello ! poteva finalmente bere! Venne interrato per bene e bagnato a dovere...poi il nonno disse :"" Ecco ,Paolino starà qui, vicino a Francesco e crescerà forte come lui." Quando tutti entrarono in casa Pino si rivolse all'abete grande e chiese: "Chi è Paolino?" "L'abete grande sorrise e i suoi rami frusciarono "Paolino sei tu: sei stato piantato in onore del bimbo che si chiama così....e io mi chiamo Francesco, come il papà di Paolino. Anch'io sono sono stato piantato quando Francesco era piccino e dopo un bellissimo Natale....allora il nonno non aveva i capelli bianchi..." Pino.......cioè Paolino tirò un sospiro, bevve ancora un pò, sorrise e si addormentò.
http://ilcassettodellanonna.blogspot.it/

24 dicembre 2012

Buon Natale


Era mattina. Me ne stavo nella postazione più avanzata sopra il ghiaccio del fiume e guardavo il sole che sorgeva dietro il bosco di roveri sopra le postazioni dei russi.
Guardavo il fiume ghiacciato da su dove compariva dopo una curva fin giù dove scompariva in un' altra curva guardavo la neve e le peste dì una lepre sulla neve: andavano dal nostro caposaldo a quello dei russi. 
« Se potessi prendere la lepre! » pensavo. Guardavo attorno quelle cose e dicevo:
« Buon Natale! » Era troppo freddo per star lì fermo e risalendo il camminamento rientrai nella tana della mia squadra.
Buon Natale!» dissi, « buon Natale! »
Mario Rigoni Stern

22 dicembre 2012

L’ultima seduta nel segno di La Russa


Mentre scrivo sta per finire l’ultimo giorno di una brutta legislatura. Quest’aula, che ha approvato il “pacchetto sicurezza”, il federalismo fiscale, il reato di clandestinità, il trattato con la Libia (dunque i respingimenti in mare) ha subìto le scosse di un cattivo governo che l’ha fatta correre all’impazzata verso traguardi desolati, come una diligenza del Far West condotta da qualcuno inebriato di se stesso.
Ma è il Parlamento che ha accettato tutto ciò che è stato messo nel piatto, per quanto ignobile, senza vere proteste, quasi senza opposizione. A fine corsa (una corsa che stava conducendo a sbattere e precipitare) lo stordimento si vede, sia di chi ha detto sempre sì, anche a prezzo della propria onorabilità (la fiducia su Ruby nipote di Mubarak), sia da chi ha detto dei no flebili e sporadici e senza trarre le conseguenze di comportamenti disonoranti. Adesso, a fine corsa, quella che sembrava la parte solida, la maggioranza vantata ogni momento da Berlusconi, uno spettacolo di devozione compatta, sia pure in cambio di posti, di case, di varie forme di premiazione anche pubblica, senza falsi pudori, si è divisa in tanti cortei che si allontanano precipitosamente in direzioni diverse, come le comparse di un film di catastrofe.
Per loro, per l’ex “grande maggioranza”, i momenti peggiori sono stati due: quando Berlusconi ha accettato subito, sorridente e in silenzio, di andarsene. E quando è tornato all’improvviso, gettando tutto il suo peso di irresponsabilità, di reati anche gravi e processi in corso, su un partito che stava persuadendosi di continuare a esistere. Vedo e ascolto La Russa, l’ex “colonnello” di Fini, che la sera del 20 dicembre ha tentato di coprire la fuga fingendo di creare una destra “indipendente”. Ma il suo nobile disegno di continuare al fianco del fedele alleato è stato subito frustrato da una pretesa che svela tante fughe improvvise: tutti i transfughi della Camera e del Senato della destra in stato di panico, pretendono di “scendere in campo” (per dirla con il loro ex capo) senza alcuna raccolta di firme di sostegno dei cittadini. L’ultimo giorno è quasi uguale al primo: arrogante e vuoto, in cerca di esenzioni e benefici che tutti gli altri non hanno.
La peggior legislatura della Repubblica, quella col più alto carico di leggi vergogna, si chiude, come si era aperta, nel nome di La Russa, identico, con e senza divisa, da “colonnello” e da transfuga.
Il Fatto Quotidiano, 22 Dicembre 2012

