E con questo siamo a quattro

Quattro anni in cui scrivo in questo spazio virtuale. 29 Ottobre 2007 il primo post “Siamo tutti africani…un unico menoma, un unico pianeta” sul blog. Una data cui tutto ha avuto inizio. Da quel giorno sono cominciati poesie, pensieri, frammenti di quotidianità, essere, berlusconi, filosofando e, tre mesi più tardi i post su mio figlio Federico. Come sempre ho affermato l’idea non è partita da me. Io? Aprire un blog? Non sapevo neanche cosa fosse! Tutto nasce da uno chiacchierata con l’amico Novalis che diventa l’imput per creare un blog. Questo post mi offre la possibilità di ringraziare tutti coloro che sono passati da qui, chi ha trovato interessante questa finestra, chi ha letto con piacere e chi non, chi è passato in silenzio e chi ha lasciato una emozione. Eh si…sono passai quattro anni da quando ho realizzato ( in piccolo) un mio sogno e cioè scrivere, condividere pensieri e idee, di esprimere opinioni anche poco ortodosse e di poter (spero) aver offerto ai miei lettori qualche spunto di riflessione o anche solo un po’ di curiosità per i miei post. Un piccolo spazio (senza pretese) che mi è accanto nel bene e nel male, forse senza essere troppo originale , un piccolo puntino nel mondo del web.
Per l’occasione ripubblico il “mio primo post”.
Siamo tutti Africani....un unico genoma, un unico pianeta
Capire chi siamo è notoriamente complicato; non lo è per l'antropologia che può dircelo, e nemmeno sospetto che ci sia un'altra scienza in grado di farlo. Dove andiamo non lo sà nessuno e, mi sembra, và sempre meno di moda chiederselo. Ma da dove veniamo ormai lo si sa. Trentamila anni fà circa, i nostri antenati africani si ritrovano da soli in tutto il vecchio mondo. Ci vorrà un pò di tempo perchè qualcuno imbocchi il passaggio a nordest per le Americhe ( diecimila anni ?, quindicimila ? antropologhi e genetisti non hanno una risposta sicura ), e ancor di più per colonizzare la Polinesia ; ma 30mila anni fà, con l'estinzione dei Neardenthal, la nostra specie rimane l'unica specie umana sulla terra. Li finisce l'evoluzione umana e comincia una vicenda che va avanti tuttora. Dunque da dove veniamo lo si sa; dall'Africa, tutti quanti. Può far piacere o no, ma gli immigrati africani non sono fra noi, siamo noi. Come facciamo a dirlo e cosa voglia esattamente dire lo si capisce dallo scienzato che ci ha collocati fra le scimmie ( non Charles Darwin come molti antievoluzionisti pensano e talvolta mettono pure per iscritto, ma il naturalista svedese Lineeo ) che ci dice che per comprendere il posto dell'uomo nella natura non è uno scherzo. Bisogmna studiare le ossa, quelle dei viventi e quelle delle specie estinte di cui rimangono resti fossili ; bisogna studiare aspetto e comportamento dei nostri parenti scimpanzè e gorilla , bisogna studiare il Dna ; bisogna saper interpretare questa massa di dati. Nessuno è capace di farlo da solo, e allora l'unica è parlarsi, fra esperti di campi diversi. Se guardiamo nell'albero genealogico degli ominidi vediamo che è composto da parecchi soggetti bizzarri. Ci sono gli austrolopiteci, di piccola statura, iversi da noi nell'aspetto, a cui va il merito di aver cominciato a camminare sulle gambe; cosa non da poco e non priva di conseguenze formidabili; ci sono le primeforme del genere Homo, ( tutte africane, come anche gli austrolopiteci ), capaci di produrre con le proprie mani oggetti che nessun'altra specie prima di loro ha mai saputo fabbricarsi; e poi c'è la prima diaspora dell'umanità; uscita dall'Africa, un paio di milioni di anni fà, di gente capace di spingersi diecimila chilometri a est fino all'isola di Giava, e cinquemila a ovest fino al Portogallo. I resti fossili ci raccontano come e quando sia avvenuta questa diaspora. Con un comprensibile favoritismo ( italiano ) l'evoluzione si sofferma su una vecchia conoscenza, l'uomo di Ceprano, il più antico abitante noto d'Italia; una creatura per molti versi lontana da noi, e anche dall'uomo di Neanderthal di cui rappresenta, forse un progenitore. Ma anche una creatura inequivocabilmente umana, che 800mila anni fà viveva ( e pensava, e chissà se e come parlava ) dalle parti di casa nostra. E poi.... arrivano i nostri. L'abbiamo appena visto siamo africani in senso lato perchè provengono dall'Africa tutte le forme di uomo documentate, in Africa e fuori, negli ultimi due milioni di anni. Ma siamo anche più africani di così perchè abbiamo le prove di una seconda diaspora. Centomila anni fà gli europei, non c'è dubbio, erano gli uomini di Neanderthal. Erano una specie dal cranio grande quanto il nostro e a volte più, e quindi dotata di un cervello grande quanto il nostro, ma di forma diversa.
