Eh si, questa sera lo aspetteremo per un abbraccio comune. Carla, i suoi amici Jacopo, Samuele, Pietro, Marco, i nostri amici e le tante persone che ci hanno aiutato. Che non conoscevamo e che sono diventati tanto importanti. Nell’immaginario ad attenderlo ci saranno anche il personale paramedico e i fisioterapisti del San Camillo, del centro E.Medea “La Nostra Famiglia” di Lecco, del centro “La Nostra Famiglia” di Pieve di Soligo,i medici del reparto rianimazione, neurochirurgia e malattie infettive dell’ospedale Umberto I di Mestre. E lontano nascosto nell’ombra…nonno Luciano che manca ormai da troppo tempo ma che sicuramente questa storia la conosce. Un abbraccio corale per dirgli : “Ben tornato”. Una storia lunga, tormentata, difficile…una storia che chissà mai quando avrà fine. Una storia condita da minacce, false verità, verità dure, verità che hanno cambiato la vita della mia famiglia. Un breve periodo, un assaporare la quotidianità che gli manca da troppo tempo…sentire ancora che tutti quelli che gli vogliono bene sono qui. Flash fotografici mi passano in questo momento davanti agli occhi…l’ospedale di Mestre, la speranza del periodo della rianimazione, l’intervento, la paura del tempo in malattie infettive, il tempo del trasferimento che non veniva mai da neurochirurgia, i primi momenti al San Camillo, la stabilizzazione, i miglioramenti, ancora le difficoltà e la partecipazione. Tanta partecipazione Lidia, Claudio, Roberta, Maurizio, Stefania, Luca, Silvia, i miei colleghi di lavoro, le colleghe di lavoro di mia moglie, Mauro e Cristina, Francesco, Sara, Lauretta e ancora tanti altri. Lo chiamerei un esercito di gente amica nel vero senso della parola. Un breve periodo e grazie all’interessamento del presidente della regione Veneto Galan, della dott.ssa Baccarin e dell’unione italiana ciechi in persona del professor Scalise, un nuovo percorso, una nuova speranza, un ennesimo tentativo per dare le ultime chance di un qualcosa di più a Federico. Tutto non sarebbe comunque stato realizzato se la dott.ssa Gerdina dell’istituto per ciechi, che prossimamente ospiterà Federico, non avesse voluto credere in mio figlio, nelle sue possibilità contro tutte le avversità e l’ottusità scientifica della nostra medicina da manuale delle Giovani Marmotte. Se lui ce la farà e riuscirà ad ottenere ancora più autonomia nel proprio vivere, sarà un ennesima dimostrazione di come l’imponderabile non ha limiti, dove “il dogma” non è infallibile e dove il dubbio aleggia sovrano. Un ritorno, un ritorno che quella sera del 31 Gennaio 2008 non era nemmeno pensabile se non in un reparto di lunga degenza, se non da vegetale. Un bentornato Federico, un bertonato dal tuo papà…certo ci sarò anch’io.Ti abbraccerò per ultimo e ci daremo un “batti cinque”…perché contro la logica e la sfiducia contro tutto e tutti ce l’hai fatta. 01 ottobre 2009
Un abbraccio per Federico
Eh si, questa sera lo aspetteremo per un abbraccio comune. Carla, i suoi amici Jacopo, Samuele, Pietro, Marco, i nostri amici e le tante persone che ci hanno aiutato. Che non conoscevamo e che sono diventati tanto importanti. Nell’immaginario ad attenderlo ci saranno anche il personale paramedico e i fisioterapisti del San Camillo, del centro E.Medea “La Nostra Famiglia” di Lecco, del centro “La Nostra Famiglia” di Pieve di Soligo,i medici del reparto rianimazione, neurochirurgia e malattie infettive dell’ospedale Umberto I di Mestre. E lontano nascosto nell’ombra…nonno Luciano che manca ormai da troppo tempo ma che sicuramente questa storia la conosce. Un abbraccio corale per dirgli : “Ben tornato”. Una storia lunga, tormentata, difficile…una storia che chissà mai quando avrà fine. Una storia condita da minacce, false verità, verità dure, verità che hanno cambiato la vita della mia famiglia. Un breve periodo, un assaporare la quotidianità che gli manca da troppo tempo…sentire ancora che tutti quelli che gli vogliono bene sono qui. Flash fotografici mi passano in questo momento davanti agli occhi…l’ospedale di Mestre, la speranza del periodo della rianimazione, l’intervento, la paura del tempo in malattie infettive, il tempo del trasferimento che non veniva mai da neurochirurgia, i primi momenti al San Camillo, la stabilizzazione, i miglioramenti, ancora le difficoltà e la partecipazione. Tanta partecipazione Lidia, Claudio, Roberta, Maurizio, Stefania, Luca, Silvia, i miei colleghi di lavoro, le colleghe di lavoro di mia moglie, Mauro e Cristina, Francesco, Sara, Lauretta e ancora tanti altri. Lo chiamerei un esercito di gente amica nel vero senso della parola. Un breve periodo e grazie all’interessamento del presidente della regione Veneto Galan, della dott.ssa Baccarin e dell’unione italiana ciechi in persona del professor Scalise, un nuovo percorso, una nuova speranza, un ennesimo tentativo per dare le ultime chance di un qualcosa di più a Federico. Tutto non sarebbe comunque stato realizzato se la dott.ssa Gerdina dell’istituto per ciechi, che prossimamente ospiterà Federico, non avesse voluto credere in mio figlio, nelle sue possibilità contro tutte le avversità e l’ottusità scientifica della nostra medicina da manuale delle Giovani Marmotte. Se lui ce la farà e riuscirà ad ottenere ancora più autonomia nel proprio vivere, sarà un ennesima dimostrazione di come l’imponderabile non ha limiti, dove “il dogma” non è infallibile e dove il dubbio aleggia sovrano. Un ritorno, un ritorno che quella sera del 31 Gennaio 2008 non era nemmeno pensabile se non in un reparto di lunga degenza, se non da vegetale. Un bentornato Federico, un bertonato dal tuo papà…certo ci sarò anch’io.Ti abbraccerò per ultimo e ci daremo un “batti cinque”…perché contro la logica e la sfiducia contro tutto e tutti ce l’hai fatta.
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