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Ricordando Valerio

Ero disteso sul letto. D’improvviso…la voglia di scrivere. Mi alzo, incredibilmente mi accendo una sigaretta, io non fumo…adagio le mani sulla tastiera del pc dimenticato acceso. Pc per la musica, pc per comunicare…ed infine pc per scrivere. E’ quello che stò cercando di fare mentre, la sigaretta è già finita. E incomincio così : Ero disteso sul letto. Stavo pensando a Federico proprio lo scorso venerdì lo avevo sognato…in ospedale. Se accarezzate le pareti degli ospedali vi accorgerete che trasudano lamenti, dolore, pianto,gioia,speranza…rassegnazione. Che fine avranno fatto tutte quelle persone compagne di sofferenza di mio figlio ? Che fine i familiari con cui si era condiviso quel momento di vita ? L’uomo per sua stessa natura esorcizza il periodo della sofferenza tendendo a dimenticare ciò che gli è accaduto, e forse è un bene ma lo è…proprio. Quanti punti interrogativi…devo entrare in una nuova fase di soluzione del problema che mi si è creato con quel brutto incidente stradale di Federico. Nella camera di ospedale dove ha vissuto mio figlio per molto tempo, insieme a lui un viados pieno di non so quali problemi, un gay malato di fegato, un ragazzo quarantenne malato di aids, Valerio, simpatico e chiacchierone. Federico non era presente, era come non ci fosse, a causa del trauma cranico e colpito da un virus che a detta dei medici, qualche tempo fa lo avrebbe portato a morte sicura. Valerio mi ha raccontato la sua storia, della sua famiglia, di sua moglie, del centro di recupero per tossicodipendenti in cui era ospitato e di cui era diventato uno dei responsabili…poi…la morte della moglie e…la malattia. Poi lentamente ma inesorabilmente quel suo mancare ogni giorno di più, quella sua fatica di vivere la vita, e spegnersi senza nessuno, solo con noi Carla, Federico e me. A tutt’oggi lo ricordo ancora con quel suo andare barcollante, quella sua estrema necessità di aggrapparsi a qualcuno, quel suo cercare il perché di quella sua vita. Ne è passato del tempo e diciamo anche le giornate buie e della sofferenza sono passate, anche se lentamente, sta arrivando l’autunno, incominceranno a cadere le foglie, tra un pò Federico ritornerà a casa ma... il mio amico Valerio è lassù tra le nuvole. L’uomo quando soffre insieme solidarizza e poi con il tempo tende a dimenticare, non per cattiveria, per ricominciare a vivere, in modo diverso, con i pensieri diversi , con paure diverse, guardando il mondo con occhi diversi. Mentre ero all’ospedale ho osservato i volti di tanti , erano dei libri e ne ho letto la trama, ed ho appreso delle notizie, ed ho ammirato la bellezza di un tramonto stampato nel volto di chi ha visto, vissuto e stava abbandonando la vita. Ho guardato Valerio, il suo volto e ne ho captato le emozioni ed ho visto qualcosa che nessuno potrà mai scoprire e che solo io porto nel cuore.

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