L’hanno allontanata la “dott.ssa” Corò. Che
peccato non avrò più il piacere di vedere nella sede di distretto della nostra Ulss
i suoi tailleur di alta moda, le sue scarpe a spillo, il suo trucco pesante per
nascondere le rughe incipienti. Il suo colore nerissimo dei capelli tinti, la
sua arroganza e mancanza di tatto. Mi sono sempre chiesto anzi, ci siamo sempre
chiesti, come mai i vertici della nostra sanità abbiano deciso di mettere a
dirigere una persona di così scarsa umanità, di così priva di buon senso, un distretto
dove certamente non si viene per ridere e neanche, soprattutto, per elemosinare, ma per trovare il giusto e giustificato supporto alle problematiche dei nostri
familiari portatori di handicap. Ho ancora davanti agli occhi le sue labbra
segnate di un rosso intenso quando, volutamente, senza che ce ne fosse il
bisogno, partecipava alle infinite e senza costrutto UVDM per mio figlio
Federico. Se non lo sapete UVDM è un equipe multi professionale deputata,
secondo le indicazioni regionali, alla valutazione e presa in carico di
soggetti con bisogni sociosanitari complessi. La stessa, dovrebbe, individuare
un progetto assistenziale personalizzato che tenga conto dei bisogni rilevati, delle
risorse residue della persona, GRADITO E CONDIVISO DALL'UTENTE E DALLA SUA FAMIGLIA. Questa ultima parte è meglio sottovalutarla, non ha alcun valore, meglio sarebbe dire DALLA DISPONIBILITA' ECONOMICA DELLA FAMIGLIA STESSA. Non mi pronuncio sulla professionalità delle persone che sono state
presenti di volta, in volta, alle UVDM di mio figlio ma, su quella della “dott.ssa”
Corò mi servirebbe il tempo necessario per fare un’analisi approfondita per poi
giungere alla sola possibile
conclusione: “Ma ci è o ci fa?”
Per sua natura non crede ai miracoli come mi
ha più volte personalmente detto, non ha nessuna competenza nella scienza della
medicina e ancor più in quella dei traumatizzati cranici, non credo abbia
neanche la capacità di saper ascoltare, oppure ascoltare per lei vuol dire
perdita di tempo.
Era riuscita a costruire un distretto a sua
immagine e somiglianza, una specie di onnipotente senza scrupoli. Ogni qual
volta mi recavo al distretto, ne uscivo poi sempre più convinto, erano tutti
corottizzati.
Qualsiasi gesto, qualsiasi reazione,
qualsiasi risposta era controllata e senza alcun valore come da organizzazione
corottizata. Non dire, non fare, non risolvere, lasciare che l’utente si perda
per sfinimento.
Vorrei tanto sapere dove si trova adesso.
Vorrei tanto rivederla ancora per l’ultima volta. Tutta racchiusa in quei
tailleur aderenti con quel taglio dei capelli alla maschietto. Vorrei tanto
dirle faccia a faccia :” Spero vivamente, prima o poi, che un trauma cranico la
colpisca e che le rispondano come lei ha risposto a me per mio figlio. “C’è
questo e basta e poi io non credo ai miracoli”
Guardi “dott.ssa” Corò neanche io non credo
ai miracoli ma, alla vita certamente si. Mio figlio ci sta ritornando
lentamente soprattutto per la forza di volontà di sua mamma e nell’ultimo
periodo anche sua. Soprattutto per tutti i centri riabilitativi in cui è
passato. Soprattutto per tutta la gente amica che gli è stata vicina.
Soprattutto per l’instancabile ricerca di noi genitori alla soluzione ideale
per lui. Soprattutto a tutti i medici che ci hanno voluto credere e ancora ci
credono. Soprattutto perché a un ragazzo allora di 23 anni era proprio una
crudeltà negargli una piccola speranza. Soprattutto per l’aiuto di quelle
associazioni che operano nel sociale e da voi, burocrati della sanità, non
considerate e portate come un grosso fardello di inutilità. Soprattutto perché ci
hanno creduto anche a Trieste, l’istituto dove si trova ora mio figlio. Ci
hanno creduto perché hanno visto in lui le risorse che lei, come tante altre
persone come lei, non hanno voluto vedere. Ci hanno creduto e continueranno il
percorso finchè sarà necessario per Federico.
Non se la prenda su dai, d’altronde le
persone che la circondano sono come lei, non ha nulla da rimproverarsi. Chi sta
con lo zoppo, zoppica.
Continui, non molli, resti sempre lei…l’inutilità
in persona.

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