Dialogando con le persone anziane

Karen Blixen, nella Mia Africa, racconta una storia che le veniva narrata da bambina :...una notte, un uomo che viveva nei pressi di uno stagno viene svegliato da un terribile fragore: è l'argine che stà cedendo. Si precipita a tappare la falla correndo di quà e di là e, quando ha finito, se ne torna a letto. Al mattino, affacciandosi alla finestra, vede che i suoi passi disordinati hanno creato sul terreno il disegno di una cicogna. O per meglio dire la bellissima immagine di una cicogna tracciatasul terreno dal suo arrancare affannato e scomposto nel buio. "Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno, una cicogna ?" Si chiede la Blixen. Penso che questa domanda ce la facciamo in molti soprattutto quado si comincia a fare un bilancio della propria esistenza. Ma quando si diventa vecchi la domanda si può fare più stressante ed insistente. Spesso mi capita di vedere mia mamma pensierosa, a volte i suoi occhi si inumidiscono, le sue labbra tremano come se volesse dire qualcosa e le parole si fermassero senza riuscire ad essere pronunciate. La vita se ne stà andando...e penso . "E' riuscita a fare tutto quello che voleva o invece gli è sfuggito per sempre ? " La guardo impotente. Nonostante tutto è sempre stata una donna forte, non sò dove trovare le parole...mi sento a disagio. La porto allora pian piano a parlare di quando eravamo tutti nella stessa casa lei, papà, i fratelli, di tempi lontani che del resto lei ama ricordare. E così si lascia andare ai ricordi, anche a quelli brutti, ma, qualcosa rimane in sospeso e so che poi, lo riprenderà in solitudine. Uscendo da casa sua, mi porto dentro quella malinconia che non ho saputo consolare ne ascoltare. Trovo difficile accettare l'inveccihamento di chi mi ha cresciuto e da cui mi sono sentito difeso e protetto e, a volte, è impossibile ritrovare quel dialogo e quella confidenza che non ci sono mai state prima. Cosa rimane allora...se abbiamo perso l'abitudine ad ascoltare, non solo dal linguaggio, ma dagli sguardi, dal gesto, dallo stesso silenzio. Non ascoltiamo più, siamo sempre di corsa, viviamo troppo spesso la dimensione del presente perdendo i nostri legami col passato che soli potrebbero restituirci anche la capacità di progettare il futuro.

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