...mi basta una margherita

Quando ero bambino e partivo da casa mia a Mestre, per andare a trovare i nonni materni a Marghera passavo sempre per la stazione dei treni di Mestre. Seduto sopra un muretto, lungo i binari della stazione di Mestre, rivedo un altro muretto lungo i binari di un'altra stazione. Una stazione di montagna, nel lontano estate a metà degli anni ’60, con le valigie pesanti e il fiato corto, e anche se il paese è piccolo (Calalzo di Cadore), una piccola piazza con attorno tante piccole case, dalla stazione alla casa presa in affitto è comunque una bella scarpinata in salita. La gente del posto in questa stagione è sui campi a raccogliere il fieno e, qualcuno che ti aiuti, anche pagandolo a peso d’oro, non lo trovi. “Papà stà valigia pesa da morire”…”Avanti Renato hai due braccia e due gambe usale”. Qualche anziano seduto nei tavolini dell’unico bar ti guarda di sottobanco sorridendo sotto i baffi, mostrando la sdentatura naturale di chi non và mai certo dal dentista. C’è il sole ma tira vento, sbuffo e avanzo con andatura molle. Aspetto stasera…passeggiata nel bosco, da solo, c’è il mio angolo nascosto, mi aspetta ogni anno senza mai chiedermi niente. Un passo dopo l’altro nel cuore del bosco, sotto i piedi l’erba e sulla testa, tra le cime degli alberi la luna. Mi toglierò le scarpe e le scaraventerò lontano, i miei piedi toccheranno la terra, l’erba, il contatto con l’amico bosco. Ecco sono arrivato, mi stendo a terra e osservo il cielo buio. E’ arrivato sul primo binario l’espresso per Bolzano. E’ in partenza dal terzo binario il treno regionale diretto a Padova. Alla stazione ci vado spesso, senza impegno ne per me ne per i treni , mi fermo ai bordi di un binario qualunque, solitamente quello meno affollato, come se da un momento all’altro dovesse arrivare quello che aspetto da sempre, quello che potrebbe condurmi laddove drasticamente potrei recuperare il senso della vita, ma in tutta questa storia c’è una sola verità possibile : quel treno non è mai partito e comunque l’avrei perso. Un treno come rivincita, come rivalsa, come vittoria. Un treno disegnato a matita, tanti anni fa. Un treno che quando parte, senza saperlo, ne volerlo, riesce a farti vedere tutto più semplice. Un treno da aspettare, fino alla fine senza mai il minimo dubbio. Ripasso gli orari, ormai li conosco a memoria, quali speranze viaggeranno sul prossimo locale, quante di queste speranze hanno ragione di esistere, e quante ancora, sopravviveranno alla stazione d’arrivo.
Ecco è uscito dalla stazione un altro treno, era quello delle 18.05, ho perso anche questo ma, la destinazione però non l’ho capita, poco importa, intanto mi accorgo che ai bordi di un binario morto è spuntata una margherita, e mi sento comunque felice.

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