21 dicembre 2012

Renzo Bossi: tra le “spese pazze” anche due spazzolini con il suo nome


Vuoi mettere lavarsi i denti con uno spazzolino personalizzato col proprio nome? Tra le “spese pazze” di Renzo Bossi, tra un mojito e un campari, spuntano anche “due spazzolini con nome“: il figlio del “Senatur” non si faceva mancare proprio niente. Nemmeno un localizzatore di autovelox: non sia mai, che dopo una serata in discoteca (tra gli scontrini ci sono anche consumazioni all’Hollywood), “il Trota” si facesse sorprendere dai rilevatori di velocità.
Coi soldi pubblici del gruppo consiliare regionale della Lega Nord Bossi avrebbe comprato anche “8 pacchetti di sigarette“, “salviette rinfrescanti” e “birra“. Dagli atti della procura di Milano che  sta indagando sui presunti rimborsi illeciti al Pirellone spunta anche un frigorifero da 159 euro. L’elenco delle uscite di Renzo Bossi è contenuto nell’invito a comparire notificato oggi con la convocazione in procura prevista per il 10 gennaio. Una vera e propria lista della spesa: il figlio del leader della Lega avrebbe speso qualcosa come 22mila euro in “spremuta d’arancia e brioches farcite”, “chewing gum, caramelle, acqua e caffè, salatini, red bull, sigarette, birra e toast”.
Non mancano le cene, tra cui una da 120 euro per “5 menù”. Poi 22,90 euro spesi in pasticceria il 13 dicembre 2011 e 210 euro per “4 focacce, 24 aperol, 5 sanbitter, 2 acque” il 3 ottobre 2011 al locale “Cantina 61″. Niente a confronto dei 1.740 euro spesi all’Apple Store il 20 settembre 2011.
Il Fatto Quotidiano – di Redazione – 21 dicembre 2012

Solstizio d'Inverno


Yule
Nella tradizione germanica precristiana, Yule era la festa del solstizio d'inverno.
Nel neopaganesimo, soprattutto germanico odierno rappresenta uno degli otto giorni solari, o sabbat; viene celebrata intorno al 21 dicembrenell'emisfero settentrionale e intorno al 21 giugno in quello meridionale.
Yule è anche un termine arcaico per il Natale (con questo significato viene riportato, per esempio, nei dizionari della lingua inglese; il termine appare ancora in alcuni canti natalizi ed è tuttora usato in alcuni dialetti scozzesi).
Relazioni con il Natale modernoQuando i missionari iniziarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali (fu lo stesso Gregorio Magno, tra gli altri, a suggerire apertamente questo approccio alle gerarchie ecclesiastiche).
La festa di Yule venne quindi trasformata nel Natale, mantenendo però alcune delle sue tradizioni originarie. Fra i simboli moderni del Natale che parrebbero derivare da Yule compare, fra l'altro, l'uso decorativo del vischio e dell'agrifoglio.

Yule nel neopaganesimo
Attualmente, con Beltane e Samhain, Yule è una delle principali festività neopagane.
Chiamato anche Saturnalia, o Festa delle Luci.
E' uno dei sabba minori, il passaggio celeste in cui la notte e' piu' lunga del giorno, e segna l'inizio dell'inverno astronomico.
Yule cade in concomitanza con il Natale Cristiano, nella stessa data i romani celebravano il "Sol Invictus".
Per questo motivo e' avvenuta la mescolanza tra feste e simboli pagani con quelli cristiani.
L'abete decorato, l'agrifoglio, le ghirlande...
In particolare l'abete e' l'albero che rappresenta la Dea nella stagione invernale, mentre la ghirlanda rappresenta la ruota dell'anno.
Fonte: wikipedia

Parlamento caos, Pdl scatenato: vuole la “salva La Russa” e blocca le liste pulite


