Passa ai contenuti principali

Romanzo

La mia generazione
(L'Italia del boom economico e il ragazzo degli anni '70) Post n° 3
...continua.Non sono mai andato alla scuola materna, i due asili mestrini che si fronteggiavano attraverso via Rio Cimetto, dove correva il rio omonimo, gli ho visti solo dall'esterno. Sul lato vicino alla chiesa parrocchiale stavano le suore (mi sembra di ricordarmi Ancelle delle Carità); sul lato del rio la scuola materna comunale. L'asilo delle suore era più imponente, e l'edificio appariva ben mantenuto. L'asilo comunale era alloggiato in una bassa costruzioe, penso d'epoca fascista, sfuggito, fino a quel momento alle mire di successivi assessori all'urbanistica. Anche se non homai avuto l'occasione di entrarci, l'asilo delle suore mi ha sempre dato un'aria di severità mentre, l'asilo comunale mi trasmetteva un'idea di gioia e buonumore. Ragionandoci ora, sospetto che esistesse una certa rivalità tra l'asilo laico e l'asilo religioso, ma non ero mai venuto a conoscenza. Quattro anni erano pochi per capire se, questa rivalità esistesse per davvero. Ho frequentato, invece, le scuole elementari di Rio Cimetto (S. Barbara), avevo 6 anni quando sono stato iscritto per la prima volta. Gli esordi sono stati sereni. Non ci misi molto tempo a farmi degli amici, due soprattutto, ognuno con la sua brava specializzazione. Walter, bruno, aritmetica, Claudio, biondo, attività manuali e pratiche. Io chiacchieravo piuttosto bene, avevo una particolare inclinazione per l'italiano, e fungevo da portavoce del gruppo. La classe era composta solo da bambini, non sono stato uno dei pochi fortunati di quel tempo a riuscire ad entrare in una delle prime classi miste dell'epoca. Nonostante questo le bambie le trovavamo lo stesso., due in modo particolare: Sonia e Fiorella. La prima dolce e con gli occhi azzurri; la seconda atletica e spigliata. Di loro, a rotazione, ci innamoravamo: sognavamo di salvarle dai pericoli, peccato che non ce ne fossero.
Alla scuola di Rio Cimetto ci attendeva la maestra (ina) vedova e sempre vestita di nero, penso prossima alla pensione perchè il secondo anno non c'era più. La scuola inizialmente era alloggiata presso la parrocchia, un vecchio stabile con grandi finestre, soffitti alti e scale vertiginose. Indossavamo grembiuli neri, colletti rigidi e fiocchi blu (le femmine, rosso) che mi facevano sentire come un uovo pasquale semovente., ma impedivano l'insana competizione nel vestiario che oggi sconvolge le scuole elementari italiane, per colpa dei genitori e con la piena collaborazione dei bambini. Dell'aspetto didattico, ho poco da dire: a sei anni non si hanno opinioni in proposito ( mente a quarantacinque se ne hanno molte, ma spesso quelle sbagliate). Ricordo però che non abbiamo mai disegnato aste - un'altra prova che la nostra è stata una generazione spartiacque - bensì numeri e lettere dell'alfabeto. In questo campo avevo le mie preferenze. Non mi piacevano i punti esclamativi, avevo antipatia per la "e" minuscola, dovevamo scriverla con l'occhiello verticale. La mia vera avversione era tuttavia la "B" maiuscola. L'idea di una lettera con una pancia a sinistra e due pance a destra era ripugnante: ro spinto a disegnare due pance simili scrivendo così una "D", oppure quattro piccole pance, producendo un quadrifoglio che, purtroppo, non faceva parte dell'alfabeto italiano. La maestra Dina ha saputo però pazientare e alla fine ero uno dei più bravi in calligrafia. Era invece, meno paziente quando davo segni di insubordinazione; il che accadeva di frequente. La cosa preoccupante era questa: non erano ribellioni istintive, come schiacciare il cancellino sulla faccia del compagno di banco; bensì contestazioni. Se non sapevo cantare, uscivo dal coro, se il testo di un problema non mi riusciva lo dicevo e abbandonavo la prova, se non mi piaceva il soggetto assegnato per un disegno, lo cambiavo. Dei sussidiari, un nome che mi è sempre piaciuto, ricordo poco. Dubito però ne avessimo molti, la cartella la lanciavo con facilità (oggi occorre un culturista). Ricordo le illustrazioni: il bue, fratello della mucca e prezioso aiuto al contadino nel lavoro dei campi il monello, ragazzo maleducato che scrive sul muro una frase poco rispettosa, il negro, un uomo dalla pelle scurissima che viveva ancora allo stato selvaggio, la sedia, suppellettile indispensabile in ogni casa, e il televisore, uno dei più recenti ritrovati della scienza.
Non mi stupisce se alcuni della mia generazione, di li a qualche anno, abbiano scelto la contestazione violenta. Altre pubblicazioni erano meno utili alla nostra formazione scolastica, ma indispensabili alla nostra vita spirituale. Penso a Bleck Macigno, un fumetto con la forma di un libretto degli assegni, il cui protagonista portava un cappello di pelo e aveva l'aspetto di un macellaio scandinavo; e le mitiche figurine dei calciatori. Incollarle sull'album era un optional. Quello che mi interessava era il gioco. Dividevo le figurine per squadre e cominciavo interminabili partite sopra il tavolo della cucina di casa. Inevitabilmente parteggiavo per la mia squadra, il Milan, e difficilmente accettavo veisse sconfitta...continua

Commenti

Post popolari in questo blog

Sei un fiume forte, non ti perderai

[…] mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, […] e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava 'sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, […] c'è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c'è da non crederci, è che qualsiasi fiume, […], prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto, sbalorditivo, se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, […] è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto…

The Libertines