Le mie radici

Non è un giorno diverso dagli altri, in cui il mio pensiero ribelle mi porta a sfogliare il libro dei ricordi…ricordi dei nonni materni. Non mi vergogno a dirlo…quanti pianti e singhiozzi mi sommergono…forse più dei ricordi. Eppure , forse, non dovrei…non ho più l’età. Ricordi che si accavallano veloci come cavalloni in tempesta , quelli che mi porto dietro… da tanto tempo… da quando non ci sono più. Era da poco nato Federico, mio figlio. Alfredo e Lucia venivano al mondo agli inizi del ‘900. Si sono incontrati e innamorati poco più in la della fine della grande guerra, si sono stretti forte e nonostante tutto e tutti, sono restati insieme…”finchè morte” non li ha separati. Non sono stati solo i nonni delle coccole, il porto sicuro dove rifugiarsi, la fonte sicura di pace e serenità…sono stati molto di più. Ed oggi quel mi manca di più è quel rapporto così unico e speciale che avevamo…Alfredo e Lucia mi hanno lasciato un’icona dai colori indelebili del loro amore. Hanno vissuto la loro vita sempre mano nella mano, si sono accompagnati e sorretti l’un l’altro, alternandosi nel bisogno a fungere da “stampella” “pronto soccorso” o “infermiere-tampone” nei momenti in cui la vita ha chiesto loro spremute di cuore…Quel restare uniti e farsi forza, costi quel che costi, è un ancòra che mi porto dentro, un eco che mi ripeto ogni giorno cercando di seguire quel loro modo di vivere. Mio nonno Alfredo non ha fatto ne la prima guerra mondiale (troppo giovane) ne la seconda (riformato) . Mi raccontava delle sue vicissitudine, peggio che essere andato alla guerra…perseguitato dai fascisti…bastonato, per non aver voluto iscriversi al partito…senza lavoro. Attraverso i suoi occhi ho vissuto con lui, i suoi momenti peggiori, le sue paure di non farcela, la mancanza del lavoro…le difficoltà in cui si trovava la sua famiglia. Quei crampi allo stomaco, che confondevano e annebbiavano la mente, non sapeva più se erano per la fame, o per il terrore che…alla prossima bastonata…di morire. E’ stato un uomo permeato dalla sofferenza, da dove ha saputo far uscire la sua unicità. Mi tornano alla mente alcune sue parole : “ PIù sai, più vali nella vita ” “ Non arrestare mai la tua sete di sapere “ “ Non vendere mai la tua libertà per un pezzo di pane “. La nonna, Lucia, non so se lo avesse amato dal primo momento. Non so più quante volte ho sentito la storia del loro primo incontro, di come mio nonno l’avesse corteggiata, di come avesse chiesto il permesso alla mamma di mia nonna per poterla frequentare. Mi faceva strano, i loro appuntamenti , non erano mai da soli ma in presenza della mia bisnonna. Nonna Lucia era una cara nonna fino agli ultimi giorni…ricordo i suoi lineamenti, il suo dolore ai piedi nel camminare, la sua parlata in dialetto veneziano, la sua malinconia per la sua Venezia che aveva lasciato per spostarsi in terraferma (Marghera). Lei mi diceva sempre : “ Forza e coraggio non ti abbattere mai, non lasciare ai momenti no, di avere la meglio su di te, stringi i denti…“ “ Non ti curar di loro, ma guarda e passa “ E con quello che è accaduto a Federico questa voce era sempre con me. Mi piacerebbe sentirla ancora per davvero la sua voce…sentire i suoi consigli, quei sassolini di saggezza che mi donava in eredità. Una nuvola ripiena di ricordi che ho nel mio cuore e nella mia mente come un impasto tra lacrime e farina, zucchero e uova di un dolce che non potrò mai più assaggiare.

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