Erano più bassi di noi, col naso più grande, gambe e braccia più corte, niente mento e uno spesso arco osseo sopra le orbite. Gente come moi, con un cranio e uno scheletro come il nostro, in Europa non c'era. Stava,invece, in Africa, dove il suo nuovo cervello, più alto e più corto di quello delle specie umane precedenti già faceva meraviglie: si sviluppavano nuove tecnologie per produrre attrezzi, ci si decorava il corpo con pigmenti colorati. E in Asia c'era una terza specie umana, Homo Erectus, distinta sia dal Neanderthal che dalla nostra, e forse una quarta. Poi, nel giro di pochi millenni, gli africani dilagano in tutto il pianeta e gli altri si estinguono. Si può ragionare a lungo su quanto fosse inevitabile che andasse così. Arrivano gli africani e in Europa, dove da questo punto di vista non ra mai successo niente, compaiono le pitture rupestre, le collane, le statuette e i primi strumenti musicali, oltre a un sacco di cose utili come gli aghi d'osso per cucire. Culturalmente, il più fenomenale balzo in avanti nella storia del pianeta.
Da allora ne sono successe di cose : sia nella storia dell'umanità che in quella della scienza che cerca di ricostruirla. L'ultima, in ordine di tempo, è l'analisi di tutto il patrimonio genetico di un individuo. Ciascuno di noi, in ciascuna sua cellula, porta 46 cromosomi, provenienti metà dalla madre e metà dal padre. E li, nel Dna dei cromosomi, che stanno le istruzioni genetiche che fanno di noi quello che siamo, in una complessa interazione con l'ambiente. Ma, a sua volta, ciascun genitore ha ricevuto metà dei suoi cromosomi da sua madre e metà da suo padre, e così via, risalendo nel tempo. Perciò in ogni nostra cellula c'è un mosaico di messaggi dal passato spediti da tantissimi antenati. Ciascuno di noi ha un ampio repertorio di possibilità genetiche, lo si sapeva già, ma oggi emerge con chiarezza. le nostre genealogie si intrecciano, ogni popolazione contiene, in proporzioni diverse, quasi tutte le varianti genetiche dell'umanità. Ma le varianti che troviamo nel Dna degli europei attuali non hanno niente a che vedere con quelle dei Neanderthal. C'è poco da fare non sono i Neanderthal i nostri progenitori!!!!!!!!! Avevano tanto in comune con noi, vivevano dove viviamo noi, ma forse 600mila anni fà si sono staccati dal nostro albero genealogico. Il Dna dei nostri antenati, è della gente venuta in Europa dall'Africa, con un cranio e uno scheletro come il nostro. Non erano solo fisicamente come noi, avevano anche un corredo genetico che si sovrapponeva al nostro. Lo studio del genoma della nostra specie ha suscitato grandi e fondate aspettative. Non sarà domani, ma nel prossimo futuro capiremo meglio le cause delle demenze senili, del cancro, dell'ipertensione, e potremo combatterle. Già abbiamo capito perchè diverse persone reagiscono diversamente alle medicine, e una terapia farmacologica calibrata sulle nostre caratteristiche non è più un'utopia. Ma la grande massa dei dati che lo studio del genoma produce ha anche messo in chiaro le vicende attraverso cui si è evoluta la nostra specie. Ci è andata bene, possiamo dirlo.
In fondo, tutti i nostri parenti più stretti sis sono estinti e noi no, anzi siamo diventati 6miliardi.
Per quanto ancora saremo quì, bè, questo non si sà, ma dipende soprattutto da noi. Il fatto che siamo tanti testimonia del nostro successo evolutivo, ma pone anche problemi su cui l'umanità precedenti, più sfortunata di noi, poteva tranquillamente sorvolare. Noi no, noi non possiamo sorvolare. E non ci vuole molto per capire che il nostro futuro dipende in buona parte da quanto saremo sensibili ai segnali di sofferenza che il nostro pianeta, molto sfruttato e molto popolato, da un pò di tempo ci stà inviando.
Ricerche: Errebi

Commenti

  1. Auguri! :-)
    le motivazioni per cui io 5 anni fa aprii il mio, sono praticamente le stesse. Anche io chiacchierando con un amico, anche io per il piacere di scrivere...

    RispondiElimina
  2. Qualcuno mi ha nominato?

    Un grande augurio per una lunga continuazione!

    RispondiElimina
  3. Grazie di cuore amici

    RispondiElimina
  4. Auguri, il compleanno del proprio blog è sempre un giorno importante, 4 anni wow!!!

    RispondiElimina

Posta un commento