Frammenti di me

Spesso, troppe volte ci passo. Giro lo sguardo e la osservo. Qual portone in ferro battuto, l’androne con l’alto soffitto…era la casa dei nonni da un bel po’ non lo è più. Guardo sempre quel terrazzo all’ultimo piano e la finestra a fianco dove stava la camera da letto dei nonni. C’è un po’ di quello che ero dentro a quella casa, c’è un po’ della storia della mia famiglia. Quante scale si dovevano fare per arrivare fino a casa ora, ci sono ritornato tempo fa, così per curiosità, mi sembrano meno della metà. Davanti a quella porta sono ritornato bambino bastava che pigiassi il campanello per farlo squillare e, chissà, se sarebbe come un tempo comparsa alla porta la nonna. Sono rimasto li appoggiato alla parete del vano scale ad osservare nel silenzio a vedermi come ero ed adesso non sono più. E così all’improvviso sono entrato la dove mancavo da quanto non so. In ogni stanza è rimasto un pezzettino di me e sono là seduto nel corridoio mentre in cucina sento le voci della nonna e della mamma. Stò leggendo Topolino lentamente senza fretta mentre mio fratello e mia cugina corrono su e giù per il corridoio giocando a rimpiattino. Ora invece mi rivedo un po’ più grande quando la casa dei nonni diventava il mio rifugio dopo una litigata con papà. Seduto in salotto mentre aspetto il the con i biscotti e si apriva la porta d’ingresso per l’arrivo del nonno. Poi d’improvviso il ritorno al presente e quella porta chiusa, il silenzio intorno, una radio lontana che annuncia una primavera piovosa. Eppure quante volte ci ritorno e quante volte vorrei salire ancora quelle scale ma loro sono partiti ormai tanto tempo fa. Eppure è come ci fossero e come cantava Guccini tanti anni fa : “ Invecchio…e tu ritrovi là le tue radici “.

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