La quintessenza della incapacità


Oramai è una storia senza fine. Una storia lunga millesettencentotrentatre giorni e, che andrà avanti, chissà ancora per quanto. Voglio esimervi dal percorso iniziale e darvi la possibilità di comprendere cosa sono i servizi sociali in Italia. Italia, nordest, regione Veneto, Ulss 13 (Mirano-Dolo). Mio figlio Federico termina i tre mesi di riabilitazione specifica per non vedenti alla fine del mese di Giugno di quest’anno. Riabilitazione benevolmente concessa dai responsabili dei nostri servizi sociali, direttore di distretto e responsabile area disabilità adulta che, pensate, quest’ultimo è un neuropsichiatra per l’età infantile, al costo mensile di €uro 5.100 di cui a carico della famiglia  €uro 3.200. Nonostante le difficoltà e i problemi di nostro figlio completa il percorso, potendo poi continuare, da informazioni del personale educatore dell’istituto che lo ospitava,  con la necessità di affiancargli un educatore personale per il proseguimento del percorso. Mia moglie ed io ci eravamo così messi all’opera per reperire la liquidità necessaria. Ah, dimenticavo, il percorso trimestrale che aveva fatto nostro figlio era stato possibile solo per l’aiuto di nostri amici che avevano compartecipato all’esborso dei 3.200 euro mensili necessari a compensare la quota mancante al costo retta. L’unica cosa che eravamo riusciti ad ottenere era stata la clausola di riportare per iscritto nella relazione decisionale dei servizi sociali che nostro figlio riusciva ad andare solo ed esclusivamente per questo aiuto che ci veniva regalato. Quel giorno c’è stato un attimo di chi va là da parte degli “esperti” preposti che avevano fatto un po’ di resistenza alla mia richiesta ma poi, una alzata di spallucce, ed è finita li.  
Ma ritorniamo a quel fine Giugno. Veniamo invitati dai dirigenti dell’istituto che ospitava mio figlio all’incontro di fine anno e considerato che la permanenza dello stesso era ormai scontata, mia moglie ed io, decidemmo che sarebbe andata solo lei.
Pensavamo ad un incontro rivolto soprattutto a illustrarci i corretti comportamenti che dovevamo tenere con nostro figlio nel periodo delle vacanze, ed invece, niente di tutto ciò.
Senza esserne preventivamente avvisati mia moglie si è trovata alla presenza degli operatori dell’Istituto ,del direttore del nostro distretto e dal direttore dei servizi sociali. Risultato per farla breve: avendo tutte le identiche possibilità, a detta dei due, che c’erano nell’istituto, Federico non avrebbe proseguito il percorso e sarebbe ritornato a casa dove avrebbe avuto l’uguale trattamento anzi, forse migliore.
Era fine Giugno: ora siamo ormai agli inizi di Ottobre e per nostro figlio nulla. Beh dai non diciamo nulla perché è probabile che i grandi “esperti” si addombrino, un centro occupazionale certo, dove dalle 9 di mattina alle 12 si confezionano scatolette dove all’interno si inserisce una siringa e poi si chiudono. Federico ne fa una trentina in dieci minuti e poi si rifiuta di continuare. Voi, giustamente mi direte: “E gli altri?” Gli altri, senza voler offendere nessuno, ne fanno trenta in una giornata.
Ma non bisogna accettare passivamente si deve cercare di trovare la giusta soluzione anche a costo di scontrarsi con tal bei tomi, direte voi.
Ed è quello che abbiamo fatto. Risposte ZERO. Lettere, email, telefonate, persino alla direzione sanitaria ma, risultati neanche l’ombra.
Alla fine, dalla settimana dell’otto ottobre, Federico, per nostra decisione, resterà a casa. E qui si fa dura. Trovare la giusta o le giuste persone che lo seguiranno, retribuirle, coincidere tempi e metodi con gli orari di lavoro di mia moglie, insomma, trovare una quotidianità che gli “esperti incapaci” non ti sanno offrire.
“Finisce qui allora?” Mi chiederete. NO perché non sanno ancora cosa gli aspetta. Perdonarli perché “non sanno quel che fanno?”…ve ne racconterò ancora delle belle.
Dimenticavo se ne avete voglia e tempo pubblicatelo nel vostro blog, nel vostro spazio internet, dove volete, fatelo girare, chissà qualcosa accadrà.    

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