Berlusconi scende in campo 24 gennaio 1994

Questo è il testo del suo discorso:

L’Italia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare. Per poter compiere questa nuova scelta di vita, ho rassegnato oggi stesso le mie dimissioni da ogni carica sociale nel gruppo che ho fondato. Rinuncio dunque al mio ruolo di editore e di imprenditore per mettere la mia esperienza e tutto il mio impegno a disposizione di una battaglia in cui credo con assoluta convinzione e con la più grande fermezza. So quel che non voglio e, insieme con i molti italiani che mi hanno dato la loro fiducia in tutti questi anni, so anche quel che voglio. E ho anche la ragionevole speranza di riuscire a realizzarlo, in sincera e leale alleanza con tutte le forze liberali e democratiche che sentono il dovere civile di offrire al paese una alternativa credibile al governo delle sinistre e dei comunisti. La vecchia classe politica è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e del sistema di finanziamento illegale dei partiti, lascia il paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica. Mai come in questo momento l’Italia, che giustamente diffida di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato. Il movimento referendario ha condotto alla scelta popolare di un nuovo sistema di elezione del Parlamento. Ma affinchè il nuovo sistema funzioni, è indispensabile che al cartello delle sinistre si opponga un Polo delle libertà che sia capace di attrarre a sé il meglio di un paese pulito, ragionevole, moderno…sic! Di questo Polo delle libertà dovranno far parte tutte le forze che si richiamano ai principi fondamentali delle democrazie occidentali, a partire da quel mondo cattolico che ha generosamente contribuito all’ultimo cinquantennio della nostra storia unitaria. L’importante è saper proporre anche ai cittadini italiani gli stessi obiettivi e gli stessi valori che hanno fin qui consentito lo sviluppo delle libertà in tutte le grandi democrazie occidentali…sic! Quegli obiettivi e quei valori che invece non hanno mai trovato cittadinanza in nessuno dei Paesi governati dai vecchi apparati comunisti, per quanto riverniciati e ricilati. Né si vede come a questa regola elementare potrebbe far eccezione proprio l’Italia…sic! Gli orfani e i nostalgici del comunismo, infatti, non sono soltanto impreparati al governo del paese. Portano con se anche un retaggio ideologico che stride e fa a pugni con le esigenze di una amministrazione pubblica che voglia essere liberale in politica e liberista in economia. Le nostre sinistre pretendono di essere cambiate. Dicono di essere diventate liberaldemocratiche. Ma non è vero. I loro uomini sono sempre gli stessi…sic!, la loro mentalità, la loro cultura, i loro profondi convincimenti, i loro comportamenti sono rimasti gli stessi…sic! Non credono nel mercato, non credono nell’iniziativa privata, non credono nel profitto, non credono nell’individuo. Non credono che il mondo possa migliorare attraverso l’apporto libero di tante persone tutte diverse l’una dall’altra…sic! Non sono cambiati. Ascoltateli parlare, guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato…sic!, leggete la loro stampa…sic!. Non credono più a niente. Vorrebbero trasformare il paese in una piazza urlante, che grida, che inveisce, che condanna…sic! Per questo siamo costretti a contrapporci a loro. Perché noi crediamo nell’individuo sic!, nella famiglia sic!, nell’impresa sic!, nella competizione sic!, nello sviluppo sic!, nell’efficienza sic!, nel mercato libero e nella solidarietà sic!, figlia della giustizia e della libertà. Se ho deciso di scendere in campo con un nuovo movimento, e se ora chiedo di scendere in campo anche a voi, a tutti voi – ora, subito, prima che sia troppo tardi – è perché sogno… sic!, a occhi bene aperti, una società libera…sic!, di donne e di uomini…sic!, dove non ci sia la paura, dove al posto dell’invidia sociale e dell’odio di classe ci siano la generosità…sic!, la dedizione…sic!, la solidarietà…sic!, l’amore per il lavoro…sic!, la tolleranza…sic! e il rispetto per la vita…sic! Il movimento politico che vi propongo si chiama, non a caso, Forza Italia. Ciò che vogliamo farne è una libera organizzazione…sic! di elettrici e di elettori di tipo totalmente nuovo…sic!: non l’ennesimo partito o l’ennesima fazione che nascono per dividere, ma una forza che nasce invece con l’obiettivo opposto…sic!; quello di unire, per dare finalmente all’Italia una maggioranza e un governo all’altezza delle esigenze più profondamente sentite dalla gente comune…sic! Ciò che vogliamo offrire agli italiani è una forza politica fatta di uomini totalmente nuovi…sic! Ciò che vogliamo offrire alla nazione è un programma di governo fatto solo di impegni concreti…sic! e comprensibili…sic!.Noi vogliamo rinnovare la società italiana…sic!, noi vogliamo dare sostegno e fiducia a chi crea occupazione e benessere…sic!, noi vogliamo accettare e vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche dell’Europa e del mondo moderno. Noi vogliamo offrire spazio a chiunque ha voglia di fare e costruire il proprio futuro, al Nord come al Sud vogliamo un governo e una maggioranza parlamentare che sappiano dare adeguata dignità al nucleo originario di ogni società…sic!, alla famiglia…sic!, che sappiano rispettare ogni fede e che suscitino ragionevoli speranze per chi è più debole…sic! per chi cerca lavoro…sic!, per chi ha bisogno di cure…sic!, per chi, dopo una vita operosa, ha diritto di vivere in serenita…sic! Un governo e una maggioranza che portino più attenzione e rispetto all’ambiente…sic!, che sappiano opporsi con la massima determinazione alla criminalità…sic!, alla corruzione…sic!, alla droga…sic!. Che sappiano garantire ai cittadini più sicurezza…sic!, più ordine e più efficienza…sic! La storia dell’Italia è a una svolta…purtroppo!. Da imprenditore, da cittadino e ora cittadino che scende in campo, senza nessuna timidezza…ci mancherebbe altro! Ma con la determinazione…quella certamente non può mancare! e la serenità che la vita mi ha insegnato…sic!, vi dico che è possibile farla finita con una politica di chiacchere incomprensibili…sic!, di stupide baruffe…sic! e di politica senza mestiere…Brambilla, Carfagna, sic! Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno…sic!: quello di un’Italia più giusta…sic!, più generosa verso chi ha bisogno…sic!, più prospera e serena…sic!, più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo…sic! Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme…sic! per noi…per me! e per i nostri figli…sic! un nuovo miracolo italiano.

