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Si cambia casa (La famiglia)


Sono passati ormai tre anni che sono spariti (per fortuna) dalla nostra vita. L’ingegnere, Clara e la loro figlia modello prossima laureanda. L’ultima volta l’ingegnere ci ha lasciato il suo segno indelebile nel cancelletto d’ingresso di casa nostra. Da quella fuori uscita non si chiede più bene. Giulio non c’è più con la testa. Ha una paura matta della moglie Silvia ; ogni qualvolta che Elena va a trovare i genitori, Giulio la prende da parte dicendogli : “ Mi vuole far fuori non aspetta altro”. E’ invecchiata anche la sig.ra Silvia ancora quattro anni e saranno novanta. Lei comunque porta glia anni meglio del marito che ormai ne ha novanta.
La casa dove abitano è sempre quella, piccola, buia anche d’estate, in periferia ma a un tiro di schioppo dal centro città. Le visite delle figlie non sono più,come tanto tempo fa, un pretesto per stare tutti in compagnia ma, con i loro turni, c’è chi entra e c’è chi esce, come andare al lavoro in fabbrica manca solo che il sig. Giulio installi l’orologio e si timbri l’ingresso e l’uscita.
Francesco, figlio di Elena e Claudio, nonostante i suoi enormi problemi, ha cominciato una nuova vita che non è più come quella di prima ma comunque, vita. Tutto è comunque rimasto immutato con i loro scheletri nell’armadio. Li tengono ben nascosti e comunque uno scheletro è sempre uno scheletro ed è bene che resti segreto.
Guai si ripresentassero. La famiglia non sarebbe in grado di distruggerli in modo tale che il passato non distrugga il presente.. e il presente non ne condizioni il futuro.
E’ arrivata la notizia: Clara e l’ingegnere cambiano casa. L’incombenza della ricerca è stata tutta sulle spalle di Clara. Non ha lasciato da parte nemmeno la più piccola e insignificante agenzia immobiliare. Le ha battute al tappeto tutte, rimanendo da tutte sempre un po’ delusa.
Me la immagino proprio. Preparata di tutto punto senza una virgola fuoriposto entrare in una di questa agenzie e : “Buongiorno sono la moglie dell’ing. Tal dei tali cerchiamo una casa, possibilmente in centro ma non troppo, ampia, spaziosa, signorile e naturalmente di gran classe”. Vi lascio i riferimenti”, sempre quelli dell’ing., nel caso sapete così dove trovarmi.
E via verso un’altra agenzia sempre con il fare da sostenuta da lei non sa chi sono io.
Una casa ampia, spaziosa, ma, sono in tre l’ing., lei e la di loro figlia chissà mai di quanto spazio potranno aver bisogno. Certo lo studio dove l’ing. Possa chiudersi immerso nei suoi calcoli, l’ampio salone dove collocare la “vetrinetta”, la camere certo e probabilmente un locale guardaroba dove farci entrare la “collezione” di vestiti cercati e trovati da Clara negli outlet alla moda della zona, forse uno stanzino per l’adorato cagnolino Birillo, e certamente la camera della figlia con quella intimità necessaria nei momenti in cui sarà con il fidanzato.
Il salone dei ricevimenti. Ricevere gli amici certo, quelli di un certo rango, l’immagine, l’esteriorità, la sobrietà. L’importanza del ciò che appare che determina il valore di ciascuno: come merce da ipermercato.
Clara è sempre stata così, Clara non riesce a vedere oltre all’aspetto esteriore e di conseguenza, non riesce a riconoscere una persona buona da una cattiva.
Ogni sua scelta, che condiziona anche chi le vive accanto, è esteriorità e quindi…la scelta della nuova casa che deve essere un biglietto da visita, una carta d’identità, una immagine a sembianza della famiglia.
Ma quanta fatica. Ma quanto male ai piedi fasciati su quelle scarpe con i tacchi a spillo, e quanta cura nell’indossare quella gonna sopra il ginocchio che, alla prima occasione, mostri le gambe nude mentre si sieda e le accavalla, o faccia notare le forme del corpo non ancora da buttare nonostante gli anni avanzino.
Quanta fatica ma alla fine eureka. La casa si è trovata. Ed è sicuramente quella giusta, quella perfetta nel dimostrare chi è la famiglia.
Con l’approvazione senza mezzi termini dell’ing. I vezzeggiativi “la mia pucci – la mia coccola – il mio tesoro” anche questa volta, per l’ennesima volta, non ha sbagliato.
Ed ora non manca che il trasloco, ahime, quale prova. Ma non preoccupatevi ci sono io Clara, tutto sotto i miei occhi, tutto sotto controllo…povero personale che si occuperà della cosa non vorrei essere nei loro panni.
E alla fine l’ingresso trionfale e l’inaugurazione. Certo l’inaugurazione che sarà il punto finale, la kermesse conclusiva, con la partecipazione del fior fiore  degli amici di Clara e dell’ing. e chissà pretesto per la festa di laurea della figlia adorata.
Errebi

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