
Quando discuti con un avversario, prova a metterti nei suoi panni. Lo comprenderai meglio e forse finirai con l'accorgerti che ha un po', o molto, di ragione. Ho seguito per qualche tempo questo consiglio dei saggi. Ma i panni dei miei avversari erano così sudici che ho concluso: è meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire.
Antonio Gramsci da - La nostra città futura. Scritti torinesi 1911-1922 -
Anche io ci ho provato a mettermi nei panni dell'aversario. Ti faccio un esempio. Una volta, durante un trasloco, un ratto si è infilato in uno scatolone. Ce ne siamo accorti dopo qualche giorno, poi il ratto è stata eliminato dalla fida gatta Nerina, alla quale sempre mando un pensiero e qualche lacrima, che viene spontanea. Abbimo aperto lo scatolone e si vedeva la vita del ratto, aveva fatto un nido in un accappatoio e passava il tempo a rodere, rodere rodere. Aprendp òo scatolone mi sembrò di entrare nella mente del ratto e ne ebbi pena. Così mi succede per la testa degli avversari, dei datori di lavoro:mi calo nei loro panni , ma poi mi pare di non poterci stare , che sia una prigione. Spero di non suscitare le stesse sensazione.
RispondiEliminaCon un degno avversario questo è saggio-
RispondiEliminaQuando il sudiciume che traduco (in giocare senza
regole)calarsi nei panni vorrebbe dire diventare
come loro-
Egill
Concordo davvero con Egill qui sopra.
RispondiEliminaSandra