18 dicembre 2011

E’ un’altra volta Natale


E’ un’altra volta Natale. Sembrava così lontano! Avevo detto sicuramente prima di Natale! All’epoca mancava ancora tanto tempo e invece…invece è già Natale. Un Natale che non ha più nulla a che vedere con quello della mia infanzia e con l’infanzia di mio figlio Federico. Ne abbiamo parlato solo ieri delle feste di Natale di un tempo, quando negli occhi ormai stanchi della messa di mezzanotte, i regali del nostro Babbo Natale arrivavano tardi sempre troppo tardi come se per quell’anno non meritassimo di averne diritto. La mattina della festa, ancora frastornati dal confuso scambio di auguri, ci si trovava seduti per terra accanto all’albero illuminato per convincerci di essere stati buoni e sperare che la lettera indirizzata a Babbo Natale fosse davvero giunta a destinazione.
E ci sentiva orgogliosi dei ostri pacchetti da scartare anche se portavano i segni evidenti di una bellissima arancia rossa ancora avvolta nella sua carta velina o di un piccolo libro di fiabe come quelle che raccontavo a Federico prima di dormire.
E intanto i grandi spiando attraverso i vetri appannati della finestra osservavano preoccupati la nuova nevicata.
Per la stanza si diffondeva lentamente il profumo della buccia lasciata sulla stufa ed ognuno, anche noi bambini, potevamo raccontare le nostre storie sicuri che qualcuno le avrebbe ascoltate.
Ma ora è così tutto diverso. Con l’incontrollabile frenesia di svegliarci presto per correre a sciogliere il fiocco elegante del nostro regalo ora, che la fantasia dei bambini, si è fermato al reparto giocattoli del centro commerciale.
Che non avranno mai la contentezza di quella piccola arancia rossa da custodire con cura per il timore che mangiandola non avremmo più nulla da mostrare agli amici.
Un Natale…breve.
Come è breve la voglia di giocare con qualcosa che più non piace, un giorno ricopiato sulla falsariga di una gioia incapace di essere divisa con gli altri mentre, sprofondati in comodissimi divani, si aspetta solo che arrivi sera per poi ricominciare a chiedersi che cosa desiderare la prossima volta.
Oggi non chiamatemi perché voglio restare da solo seduto accanto all’albero illuminato con in mano il mio vecchio libro di fiabe, la carta velina della arancia rossa perché… mentre fuori vi fingete sorpresi dei regali che riceverete io, riscopro di nuovo fra il grigio dei miei capelli i segreti della mia giovanile spensieratezza.

1 commenti:

  1. Parole sagge e veritiere, le tue. Sono arrivata qui per la prima volta e leggerti, questa domenica mattina, mi ha fatto sentire un po' l'amaro in bocca. Ma va bene anche così...soprattutto se si ha la capacità di restare lì a godersi la spensieratezza degli anni andati.....
    Piacere di conoscerti!

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