La famiglia

La famiglia era originaria di Milano e da poco si era trasferita dal centro alla periferia della città all’inizio degli anni ’70 in una ex strada di campagna in quel periodo già completamente urbanizzata. Una piccola palazzina qualunque, due piani: piano terra abitato dalla famiglia, 70 metri quadrati, cinque persone, piano superiore abitato da una signora anziana sola accudita ogni tanto dal figlio. Una vita qualunque caratterizzata dalla convinzione di essere la famiglia modello. Tre sorelle, indaffarate nei loro interessi, Virginia, la più vecchia, taciturna, insofferente del rigido clima familiare, soprannominata la Sfinge, Clara, la mezzana, tutta esteriorità, inculturata e sempre attenta a difendere i propri interessi, una piccola Marta Marzotto pronta a cogliere la mondanità come elemento base della sua vita. Elena, l’ultima, la “piccola”, trascurata e presa in poca considerazione, se non quando doveva essere redarguita. Giulio, il papà, imbevuto di retorica del ventennio fascista, impiegato presso una fabbrica alle porte di Milano, si porta dietro il fardello del troppo amore verso la famiglia dove è nato, riversando sulla “famiglia” il peso del confronto. Mamma Silvia, nata in un paese contadino, da una famiglia contadina, indottrinata dal peggiore insegnamento ecclesiastico dei primi anni ’30, vede la “famiglia” come un dovere, non riversa amore ne al marito, ne alle figlie ma crede di insegnare a vivere alle stesse. Sottomessa al marito Giulio, vede il rapporto sessuale come un dovere riversando il proprio disgusto nel farlo verso le figlie. Anzi, nella famiglia, il sesso diventa un tabù. La famiglia non si accorge di essere una “famiglia normale” normalmente infelice e insoddisfatta. Giulio pensa che il segreto per essere felici stia “nell’ignorare del tutto tante cose”. Quando sua figlia Virginia gli si rivolta contro, nella famiglia succedono cose difficili da ignorare. La macchina della rivolta innesca reazioni imprevedibili e manda in crisi la maturità del presente e del futuro. Giulio, con la complicità di Silvia, ignora e pone su di un piedistallo il proprio modello della “sua” famiglia. Neanche con il passare del tempo e con le manifestazioni di insofferenza della figlia maggiore, con la continua ricerca dell’apparire della figlia Clara e con il continuo mettersi in discussione di Elena, Giulio apre gli occhi. Anzi rimane sempre un uomo riservato, prudente, non troppo cordiale. Parlare in famiglia dei propri problemi che esistono, secondo Giulio, può far nascere delle male chiacchere che incrinerebbero la facciata di “buona famiglia” a cui tiene tantissimo. Inconsciamente, sia Giulio che Silvia, pensano che nella maggior parte dei casi sia meglio ignorare i problemi e far finta di nulla. Non capiscono che ci sono cose che è impossibile ignorare così nasce la necessità di rivalsa da parte di Clara, che si sposa il futuro ingegnere, per dimostrare a tutti che lei è arrivata, e che ha le possibilità. Frequenta gente di un certo livello, feste “in”, veste alla moda, passa il suo tempo a fare shopping, sempre indaffarata, non ha mai tempo ma, non lo vuole avere perché se si fermasse comincerebbe a pensare e, pensare le farebbe male, la tormenta un mal di testa insopportabile ma, la facciata è quello che conta, come il padre Giulio. Resiste anche al tradimento del marito, meglio con le corna che ritornare ad essere una qualunque. Virginia, un marito eternamente agitato, due figli , la ragazza , Marta, impegnata negli studi fino alla tarda maturità, nel giro della parrocchia del paese, carina ma alquanto bigotta. Comunque piace e sposa Andrea, anche lui nel giro della parrocchia. Anche lei come la zia, tradita, ma non lo sa, poco prima di sposarsi…il regalo di nozze di Andrea. Il ragazzo, Matteo, semplice, senza tanti grilli per la testa, probabilmente esasperato dal modello della sorella. Se ne frega e fa la sua vita non rinunciando, però, ogniqualvolta si renda necessario, a rientrare nei ranghi. Si trova ancora “la famiglia” ma sempre più di rado, per i pranzi di natale, dove si parla di tutto ma fondamentalmente di niente. Dove il buon esempio del loro vivere viene continuamente messo a confronto con le famiglie degli altri. Clara che si ritiene appagata e felice di avere il marito che ha e una figlia, Paola, indirizzata dal suo insegnamento, a emulare i comportamenti della “famiglia”, orgoglio, mancanza di scrupoli, arrivista e secchiona al punto giusto. Fidanzata con Filippo, più giovane di lei, naturalmente un ragazzo di buona famiglia, si sente la sua guida, quasi più una maestra che la sua ragazza. Virginia che farebbe volentieri a meno di queste false riunioni e Elena, l’ultima, dal cuore d’oro. Sposa Claudio, contro la volontà generale della famiglia, uno sfigato pieno di problemi, uscito da una famiglia che non è nemmeno classificabile per la “famiglia”. Ma Elena ci crede, gli vuole bene, corrisposta naturalmente, ma sono visti come fumo negli occhi, rovinano la piazza, non hanno il curriculum vitae. E’ un susseguirsi di consigli, di insegnamenti, di pratiche di bon-ton. Non li lasciano fare la loro vita e, Claudio, entra in depressione in un momento difficile con un bambino in età infantile e il loro matrimonio appena partito. Non riesce a fare il padre e Elena, a ragione, si sente sola e, spera nell’aiuto della famiglia, lo cerca l’aiuto ma, viene respinta con disprezzo. Mai scardinare i principi di base “perfetti” della famiglia. Un vorticoso girotondo di falsità, di mezze parole, di accuse fino all’ultimo dramma. Succede qualcosa di irreparabile, di tragico. Nessuno era pronto. Solo i diretti interessati Elena e Claudio reagiscono innescando delle reazioni a catena che renderanno un po’ meno tragico l’esito finale del dramma. E “la famiglia” si spacca, o forse, più realisticamente si mostra come è veramente. Indifferente, cinica, conservatrice delle proprie conquiste e poco alla volta si scioglie al vento. Giulio è ormai anziano, pieno dei problemi dell’età, diventa ancora di più accentratore e menefreghista, Silvia, grande commediante, sembra essere la più vicina alla figlia Elena ma, in realtà è tutta una facciata. Virginia, la sfinge, da grande dimostrazione della sua imperturbabilità e prende tutto con la massima naturalezza. Il marito di lei analizza la situazione molto materialisticamente e cerca di trovare una soluzione con il minimo danno. Clara dimostra tutta la sua fragilità e l’impreparazione a vivere dei momenti di grande difficoltà, l’ingegnere cerca di svincolare con stile e con il minimo danno. Ma…tutto si è rotto e non si riparerà mai. L’alone di perfezione però, è ancora in prima fila. La famiglia è un esempio e, dicendola con le parole di Giulio : “ Errare umano est !”
Errebi

Commenti

  1. Quanto è italiano questo racconto!
    (Ora: non so se tu veda/abbia visto Boris, ma, ecco, io non sono Stanis Larochelle. Voglio dire che questo aggettivo non ha connotazioni negative; io adoro la letteratura italiana).
    Mi ricordi certe atmosfere di Moravia o di Svevo. Bello, molto bello.

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  2. Grazie Silas. Devi sapere che quello che ho scritto, purtroppo, viene da fatti realmente accaduti chiaramente ho cambiato i nomi dei personaggi ma, tutto quello che c'è dentro è VERO.

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