17 settembre 2011

I ragazzi del '99

…è arrivata questa guerra mondiale. Noi però non ci siamo entrati in guerra, siamo rimasti neutrali, e mentre quelli si scannavano già da mesi, in Italia c’era tutto un casino tra chi voleva entrare e chi no ( un casino per modo di dire naturalmente, ossia una cosa solo tra quei quattro signori intellettuali che leggevano i giornali e si occupavano di politica, mentre la maggioranza del popolo faceva la fame e basta) Com’è come non è., mentre i socialisti e le sinistre contestavano la guerra e volevano la pace, i sindacalisti rivoluzionari più arrabbiati – il Rossoni dall’America, il De Ambris, il Corridoni e il Mussolini che era diventato direttore dell’Avanti – sono saltati fuori all’improvviso che bisognava intervenire ed entrare in guerra pure noi; però dalla parte della triplice Intesa, Francia-Russia-Inghilterra, contro Austria e Germania che erano invece gli alleati nostri con cui avevamo tanti trattati. Ma che cosa vuole che sia la parola alleato o trattato in Italia? E allora hanno ricominciato a prendersi per i capelli con i riformisti che invece non volevano: “Il socialismo è pace, noi aborriamo la guerra”. Per noi doveva essere una guerra sociale, ma per convincere la gente ad andarci hanno cominciato a suonare i tamburi e le grancasse della Patria, di Trento e di Trieste. Ora si sa che a furia di parlare la gente si convince, e alla fine ci siamo convinti anche noi di questa patria, anzi prima non sapevamo neanche cosa fosse – mai sentita nominare – adesso ci sembrava d’averla sempre conosciuta. Tanta altra gente però non ci voleva andare in guerra, non gli fregava niente né della patria e né delle fanfare: “Trento e Trieste? E chi le conosce?” e ci sono stati un sacco di disertori, che poi però quando gli pigliavano li mettevano al muro. Poi c’è stata Caporetto come lei saprà, coi tedeschi che hanno rotto il fronte e tutti noi a scappare davanti a loro che avanzavano: chi buttava i fucili, chi abbandonava i cannoni e chi sparava addosso ai propri ufficiali che cercavano di trattenerli. Solo alcuni però degli ufficiali. Alcuni altri si suicidarono, per il disonore. Ma la maggior parte sono scappati per primi, gli alti gradi degli stati maggiori e gli ufficiali di truppa, poi alla fine – quando è stata la fine – la colpa era solo dei soldati, e gli ufficiali si sono salvati tutti, più belli e più tronfi di prima e hanno fatto pure carriera come Badoglio, che fu tra i primi responsabili di Caporetto. I soldati che erano scappati, invece, li hanno ripresi e fucilati tutti. O meglio, tutti no. I reparti che s’erano dati alla fuga – i plotoni, le compagnie, i battaglioni – i carabinieri li mettevano in fila e poi contavano “Uno, due, tre, quattro, cinque: tocca a te”, e quello era fatto: “Al muro!” Agli altri era andata bene. Decimazione si chiamava. Dopo tre anni che si stava in guerra, l’Italia era ridotta allo stremo. E non solo per la fame, i viveri e tutto quanto. Oramai non c’era quasi più gente da mandare in battaglia. E allora, per tirarsi su da Caporetto, hanno dovuto chiamare alle armi anche i ragazzini, le ultime classi, il 1899, la classe di mio zio Pericle, diciotto anni: “Un putino” diceva mia nonna, “un tosateo”. Gli è toccato partire anche lui. E a mio nonno gli si è stretto il cuore: “Và in malora alla guerra e a mì che l’ho voluta”. E’ partito contento, allegro – o almeno pareva – coi fratelli e le sorelle ad accompagnarlo fino in fondo allo stradone, fino alla strada grande. E quando alla fine sulla strada grande è passato uno dei carri che ogni giorno andavano verso Adria e poi Rovigo, avanti e indietro coi bidoni del latte, zio Pericle ha fatto un segno con la mano e il conducente ha detto: “Salta su” “Torna casa figlio, torna sano e salvo” così la nonna lo salutò con la voce incrinata, non piangeva, però la voce era incrinata, ne aveva due alla guerra adesso e non sapeva più se le preghiere potessero bastare… “Non state a preoccuparvi mamma vado la, vinco la guerra e torno” e rideva, le abbracciato e rideva. Ma forse faceva solo finta di ridere. Poi ha abbracciato il nonno per ultimo, mentre il carrettiere insisteva: 2Salta su, che il cavallo mi perde il passo”, e non si sono detti una parola padre e figlio, solo stretti forte, evitando anche di guardarsi negli occhi, tutti e due sapendo già cosa ci fosse scritto. E poi, con un balzo, a cassetta e il carro è partito e lui ha ristrillato alla madre: “Non sti a preocuparve mama, l’erba cativa n’al more mai. Mi al torno vinsitor” E infatti è tornato vincitore. Sono andati lui e quelli come lui – i ragazzi del ’99 – e hanno vinto la guerra. Si lo so che non l’hanno vinta solo loro, c’erano anche gli altri, ma allora si diceva così: “L’hanno vinta i ragazzi del ‘99”. Ragazzini di diciotto anni schierati sul Piave e poi all’assalto, sotto le bombe, gli shrnapel, i gas. E si son fatti grandi così.
Tratto dal libro – Canale Mussolini – di Antonio Pennacchi

