Milioni di italiani cresciuti con il sogno del 13

Uno, ics, due : vittoria,pareggio,sconfitta. E' il 1946 e l'Italia gioca la prima schedina. L'idea è di un giornalista triestino, Massimo Della Pergola. L'Italia è alla fame. E' talmente povera, scrivono gli storici, che il suo presidente del consiglio, Alcide De Gasperi, in partenza per la conferenza di Parigi, deve farsi prestare il soprabito dal ministro Piccioni. C'è tutto da ricostruire. Palmiro Togliatti è ministro, arriva il voto alle donne, nubi di cavallette invadono la Sardegna. Torna il campionato di calcio, ma è "misto" per difficoltà di spostamenti. L'alta Italia è a 14 squadre, il centrosud a 11. Il girone finale a 8 vince il grande Torino. E' il 1946, qualcuno và "di un incanto sulle topolino amaranto". L'Italia sogna e gioca alla Sisal con uno slogan "tentate la fortuna al prezzo di un vermouth". La prima schedina costa 30 lire, si apre con Inter-Juventus.Primo montepremi 400mila lire, incasso un milione circa. Si entra in tabaccheria, un pacchetto di alfa o nazionali semplici, si gioca e si sogna una nuova vita. In due stagioni la "Sisal" triplica gli incassi e attira "anche" l'attenzione dello Stato. Il presidente Luigi Einaudi, la nazionalizza con un decreto, nel 1948. E' ribattezzata Totocalcio, a 13 squadre. La schedina è del '46, come Fabio Capello e Arrigo Sacchi. Tre anni fà ha compiuto 60 anni. Adesso è povera, vecchia e superata. Ma, come Capello e Sacchi, ha fatto vincere e sognare un sacco di giocatori.
(Ricerca storica Errebi)

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