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Trecento gol

Pippo Inzaghi gioca sempre come nel cortile. Domenica ha raggiunto quota trecento gol in carriera. Non mi viene alla mente, ora, ma penso che più di due assist in carriera non li abbia mai fatti, uno è persino troppo. Pippo è proprio così. E' come quei ragazzini che in cortile giocavano sempre davanti alla porta, che non tornano mai, che aspettano il pallone, lo stoppavano, si giravano e quando segnavano correvano da soli ad esultare. Inaghi è rimasto così una vita intera. Quando fà gol esulta come un ragazzino, sempre. Che sia una finale di Champions, che sia una partita di Coppa Italia, che sia un anonimo incontro di campionato. Lui ha un rapporto viscerale con la porta. Vive per metterci il pallone dentro. L'unica regola con cui ha dovuto fare i conti è stata quell'infamità del fuorigioco. Con lui ha litigato una vita intera. Sempre in linea coi difensori, è da quindici anni il terrore dei guardalinee. Lui sta sempre li, sul cnfine, con quella carica di adrenalina addosso, pronto a fiondarsi sul pallone e a metterlo in rete. Il resto della squadra lui non lo vede, non lo ha mai visto. Ha sempre giocato così, in venti metri di campo, si guarda dietro come fa uno staffettista quando attende il testimone. E poi parte, solo contro il portiere. Di assist non ne ha mai serviti. Esiste lui e la porta. Almeno da quando è professionista, gioca senza la paura che passi una macchina.

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