Un vecchio amico

Cammino verso la destinazione…appuntamento di lavoro. Il giovedì mattina il centro di Bassano è affollato…c’è il mercato. Costeggio la chiesa, la valigetta del lavoro comincia a darmi fastidio…dietro l’angolo lo vedo da lontano, jeans e camicia con impermeabile blu , non sarà mica il solito di trent’anni fa ? Mi vede anche lui, all’inizio mi guarda e basta, poi mi riconosce…leggo l’entusiasmo nei suoi occhi e credo lui lo legga nei miei.
Mi viene incontro…gli sorrido…ci guardiamo...un abbraccio e un signore : “ Amici ? “ E noi : “ Si vecchi compagni di tante partite di pallone “. Già un vecchio amico di un po’ di tempo fa. Quasi un fratello maggiore…due anni più di me. Siamo entrati in un bar del centro e…davanti ad un boccale di birra abbiamo riassaporato il buonumore di quel tempo. Così mi è ritornato in mente di quella volta che aveva voluto inseguire una ragazza molto più vecchia di lui biondina, un po’ grassoccia…con le poche valigie che aveva si fece accompagnare al treno e mi lasciò le chiavi di casa, dicendo . “ Ti possono servire ( a quei tempi abitavo ancora con i miei )…fammi solo un favore che ho il dubbio di aver lasciato il rubinetto del lavandino del bagno aperto…adesso è tardi ma, domani appena puoi vai a vedere “.
Non rispettai l’impegno il giorno dopo, preso come ero da altre faccende. Solo a tarda sera mi ricordai del rubinetto. Preso dai sensi di colpa, per l’eventuale allagamento che non mi ero curato di evitare, mi recai verso la tana del lupo.
Era un piccolo appartamento, due stanze più bagno, in una laterale di via Roma (Spinea), in una palazzina malandata della metà degli ’50. Per arrivarci si dovevano fare due rampe di scale senza nessuna finestra. Cercai invano di accendere la luce ma, l’interruttore non c’era più…Così alla poca luce che proveniva dalla porta presi a salire le scale che conducevano all’appartamento. Appena ebbi superato la prima rampa e svoltai l’angolo per accedere alla seconda, il sangue mi si ghiaccio nelle vene…Una figura strana, appoggiata ai piedi della porta di ingresso con il capo reclinato e in una posa del tutto innaturale…con un coltello piantato nello sterno. Ero fuori di me, mentre pensieri veloci come lampi di luce inseguivano una spiegazione logica. All’improvviso mi accorsi che quella figura indossava gli indumenti di colui (Tiziano) che la sera prima avevo accompagnato al treno : come poteva…adesso essere lì con una lama piantata nel petto ? Poi, per fortuna, gli occhi abituatesi all’oscurità…un semplice pupazzo di rami secchi e paglia. Uno scherzo…ben congegnato che, grazie alla mia dimenticanza (visto di giorno probabilmente sarebbe apparso meno realistico ) aveva sortito l’effetto migliore.
Così, mentre ancora ne ridevamo assieme, gustando il sapore della birra, non potevo fare a meno di riflettere sull’innegabile saggezza del vecchio detto . “ Dagli amici mi guardi Iddio…!!! “

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