23 febbraio 2012

Avanti Po...la vera anima del leghisti

Al Nido d’Aquila il motto della casa, scritto su una lavagnetta, è «No al progresso gastronomico. Sì alla tradizione in tavola». Al ristorante dell’albergo che ha ospitato gli eritrei, le specialità sono funghi, tartufi e cacciagione. Ma la gente di qui ha preferito a lungo, piuttosto, una pizza.
«Mi hanno fatto una guerra personale. Hanno boicottato il locale», dice Enzo Vergni (che col fratello Stefano lo gestisce), e si capisce che se ne è fatto bile.
«Sai per quanto tempo non entrava nemmeno una persona, anche dopo che gli immigrati se ne erano andati. E la vergogna più grande è che non s’è mai fatto vedere neanche il prete. Neppure una volta in sei mesi. Mi hanno fatto terra bruciata attorno. Mi accusavano di essermi venduto. Dicevano che per un po’ di soldi avevo causato l’invasione del paese. Una volta, qui, facevano tutti i rossi, i compagni. Ma era semplice non essere razzisti quando non c’era nemmeno uno straniero. La verità è che è più facile odiare che vergognarsi. Ora votano la Lega. Va bene. È tutto spiegato. L’anima della Lega la capisci a Badia Tedalda. Il confine non è il Po o il Tevere, la Romagna o la Toscana. Il confine è negli occhi. In come guardi gli altri; chi è diverso da te».
Paolo Stefanini

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