Mentre la legge di stabilità ha incassato il voto di fiducia al Senato e si avvia all’approvazione finale domani pomeriggio, i problemi nascendo per la legge sull’incandidabilità e sul decreto per la raccolta firme dove il Pdl e il resto del centrodestra stanno cercando di favorire la nuova lista diIgnazio La Russa, “Centrodestra nazionale”.
Il decreto attuativo, infatti, avrebbe dovuto ricevere il timbro finale dal consiglio dei ministri, ma al governo è mancato il parere della Commissione Bilancio. ”Stiamo aspettando il parere della commissione bilancio del Senato – ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri – Appena lo abbiamo portiamo il provvedimento”. Il presidente della commissione Antonio Azzollini, sindaco di Molfetta, ha giustificato la circostanza con il fatto che ci sono dubbi sulla copertura. Tuttavia, per una questione che tocca in modo marginale i bilanci dello Stato, la vicenda sembra strumentale.
Gettano acqua sul fuoco quelli del Pdl: “Non so niente. Posso solo ricordare che ci stavamo occupando della sessione di Bilancio – dice Gilberto Pichetto Fratin - La commissione si riunirà nel pomeriggio, alle 14,30, per i pareri”. Tuttavia ciò che emerge è che sarebbe in corso una trattativa della quale si rende protagonista proprio il Popolo delle Libertà per rendere più blande le norme previste. In particolare a ora il testo prevede un’interdizione dai ruoli elettivi per 5 anni per tutti coloro che sono stati condannati a una pena di almeno 2 anni. I pidiellini vorrebbero abbassare quei 5 anni. 
In ogni caso la legge resta a rischio perché, con la legislatura che sta precipitando verso la fine e con l’ultimo consiglio dei ministri già andato, il percorso del provvedimento rischia di avviarsi su un percorso più tortuoso.
Decreto sulle firme per le liste elettorali: manca l’intesa
Ma quello sulle cosiddette “liste pulite” non è stato l’unico provvedimento ad avere problemi. Manca infatti l’intesa anche sul decreto sulla raccolta delle firme approdato in Aula senza l’accordo tra i gruppi parlamentari. Il comitato dei nove della commissione Affari costituzionali della Camera si è riaggiornato nel pomeriggio. Sul provvedimento si sta cercando ancora un accordo con la mediazione del governo. Diverse le ipotesi in campo, tra cui quella di ridurre a un terzo la quantità di firme necessarie ai partiti per correre alle elezioni. Il presidente Gianfranco Fini ha concesso il rinvio, ma ha annunciato che “è indisponibile ad accettare ulteriori differimenti”.
Ma il problema è soprattutto un altro. Il “comitato dei nove” ha dato parere favorevole a una proposta che viene da più parti letta come un “salva Centrodestra nazionale” dalla raccolta delle firme. Centrodestra nazionale è la nuova lista guidata da La Russa ed altri fuoriusciti del Pdl. La norma prevede che non debba raccogliere le firme chi ha un gruppo in una delle due Camere al 20 dicembre. La norma va ora esaminata in Aula. Il coordinatore del Pdl sta, infatti, formando il suo gruppo in queste ore. La proposta, a prima firma di Ignazio Abrignani, prevede che l’esonero dalla raccolta delle firme si applica anche a “partiti e movimenti che alla data del 20 dicembre siano costituiti in gruppo parlamentare” in un ramo del Parlamento. La proposta è passata con l’ok, tra gli altri, di Pdl, Fli, Popolo e Territorio e Udc. Con questa norma anche i centristi e Fli non raccoglierebbero le firme. 
Da qui la furia del Pd: “O il decreto sulle firme per le elezioni resta com’è stato varato dal governo o per il Pd può anche decadere” spiega Michele Ventura del Pd che ha espresso questa posizione alla conferenza dei capigruppo. “Il decreto deve restare quello che è, senza modifiche - puntualizza - Diversamente non ne garantiamo la conversione”.
Replica La Russa: “Questo decreto così com’è non può nascere: è una ingiustizia, una truffa, una mancanza di parola e un indebito regalo a qualcuno a danno di altri come Grillo e La Destra. Un regalo solo agli alleati del Pd. Per quanto mi riguarda cercherò di non farlo passare: né qui ne al Senato. L’ex An dice di voler tranquillizzare il relatore Gianclaudio Bressa (Pd): “Se pensava che questo decreto fosse un regalo, effettivamente lo è. Effettivamente il decreto regala a tutti la possibilità del dimezzamento delle firme. E lo fa a chi ha un gruppo alla Camera e non al Senato. Non a chi si è fidato in buona fede della parola del governo (mai fidarsi dei tecnici) che non sarebbe mai stato cambiato quel testo e quindi era inutile costituire il gruppo due giorni fa”. “Il decreto – racconta La Russa – è stato modificato nel testo inizialmente deciso, io quel testo ce l’ho. Su quel testo io ho fatto affidamento. Poi chi aveva bisogno di regali ha fatto cambiare quel testo, per cui chi si era fidato e non ha fatto il gruppo per tempo è rimasto fregato. Il problema per me non c’è: se c’è il tempo raccogliere le firme è anche un esercizio di militanza e propaganda. Noi lo faremo anche se non fosse obbligatorio”.
Tuttavia la nuove versione del decreto non avrà i voti della Lega, spiegano i componenti del Carroccio in commissione: “La Lega Nord ribadisce che voterà contro qualsiasi emendamento che aumenti i costi della politica o che consenta escamotage elettorali che permettano a movimenti o partiti appena costituiti di partecipare alle elezioni senza le dovute firme”.
Legge di stabilità: voto conclusivo domani alle 18
Infine la legge di stabilità. Il voto conclusivo è in programma domani alle 18 dopodiché si può dire che la missione del governo è conclusa e il presidente del Consiglio Mario Monti potrebbe già salire in serata al Quirinale. In base a quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo la discussione generale congiunta sui disegni di legge di stabilità e di bilancio dello Stato avrà inizio domani alle 10,30. Alle 12 il governo porrà la fiducia e avranno subito inizio le dichiarazioni di voto, trasmesse in diretta tv. La chiama avrà inizio alle 13,30. Dalle 15 si esamineranno gli ordini del giorno, alle 18:30 ci saranno le dichiarazioni di voto finali seguite dal voto finale, previsto per le 18.
Oggi il Senato ha votato la fiducia al governo e anche il Pdl ha detto sì. I sì sono stati 199, 55 I voti contrari e 10 astenuti. La legge, dopo la consegna del maxi-emendamento da parte del governo, si presenta come un unico articolo con 554 commi. Un testo definito “illeggibile” dal presidente della Repubblica Napolitano. Ai 343 commi della numerazione principale, se ne sono aggiunti altri 211 indicati come bis, ter, quater, ecc…
Il Fatto Quotidiano – di Redazione – 20-12-2012 -