
Ieri pomeriggio ero in garage che sistemavo alcuni scatoloni. D'improvviso mi è capitato tra le mani un quaderno, sapete quei quaderni di una volta con la copertina cartonata nera che si usavano per andare a scuola? Ebbene proprio lui.Non potete immaginare la mia sorpresa era il quaderno delle ricette di nonna Lucia. Sono passati ormai 25 anni da quando la nonna ha lasciato questo mondo e proprio non ricordavo più l'esistenza del quaderno. Prima mi sono chiesto come mai ce l'avevo io ma, forse, dato da mia mamma o forse capitato per caso quando abbiamo svuotato la casa dove abitava appena dopo la sua morte. Fatto stà che l'ho aperto e cominciato a leggere le ricette scritte da nonna, in dialetto veneziano naturalmente e, mi sono soffermato su una in particolare. Mi sono documentato storicamente su questa ricetta e perciò, prima di farvela conoscere, vi racconterò della leggenda di come è nata.
Il pane in Veneto non si limitava ad accompagnare le pietanze, ma era parte fondamentale di un antico dolce veneziano, la torta Nicolotta, di umili origini e della leggenda che si perde nella notte dei tempi. In passato, nella città di Venezia, in occasioni delle feste patronali, ogni parrocchia inventava un piatto proprio, che poi diventava nel tempo a uso e consumo di tutta la città. Una delle parrocchie più importanti era quella di San Nicolò i cui abitanti, in gran parte pescatori, venivano chiamati Nicolotti ed erano antiche rivali degli abitanti di Castello, i Castellani. Verso il '600, quando la Repubblica iniziò a perdere le proprie ricchezze, molte persone benestanti si videro costrette ad abbandonare case e palazzi per trasferirsi nella parrocchia e vivere in povertà,che presto aguzzò l'ingegno.Per la sollennità del Patrono, le donne nicolotte inventarono una torta davvero speciale a base di pane raffermo, uova, uvetta, pinoli e zucchero. La farina veniva appunto sostituita dagli avanzi di pane o, nei periodi più duri, dalla polenta. Fonte : Tradizioni e leggende di Venezia
Eccovi la ricetta :
Ingredienti :300g di pane raffermo senza crosta, 1 litro di latte, 5 uova, 50 g. di farina, 200 g di zucchero, 100 g di burro, 100 g di uvetta sultanina, 50 g di cedro candito, 50 g di pinoli, 2 cucchiai di rhum, burro e pangrattato per lo stampo.
Preparazione :
Mettere l'uvetta ad ammollare in una tazza d'acqua tiepida. Spezzettare il pane e metterlo a bagno nel latte, lasciandolo fino a quando sarà completamente ammorbidito. Rompere le uova in una ciotola, unire lo zucchero e lavorare con un cucchiaio di legno fino ad avere un composto biancastro e spumoso. Spappolare bene pane e latte con una frusta fino a farli diventare come una crema. Unire le uova sbattute con lo zucchero, la farina setacciata, il burro fuso, l'uvetta, scolata e asciugata, i pinoli, il cedro tagliato a dadini e il rhum. Mescolare con cura e versare il composto in una tortiera imburrata e rivestita di pangrattato. Mettere la torta nel forno già caldo a 180° e lasciarla cuocere per un'ora abbondante, fino a quando si sarà formata una crosticina scura. La torta va servita tiepida o fredda.
Che belli i quaderni ritrovati!
RispondiEliminaMolto interessante la storia delle chiese e delle tradizioni di Venezia, adoro questo rivedere il passato storico, andandolo a cercare tra il popolo e le leggende...
La torta, mi ricordo che insieme a mia madre la facevamo, escludendo però gli ingredienti del cedro candito e del rum; e si chiamava Torta di pane.
Grazie Errebi, se la rifaccio, terrò a mente i due ingredienti in più.
Ciao,
Lara
Pensa Lara che io non lo mai mangiata. Adesso che ho ritrovato quel quaderno di nonna Lucia assieme a mia moglie vedremo di realizzare qualcuna di quelle ricette tra cui la torta Nicolotta. Ciao alla prossima
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