L'anno che verrà


Di Carlo Cipiciani 31/12/2012
Fra poche ore, finisce un altro anno, ed un altro anno arriverà. E’ il momento dei bilanci, dei propositi, e della festa. Siamo tutti pronti per augurarci un 2013 carico di promesse, di armonia, pace e felicità. Non ne sono capace; io so solo lasciare poche parole nel vento: piccole, inutili, a volte pure scioccherelle.
Certo, questo è un giorno un po’speciale, dove sembra davvero di volare, tutti allegri, in fila come polli d’allevamento, “con la dannata voglia di fare un tuffo giù”, di non pensare e di stare bene, in questo mondo che va veloce come il vento, verso un ignoto domani che al tempo stesso inquieta e incuriosisce.
Ma questo cielo blu notte che trasuda allegria riflette anche le centomila punture di spillo che ognuno si porta con sé: amarezze e disillusioni, per un torto subito, un amore perduto, un senso che non c’è. Anche per questo, entrando nell’anno che verrà, facciamo finta di essere sani e brindiamo, spaventati da questa nottata che non riesce a passare.
Ed un brivido freddo come una puntura di spillo ci ricorda che l’anno che sta arrivando tra un anno passerà. L’importante sarà attraversarlo come se “ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno”.
Ecco, guardare il mondo con il giusto ottimismo della volontà ed un “sano” pessimismo della ragione. Facendo sempre i conti con noi stessi, le nostre azioni e le nostre idee. Uscire dal guscio e ad esprimere quel qualcosa di speciale che ognuno ha dentro. VIVERE, insomma. Senza guardare la propria vita passare solo da spettatori, brutta o bella che sia.
E’ questo l’unico augurio da fare. L’ultima parola nel vento che mi sento di dire.
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