21 settembre 2009

608 giorni dopo...si ritorna a casa

Ritorno a casa…Federico rientra nel suo mondo che aveva abbandonato quella sera del 31 Gennaio 2008. Sto cercando di immedesimarmi in lui, di entrare nei suoi pensieri, di capire quello che può pensare, se sarà in grado di farlo, quando metterà piedi definitivamente a casa senza dover ritornare nel breve periodo in un istituto di riabilitazione. Ci provo, non sarà facile e non vorrei vedere il tutto dall’esterno ma entrare, partecipare, conoscere non come pensa tanta gente : “ Sei tornato a casa – La vita ricomincia…troppo facile “. Forse non ci riuscirò ma ci provo lo stesso, lo voglio fare per LUI
Federico…a casa Sua…“ Ormai l’incidente è successo, sono rimasto in vita, non sono più quello di prima ma, sono VIVO. Mi sento sconfitto e con mille dubbi sulla testa. Non ricordo la stanza d’ospedale dove ero ricoverato, non ricordo il primo istituto di riabilitazione, ho vaghi ricordi del trasferimento ad un altro istituto, ho vissuto, ma, distrattamente il periodo ultimo prima del rientro a casa. Dell’incidente non ricordo nulla , ero in costante pericolo di vita, la vista ridotta a zero ,come attualmente del resto, trauma cranico con sfondamento e interessamento facciale…ero nella nebbia, più precisamente non c’ero…o sembrava non ci fossi. Avevo superato la prima notte, poi la seconda e la terza, e questa era già una buona cosa. Era un vivai di medici continuo, pure divertente. No non avevo paura, neanche un filo, sapevo che fuori anche se lontani c’erano mamma e papà. Chissà cosa è successo quella sera, alle 7 di sera…non lo saprò mai o, forse, lo verrò a sapere ma, non vorrò mai ricordarlo. La quarta notte la testa mi scoppiava…cranioctomia decompressiva, la mia testa era piena di bende ma, non sentivo male o forse non mi accorgevo, l’importante che mamma e papà fossero con me. Una parte del mio cervello non era più protetta dall’osso del cranio ma, poteva liberamente espandersi senza creare danni alla mia pressione cranica. Se dovessi rivedermi disteso in quel letto ero costantemente attaccato a flebo, a macchinari vari della quale non ho mai conosciuto l’utilità ma sicuramente necessari. Serve tempo pensavo tra me e me, comunque sia che si parli di me o di un altro paziente, il riassunto è sempre quello, sono su un letto d’ospedale, ho subito un trauma enorme, pieno di male fino oltre il tollerabile, tanto che neanche lo senti, percepisco la disperazione di chi mi sta vicino, devo fare i conti anche con loro. Al mio corpo è stato inflitto uno stress inimmaginabile, cioè il tipo di incidente che nella maggior parte dei casi è letale. Allora bisogna incominciare a guardare avanti, stimolare la mente a guardare avanti, reagire subito immediatamente…anche se sono nella nebbia. Venticinque giorni di rianimazione, un mese e mezzo di malattie infettive, un mese di neurochirurgia. Per me non c’era speranza…VEGETALE. Solo mamma a papà ci credono e, con la forza della disperazione, vengo mandato in un istituto di riabilitazione. Nove mesi, rieducazione funzionale ma, non c’ero ancora, sentivo, toccavo, mamma e papà con me…ancora nebbia. Nebbia assoluta peggio di quella che avevo nei miei occhi. Il trauma cranico aveva fatto i suoi effetti ma non volevo sentirmi sconfitto. Mi stancavo con nulla, l’unica nota positiva era che durante il giorno non ero più disteso a letto ma, seduto su una carrozzina. La mia tonalità muscolare era sparita…volevo camminare ma, non ci riuscivo. Allora c’era la mamma con me, grande mamma, mamma coraggio, mamma tutto, mamma…mamma. Solo la notte non c’era e io inconsciamente ne sentivo l’enorme mancanza. Papà, anche se non c’era durante la settimana,veniva al sabato e alla domenica era come fosse li con me, un papà nuovo, un papà che non avevo mai avuto. Poi le prime parole, il primo rispondere a papà al telefonino, l’ascoltare la musica con il lettore cd portatile, capire chi c’era e chi non c’era e ogni tanto il ritorno alla nebbia. Che bello rivedermi in piedi, anche se sostenuto, avrei voluto piangere. Ricordo ancora il primo passo sul corridoio dell’istituto sostenuto dal mio fisioterapista, non so quanto sudore mi sia costato, ma piano piano lo esegui, poi un secondo e un terzo. Ormai, assieme alla mamma giravo per i reparti in carrozzina e cantavo, come un pazzo, mi sembrava di essere chissà cosa. Arrivò anche il giorno della prima uscita, a casa dei nonni materni e del primo viaggio per il trasferimento a Lecco. Qui la nebbia cominciò lentamente ma costantemente a diradarsi anche se, in verità, la mia memoria, ancora adesso, è per lo più avvolta nella nebbia. Arrivò anche la primavera, non avevo mai camminato fuori dalla palestra di rieducazione, ma quel giorno, con papà, c’era una sfida da vincere, il mio obiettivo doveva essere centrato. Con il papà che mi teneva la mano, anzi, mi sorreggeva con la sua mano nella mia, un passo e poi un altro arrivai all’uscita dell’istituto, feci un mini scalino di qualche centimetro non so quanta energia sprecai…ma ero uscito in piedi all’aria aperta. Papà non portò la carrozzina mi disse . “ Devi cavartela così con quel che avevo…le mie gambe. Un impresa titanica ritornare alla stanza : “ Voglio la mia carrozzina “ dicevo – “ Arrivati alla tua stanza la trovi “ – diceva papà. E così lentamente, tra un passaggio in logopedia, in riabilitazione motoria, in laboratorio occupazionale, il sabato e la domenica in permesso a casa, e ora…Casa. Non è la vecchia casa dove sono nato e ho vissuto la mia infanzia, la mia adolescenza e non ho avuto il tempo di vivere la mia maturità…è un’altra a misura dei miei handicap. Deve ancora entrarmi dentro, deve ancora farsi conoscere, e la potrò conoscere solo al tatto. Non potrò vederla mai, non potrò neanche sentirne l’odore, oltre alla vista non mi funziona neanche l’olfatto. Spero di riuscire a viverla sapendo che vicino a me ci saranno sempre e comunque mamma e papà…tanti carissimi amici che certamente mi aiuteranno perché il cammino non è ancora finito, perché il cammino, lo so, non finirà mai, perché devo riuscire a riprendermi per la seconda volta la mia Vita.

1 commenti:

  1. Anonimo20:49

    Ciao Fede, sono Fabio non vedente di Riese Pio X. Ho letto tutto il post di un fiato, mi sono tornati alla memoria tanti momenti tristi e l'incidente. Forza, ci vuole tempo ma " la battaglia non si perderà mai ". Sulla email di tuo papà lascio il mio recapito telefonico se ti farà piacere perchè non incontrarci ? Ciao e chi la dura la vince.

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