12 febbraio 2011

Trattato sulla tolleranza

Ma come! Sarà dunque permesso a chiunque di credere soltanto alla propria ragione e di pensare soltanto ciò che questa, illuminata o errante, gli suggerirà? Certo che sì, purché costui non turbi l’ordine: infatti, se non dipende dall’uomo il credere o il non credere, dipende certamente da lui il rispettare gli usi della patria; chi poi affermasse che il non credere nella religione dominante costituisce un crimine, si farebbe egli stesso accusatore dei primi cristiani suoi padri e giustificherebbe proprio coloro che egli accusa come persecutori.
Si risponderà che c’è una grande differenza, che tutte le altre religioni sono opera degli uomini e che la chiesa cattolica apostolica romana è, sola, opera di Dio. Ma, ragionando in buona fede, la nostra religione, per il fatto che è divina, dovrebbe forse imporsi con l’odio, con la persecuzione, l’esilio, la confisca dei beni, la prigione, la tortura, il delitto e per giunta rendere grazie a Dio per tali delitti? Quanto più la religione cristiana è divina, tanto meno toccherà all’uomo imporla. Se Dio l’ha fatta, Dio la sosterrà anche senza di voi. Ricordate che l’intolleranza non produce che ipocriti o ribelli: quale funesta alternativa!
Infine, vorreste far difendere dal boia la religione di un Dio che dal boia è stato ucciso e che non ha predicato se non la dolcezza e la pazienza? Considerate, vi prego, le spaventose conseguenze del diritto di intolleranza. Se fosse permesso spogliare dei suoi beni, gettare in prigione, uccidere un cittadino il quale, in un certo grado di latitudine, non professasse la religione ivi ammessa, in forza di quali eccezioni potrebbero essere esentati dalle stesse pene i capi dello Stato? La religione impegna ugualmente il monarca come il mendicante . . .
Non mi rivolgerò dunque più agli uomini, ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi e di tutti i tempi: se è permesso a deboli creature perdute nell’immensità e impercettibili al resto dell’universo, osare di domandarti qualcosa, a te che tutto hai donato, a te i cui decreti sono immutabili quanto eterni, degnati di considerare pietosamente gli errori connessi alla nostra natura; che questi errori non siano per noi fonte perenne di calamità. Tu non ci hai dato un cuore perché ci odiassimo, mani perché ci sgozzassimo; fa’ che sappiamo aiutarci a vicendevolmente a sopportare il fardello d’una vita penosa e breve; che le piccole differenze intercorrenti fra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi, fra i nostri imperfetti linguaggi, fra tutte le nostre ridicole usanze, fra tutte le nostre leggi imperfette, fra tutte le nostre opinioni insensate, fra tutte le nostre condizioni così disparate agli occhi nostri e così uguali ai tuoi; che tutte le lievi sfumature distinguenti quegli atomi chiamati uomini, non siano segnacoli di odio e di persecuzione. Che coloro i quali accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si contentano della luce del tuo sole; che coloro i quali ricoprono le loro tonache con una tela bianca per significare che bisogna amarti non odino coloro i quali affermano la stessa cosa ricoperti da un mantello di lana nera; che sia considerata la stessa cosa l’adorarti servendosi di un’antica lingua o adoperandone una più recente; che gli uomini rivestiti di abiti rossi o violetti, che dominano su una piccola parte del piccolo ammasso di fango di questo mondo, che posseggono qualche tondeggiante frammento di un certo metallo, godano senza orgoglio di ciò che essi chiamano grandezza e ricchezza e che gli altri uomini li sopportino senza invidia: tu sai infatti che in tali vanità non c’è nulla da invidiare né di cui inorgoglirsi.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli! Aborrire la tirannia esercitata sulle anime, così come hanno in esecrazione il brigantaggio, che sottrae con la violenza il frutto del lavoro e della pacifica industria! Se i flagelli della guerra sono inevitabili, almeno non odiamoci, non straziamoci a vicenda nei tempi di pace, e impieghiamo l’istante della nostra esistenza a benedire ugualmente in mille lingue diverse, dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato quest’istante!
Voltaire

2 commenti:

  1. Anonimo11:50

    più di duemila anni sono passati
    da quando il più grande anarchico comunista è stato ucciso
    il suo concetto di fratellanza è stato tradito
    da chi doveva divulgare il suo credo.
    nella mia ignoranza credo
    che il vero pensiero anarchico comunista
    è morto con lui
    il pensiero nato dopo è violenza gratuita
    che aggiunge caos al caos.
    purtroppo l'egoismo domina il mondo
    annebbiando le menti dei pigri
    che sono la maggioranza
    tutto cambia ha parole
    ma nella sostanza tutto resta come prima( quando va bene)
    il pensiero anarchico comunista è come l'utopia
    non sarà mai unitario.
    se cosi fosse
    senza violenza
    quell'uno per cento che domina il mondo
    lo potremmo spodestare
    dando vita al sogno utopico del MESSIA
    quella di un mondo migliore. VITTORIO

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  2. Attuale più che mai questo discorso di Voltaire. L'uomo non riesce a cambiare nella sua essenza rapace ed egoista. Può solo imparare a tenere a freno il peggio di sé.

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