1916

Avevo 16 anni quando andai alla guerra,
A combattere per una terra adatta agli eroi,
Con Dio dalla mia parte e un fucile in mano,
Cercando di arrivare fino all’ultimo giorno
E ho marciato e combattuto e sanguinato
E sono morto e non sono più cresciuto
Ma ho saputo allora
Che un anno al fronte
Era una vita lunga quanto basta per un soldato.

Eravamo tutti volontari,
E ci siamo arruolati coi nostri nomi,
E abbiamo aumentato di due anni la nostra età,
Ansiosi di vivere e in vantaggio nel gioco,
Pronti per le pagine di storia.

E abbiamo lottato e abbiamo combattuto
E siamo andati a donne finché ci siamo riusciti,
In diecimila fianco a fianco,
Assetati di crucchi,
Eravamo cibo per i fucili ed è questo
Che eravate quando eravate soldati.

Ho sentito l’amico gridare,
E lui è caduto in ginocchio, sputando sangue
Mentre strillava il nome di sua madre
E io sono crollato al suo fianco,
E questo è il modo in cui siamo morti,
Stretti come bimbi l’uno all’altro.

E mi sono steso nel fango
Nelle budella e nel sangue,
Ho pianto mentre il suo corpo diventava freddo,
Ho supplicato l’aiuto di mia madre
Ma lei non è venuta,
Sebbene non fosse colpa mia
E io non fossi colpevole,
Il giorno non è arrivato neanche a metà
E diecimila ne ammazzarono e ora
Non c’è nessuno che ricordi i loro nomi

Questa è la vita per un soldato

5 commenti:

  1. Il testo di Pennacchi dà una descrizione della grande guerra con un linguaggio e uno stile insoliti. E' il racconto di un ragazzo che c'era. Ma la poesia è sconvolgente. Percepisci con un brivido cosa le guerre provocano nel cuore di questi ragazzi prima di essere uccisi.
    Come sono profondamente stupide le guerre.

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  2. Mio nonno Pietro era classe 99 e Cavaliere del Piave (come tutti i suoi coetanei). L'Italia in quella occasione fece affidamento unicamente alle sue forze, dopo Caporetto, ci fu un impegno in ogni campo e settore strategico. Va ricordato inoltre che a Vittorio Veneto vi fu una concentrazione di fuoco mai vista fino ad allora ... quei ragazzi furono veramente eccezionali, con l'incoscienza e la generosità degli anni più verdi.

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  3. Anche mio nonno Luigi era classe 99 e Cavaliere del Piave. Li ho visitati "quei posti" in provincia di Treviso a un tiro di schioppo da casa mia, Fagarè della Battaglia, L'isola dei Morti, Nervesa della Battaglia e ancora altri. Quello che manca però è, da parte delle nuove generazioni e di una parte cospicua della politica, il ricordo e la conoscenza di quello che è stato e di quanta sofferenza e abnegazione è stata donata da quei giovani ragazzi che hanno lottato e combattuto per la propria nazione sperando che il prossimo potesse avere un futuro migliore del loro. Giammai uscissero dalle loro tombe...quante lacrime verserebbero.

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  4. mai dimenticare , fare leggere ai giovani queste cose .....grazie !!!

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  5. Chissà, magari si saranno anche conosciuti e non è da escludere che fossero nello stesso plotone o nella stessa compagnia. Nulla succede per caso, così come abbiamo appreso delle vite dell'uno e dell'altro su internet, ognuno impegnato nella sua personale "VITTORIO VENETO".
    A questo punto dopo un cin cinin di grappa, l'innesto della baionetta, l'immancabile urlo per infonderci coraggio reciproco e rispetto nell'avversario ..... AVANTI SAVOIA!
    In bocca al lupo!

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