Treno di Panna

Nel 1981, Andrea De Carlo, ha 29 anni e pubblica il suo primo romanzo Treno di Panna pubblicato da Einaudi su consiglio di Italo Calvino. Vi si narra le vicende di un ragazzo italiano in California, all'epoca uno dei miti della felicità giovanile.

Alle undici e venti di ieri guardavo Los Angeles dall'alto: il reticolo infinito di punti luminosi. Ho steso una mano verso di lei, le ho toccato il collo con la punta delle dita. Il gesto mi si è dipinto in testa quando la mano non si era ancora mossa: mi è sembrato di vedere la stessa scena due volte, con impressioni appena diverse. Il collo della ragazza era liscio ed elastico in modo irreale; perfettamente omogeneo: l'ho appena toccata, e di colpo lei è rotolata verso di me: è rotolata sulla moquette bianca, fino a che aveva la testa all'altezza delle mie ginocchia. Mi è risalita poi lungo le gambe, con la bocca quasi a contatto del tessuto dei miei calzoni.Il suo fiato tiepido mi raggiungeva la pelle attraverso la trama della stoffa.

Di fronte alla piscina c'era una vasca di acqua calda a getti di vapore, come una grande tinozza interrata. Sono andato verso la vasca, e ho visto Marsha Mellows sdraiata tra due o tre donne e un paio di uomini: con la testa reclinata all'indietro, i capelli raccolti alla nuca. Sono entrato nella vasca di fianco a lei: stretto all'altro lato da un'attrice della televisione che ad ogni lieve spostamento alterava l'equilibrio dell'acqua. In seguito siamo usciti dalla vasca, andati in giro per il prato a cercare i nostri vestiti. Marsha Mellows ha trovato quasi subito i suoi: se li è infilati senza molta attenzione, ridendo del mio modo di stare in piedi. Ho cercato i miei più a lungo, finchè li ho visti vicino a un signore grasso addormentato sull'erba. Mi sono infilato la camicia, i calzoni: in equilibrio prima su un piede e poi sull'altro. I vestiti erano umidi, ma non in modo spiacevole. Mi sono infilato le scarpe. Ho attirato lo sguardo di Marsha Mellows; ho alzato il piede come per schiacciare la testa del signore addormentato. Lei mi guardava a due passi di distanza. Rideva piano. E' venuta vicino e mi ha detto in un orecchio "Non farlo. E' Tim Howards". Così ho pensato che alla fine ero al centro del mondo; che quando avevo dodici anni tenevo un manifesto di Tim Howards appeso in camera da letto, e adesso avrei potuto mettergli un piede in testa per far ridere Marsha Mellows; che la notte era solo a metà. Ho guardato in basso, e di colpo c'era la città, come un immenso lago nero pieno di placton luminoso, esteso fino ai margini dell'orizzonte. Ho guardato i punti di luce che vibravano nella distanza: quelli che formavano un'armatura sottile di paesaggio, fragile, tremante; quelli in movimento lungo percorsi ondulati, lungo traiettorie semicircolari, lungo linee intersecate. C'erano punti che lasciavano tracce filanti, bave di luce liquida; punti che si aggregavano in concentrazioni intense, fino a disegnare i contorni di un frammento di città e poi scomporli di nuovo, per separarsi e allontanarsi e perdersi sempre più nel buio. Li guardavo solcare gli spazi del tutto neri che colmavano inerti il vuoto, in attesa di assorbire qualche riflesso nella notte umida.
(da Treno di panna - Andrea De Carlo)

Commenti

  1. Teston08:18

    Mi sembra di essere sopra "quella collina" e guardare verso il basso le nostre azioni quotidiane. Quasi distaccarmi da quella umanità per credere di stare nel mio paradiso. Ciao ci vediamo

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