04 maggio 2011

Neanche dopo morto lo lasciano in pace


Da vivo l'amorevole sollecitudine pastorale l'ha costretto ad un'atroce agonia, abbreviarla avrebbe significato sottrarre a Dio il diritto di dare morte e sofferenza nella piena libertà del suo infinito amore per le creature. Libero di ammazzarci con un male lento ed atroce o con un disastro naturale, cogliendo vecchi e disperati oppure nel fiore degli anni. Come ama pigolare lo Spirito Santo, che è un piccione che la sa lunga: è la fede, bellezza. E tu non puoi farci proprio niente. Premio di tanto scempio è, però, il Paradiso. Wojtyla se lo stava godendo, tutto ringalluzzito sulla sua nuvoletta,circondato da angeli di sesso incerto nella luce eccitante del Pleroma. Ma, sul più bello, Santa Madre Chiesa lo nomina, Beato. Che sarebbe come dire che se ne deve stare in piedi, con le braccia aperte e l'espressione estatica, con l'aureola sempre accesa, a fissare Dio "H24" che neanche al Grande Fratello. Certo da Beato non devi più cercare il piacere all'esterno, ce l'hai tutto dentro, ti soddisfi da solo. Non c'è più "voglio", non c'è più "io". Solo lui che ripete: "Perchè io so' Dio e voi nun sete un cazzo".
Paolo Aleandri - dal Fatto Quotidiano
Paolo Aleandri – dal Fatto Quotidiano –

4 commenti:

  1. Una satira po' tremenda questa. Ma ognuno ha il diritto di pensare come e quello che vuole. Buona giornata.

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  2. La beatitudine è lontana dalle folle e non è evento mediatico-
    Egill

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  3. Concordo con Egill.
    Ciao Renato!
    Lara

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  4. A Rimini si chiama SOLDI o EURO ...

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