
"Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri.
Hanno poco ma sono in tanti"
Ettore Petrolini
Fabrizia (ex impiegata)
Fabrizia è una classe 1952 rimasta incastrata nel limbo della manovra Monti: doveva andare tranquillamente in pensione tra sei mesi, a 61 anni, e invece adesso non sa più quando riuscirà a percepire il suo mensile. "E' iniziato tutto due anni fa. L'azienda per cui lavoravo mi ha chiamato a fare un colloquio. Tutti gentili, tutti carini: sa, signora, c'è la crisi, perchè non valutare l'ipotesi di una uscita anticipata, le garantiremmo continuità di retribuzione fino a quando le arriva la pensione. E io ho accettato, anche per evitare che tagliassero posti a gente messa peggio di me. Invece,adesso, nei guai ci sono finita io". Fabrizia si è dimessa ad Aprile e avrà un forfait che la copre fino a luglio quando doveva scattare il pensionamento. Secondo i nuovi parametri dovrà invece aspettare almeno fino al 2015. " E nel frattempo? Con cosa vivo io? La ministra Fornero piange, poverina. Perchè non viene qua così le spieghiamo com'e restare senza un soldo in tasca?
Armando (ex infermiere)
Perdere 20 o 30 euro al mese dei mille che prende di pensione dopo aver fatto per trent'anni l'infermiere, la rinuncia che gli costa di più sono le figurine che compra a suo nipote ogni domenica. "Andiamo sempre a fare un giro insieme, io e lui. Parliamo, mi racconta della scuola e delle amichette. Non posso fargli tanti regali ma almeno le figurine si, gliele ho comprate senza problemi. Quattro bustine. Sei euro. Per quattro domeniche al mese fanno 24 euro, che non è tanto poco ma non poco quando già tutto il resto è contato".
Il mutuo per la casa è stato pagato fino all'ultima lira, però ci sono le bollette di luce e gas che picchiano sempre di più. Oltre alle tasse, il dentista, la caldaia da cambiare, una settimana di vacanza d'estate per non sentirsi proprio in galera. "I soldi non bastano mai. Mia moglie ha il diabete, dobbiamo comprare il cibo con attenzione: risparmiare su quello sarebbe pericoloso. La macchina l'ho buttata via, che aveva vent'anni e per la revisione mi hanno chiesto più di tremila euro. Figuriamoci. Non la compro più, ormai, tra bollo e benzina è una cosa impossibile da gestire. Però adesso cosa gli dico delle figurine quando me le chiede?"
Salvatore (ex manovale)
Manovale a Milano. In nero per i primi anni. Poi in regola. "Lavoravamo bene, ma a un certo punto non ci pagava più nessuno. Così ci hanno licenziato, e per me è finita. Chi mi assume, adesso a 59 anni?"
Adesso secondo questi qua che governano, dovrei aspettare altri sette anni prima di avere quel poco che mi spetta. Mille, millecento, forse meno. Manco al patronato lo sanno capire più. Ma di sicuro fra sette anni. Quando ne avrò 66, se ci arrivo. Per me vuol dire la morte. Io sono già morto. Quando la legge è cambiata, il 2013 mi sembrava lontano. Però raggiungibile. Mi dicevo: l'ultima fatica. Poi la mazzata. Perchè adesso dicono che sono troppo giovane per andare in pensione. Mica sono un ragazzino. Credo che se uno sta in cantiere bisogna aiutarlo, bisogna lasciarlo andare a casa prima, piuttosto di uno che è sempre stato seduto in banca.
Fonte. Il Fatto Quotidiano
e intanto...
niente aumento delle aliquote più alte dell'Irpef, fino al 46 per cento;
ora che si conoscono i numeri precisi del decreto manovra si capisce meglio perchè il nano di Arcore vuole la fiducia sul testo. I temi cari al Pdl non devono essere toccati;
Monti non ha nascosto un certo fastidio per gli annunci di modifiche che arrivano dai partiti."Il Parlamento è sovrano, il margine è poco, il tempo è pochissimo". Come dire: state attenti, e ancora una volta ha ricordato come solo tre mesi, guardando al trend,ci separassero dal destino greco prima della manovra.
Giorgio Napolitano esprime il suo plaudo per essere arrivati giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della nostra situazione.
ciliegina sulla torta...
far pagare l'Ici sugli immobili commerciali proprietà di enti ecclesiastici? "E' una questione che l'attuale governo non si è posto". La beata dimenticanza non attenua però l'insostenibilità della situazione, aggravata dal fatto che, proprio mentre non si poneva la questione dei beni con cui la Chiesa genera reddito per se e le sue mille articolazioni, l'esecutivo tartassava la prima casa degli italiani per un ammontare di 3,8 miliardi di euro l'anno. "L'Ici è un problema da studiare e approfondire, però la Chiesa fa la sua parte a sostegno delle fasce più deboli" così il cardinale Tarcisio Bertone.
Petrolini la sapeva lunga , già quella volta !!!
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