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Una sera come un'altra

Sono le nove di sera, non ho voglia di guardare la tv tanto, non fanno mai niente di interessante. Carla e Federico sono in salotto che stanno facendo le parole crociate.
Ogni tanto mi interpellano: “Renato, li sconfisse Menelao” oppure “Renato, certi hanno la visiera” e così via. Ho appena finito di fare la doccia non ho cenato, non avevo fame. Mi siedo nella mia poltrona preferita è anche l’unica che c’è in casa, qui mi sento come protetto.
Ho preso un libro. Uno strano rumore mi fischia nelle orecchie che provoca in me un po’ di inquietudine e malumore. La mia testa è avvolta da nuvole di voci, di urla di disperazione, di spari che escono dalla scatola nera dei miei pensieri.
Amo il silenzio.
Capisco l’importanza del silenzio ogni qual volta metto la testa sott’ acqua.
Il cuore impazzito per la paura ma l’ebbrezza della pace assoluta.
Mi piace la sensazione che provo e vorrei provarla per sempre.
Da ragazzo salivo in alto nella terrazza del condominio dove abitavo e guardavo il cielo mentre la biancheria appesa svolazzava al vento.
Quell’improvviso silenzio dopo il vociare continuo della gente per strada mi dava la percezione di immergermi in un pianeta estraneo.
Volevo il silenzio, voglio il silenzio. Pretendo il diritto inalienabile della tranquillità. A volte, che strano, mi pervade il desiderio di diventare sordo.
Che cosa proverà chi è libero di chiudersi nei suoi pensieri senza violenza all’udito?
Ma in realtà non ho la necessità di diventare sordo ci riesco lo stesso, mi basta un libro.
Come mi mettessi una cuffia che annulla il più piccolo fruscio. Ecco ci siamo: mi sento libero. Entro nel mondo fantastico descritto dalle parole che scorro velocemente, mi immergo nella nuova storia e sogno…
Mentre leggo il più delle volte mi accompagno ad un sottofondo musicale. Di solito leggo ad alta voce e allora abbino spesso le due azioni per trovare il ritmo appropriato. Però quando leggo ho detto che divento sordo e questo è un evidente ostacolo.
Ma se questa scelta fosse una imposizione della vita?
E se non potessi più udire le note che mi hanno emozionato?
E mi chiedo, chissà se una persona sorda ha il suo ritmo interno?
Chissà se il lieve tocco della mano può produrre nei non udenti lo stesso brivido che io provo nell’ascoltare la musica?
Rifletto.
Noi, persone adulte, dotate dei cinque sensi, dimentichiamo di usarli tutti allo stesso modo.
Ci dimentichiamo spesso la sensazione che può dare la carezza di qualcuno perché pensiamo sia una atto superfluo, ci dimentichiamo spesso la bellezza che vediamo con i nostri occhi e quando Federico mi dice non ci vedo pà, non vedo il tuo volto, quello della mamma, non ho mai visto la nuova casa…chissà pà, io lo interrompo e ci abbracciamo.
Vorrei piangere ma, non posso. Pà dimmi cosa succede…e ritorno seduto nella poltrona. Ciao pà vado a letto ci vediamo domani si va bene ci vediamo domani… Pà? Perdonami Fede quando leggo entro in un altro mondo.
Errebi

Commenti

  1. ... mi hai fatto piangere...
    (io che non vedo quasi più nulla dall'occhio destro-la causa è il diabete- e sono sorda ,sempre e solo dall'orecchio destro- dall'età di sedici anni causa un'immersione-, ma non lo dico mai apertamente, anzi ci scherzo un pò... solo per paura!;(( ora mi vergogno delle mie lamentele e di questa mia reticenza...).
    Scusa questo outing un pò inopportuno...forse ...non riesco a scriverti ciò che provo, ma voglio solo ringraziarti e abbracciare te e tuo figlio e tua moglie... vi sono vicina
    val

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  2. Non c'è nulla da scusarsi valverde...tanti altri dovrebbero farlo ma...NON LO FANNO. Ciao e grazie

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