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Un altro abuso: il tetto agli stipendi

Ultimamente leggiamo apprezzabili cronache dove si narra con entusiasmo di tanti esempi di fabbriche dove gli operai suddividono fra di loro i sacrifici, magari quelli derivanti dal regime di cassa integrazione. Con i previsti tagli ai già modesti salari. Un esempio di coesione sociale, di senso di responsabilità che fa a pugni con il diffondersi, in altri luoghi, di una specie di "si salvi chi può". Tutti ne scrivono compiaciuti. Nessuno parla però di chi gode di buste paga spesso molto elevate ma che si guarda bene dall'adottare criteri di solidarietà. E' c'è chi grida allo scandalo se si chiede di ottenere un contributo, appunto di solidarietà, da chi nella crisi naviga senza troppe angoscie economiche. Gli alti stipendiati insomma. C'era una volta, voluto dal governo di centrosinistra quello (ricordate?) guidato da Romano Prodi, un tetto assegnato agli stipendi dei dirigenti pubblici. Era stato infatti fissato un massimo di 289,984 euro lordi l'anno. Ma questo tetto, se già non lo sapete, è stato corretto con una nuova norma passata quasi sotto silenzio la scorsa estate, ai primi d'agosto. A quanto pare sarà il governo a stabilire chi dovrà rimpinguare quella "esigua" cifra. Magari per premiare più che la fedeltà e l'efficienza aziendale, la fedeltà politica. E' quello che un tempo si chiamava clientelismo.
C'è una parte del mondo dove in queste stesse ore ci si comporta diversamente. Il neopresidente americano, Obama, ha annunciato, infatti, l'imposizione, non solo ai manager pubblici bensì ai manager di banche e altre società, di un tetto massimo alle retribuzioni di 500 mila dollari annui (pari a 400 mila euro).
Ecco, questo è un modo per far capire, che davvero quando si parla di sforzo nazionale si vuole far intendere che tutti devono partecipare in prima persona. E in testa in questa gara, ci devono stare in primo luogo coloro che dalla crisi non sono toccati o magari troveranno il modo per non essere toccati mai.
Coloro che non sanno cosa significhi cassa integrazione, sospensione del contratto, solitudine sociale. E' proprio vero, comunque, i soldi mancano solo per i precari.

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