25 febbraio 2012

Signor G.quanto ci manchi...

Il completo nero, la cravatta, l’andatura elegante. Il sorriso, le smorfie. Era il 1972 e, Giorgio Gaber, si presentava così al pubblico della Rai. Era l’inizio del signor G , il teatro canzone…
“Mio papà è così ricco che cambia ogni anno macchina, villa e motoscafo”…
”Mio papà è così povero che non cambia nemmeno idea”…

Mi creda io sono un padre moderno,
conosco i ragazzi e i loro problemi
Signora Marchesa, latte o limone?
Son quasi le cinque, ? l'ora del tè?

E’ un buon elemento farà molta strada
e poi ci sa fare, ha il senso del dovere
Dovevi giocare il sette di fiori,
poi andare dal morto e fare l'impasse

Miei cari signori, dal nostro bilancio
risulta opportuno ridurre le spese
è molto importante: si serve col ghiaccio,
due parti di vodka e una di gin

E’ un'ottima barca, mi sembra un affare,
accetti un consiglio: ci pensi avvocato
Pensavo a mio figlio, ho fatto di tutto
ma lui se n'è andato, ma lui se n'è andato

Rivoluzione, rivoluzione
la voglia di andare la voglia di reagire
con quanto coraggio, con quanta paura,
con quanto coraggio, con quanta paura
Rivoluzione, rivoluzione
la voglia di fare e di ricominciare
con tutta la rabbia, con tutto l'amore,
con tutta la rabbia, con tutto l'amore

Basta, basta 
basta con i discorsi di evoluzione e di libertà?
Basta, basta
basta con i miti assurdi di produzione e di civiltà?  
Giorgio Gaber 

1 commenti:

  1. ricordi lontani, si, molto lontani...lo ricordo ancora mentre recita/canta... formidabile

    RispondiElimina