Tratto dal libro patria 1978-2010 di Enrico Deaglio – 1994 -pag. 412,413,414

Era il 1994 cari signori. Sono passati 17 lunghi anni ed ora come prima non lo abbiamo mai capito che ci stava prendendo per…il CULO!

Commenti

  1. mi hai fatto ricordare BENIGNI
    Quando il babbo di Roberto scendeva in campo
    «Ora si dice sempre “scendere in campo” perché Berlusconi è sceso in campo, e lo imitano chè dicono: “Dini scende in campo”, “Prodi scende in campo”... A me questa frase non m’era nova. Io mi ricordo da ragazzo, quand’ero bambino, che il mio babbo tutte le sere, verso le nove di sera, si alzava, siccome non avevamo il bagno in casa, prendeva un foglio di carta gialla, di quelli che davano nei negozi pe’ incartar la roba, se lo metteva sotto il braccio e diceva: “Io scendo in campo”. E quando lo abbiamo sentito, Berlusconi, a reti unificate, dire: “Italiani, io scendo in campo”, il mio babbo ha fatto: “Ma come! Con tutti i soldi che c’ha, non s’è neanche fatto il bagno in casa quello sporcaccione!”. »
    (Roberto Benigni a Il Fatto di Enzo Biagi)

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  2. Valerio...meravigliosa, posso pubblicarla sul blog ?

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  3. Non esisteva molta scelta,il momento era ottimo.
    Era un uomo d'affari non un politico,ed è stata
    la sua chance,e avrebbe potuto essere anche la nostra,un uomo d'azione e non di parole.
    .Oggi sappiamo come stanno le cose,e
    perchè la sua entrata nella scena politica.
    Sic gloria transit| Impareremo dal passato remoto e prossimo.Il sistema deve cambiare non
    è possibile senza l'evoluzione degli italiani delle,coscienze.La politica è una conseguenza
    Non aspettiamo un altro,Leviathan,non altre parole.E per citare Benigni:-L'Italia si desti!

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  4. Ottima idea...L'Italia si desti

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  5. Bella la risposta di Valerio!
    Sono già diciassette anni che sopportiamo questo obbrobrio e ancora c'è tanta gente che lo .. adora. Quando l'Italia si desterà?
    Ciao Renato, buona serata,
    Lara

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  6. Fratelli d'Italia, l'italia s'è desta...

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  7. Quanti ci sono cascati...

    Un abbraccio

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  8. Anonimo19:45

    SIAMO UN PAESE DI NAVIGANTI ALLA DERIVA
    In cerca di un faro che non c’è
    Sballottati come fuscelli nella tempesta
    Mediatica .
    Le voci delle sirene offuscano le menti dei marinai
    Portando la nave senza nocchiere verso gli scogli.
    dovremmo metterci i tappi nelle orecchie
    e andare avanti come i marinai di ulisse
    alla ricerca del nuovo da plasmare.
    solo cosi possiamo sperare che l’odissea abbia fine. A .VITTORIO

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