Tibet proibito

C'è un posto in cui inferno e paradiso stanno uno dentro l'altro. Sull'altopiano tibetano, dove gli uomini sono mantelli rossi in lontananza tra pascoli nerissimi di yak, il sole dei tremila accende la faccia e il cielo è davvero solo un piano più su. In Cina dicono che per i sei milioni di tibetani è un paradiso, forse si, se potessimo raccontare un'altra stori e immaginare una Cina finalmente illuminata dallo spirito e dai colori delle scorse Olimpiadi. A guardare bene però, queste montagne nascondono un girone di dannati. Vivere in Cina per i tibetani è un inferno, ha denunciato il Dalai Lama nel giorno del suo cinquantunesimo anno di esilio. Il Tibet sembra tornato ai vecchi tempi, quando era la Siberia della Cina, il confino dei dissidenti politici. E' una terra puntellata di "lungta", le lunghe file di preghiere colorate affidate al vento, che le forze dell'ordine hanno brutalmente bruciato con la paura. I tibetani sono rassegnati a una sorta di legge marziale. Il mese scorso (fonte Corriere della Sera) 109 monaci del monastero di Antuo, sono stati portati via dalla polizia per aver dimostrato in ricordo dei tibetani morti nelle rivolte del 2008. Potrebbero essere ora in carcere o in un campo di "rieducazione". Altri tre sono stati portati alla stazione di polizia, per aver parlato con giornalisti stranieri. Come il tibetano, con sette tra genitori e fratelli da mantenere, a cui il datore di lavoro cinese ha decurtato lo stipendio per punizione. Era già stato diffidato dall'aiutare gli stranieri. Ha scelto di farlo lo stesso. "Io", ha ripetuto, "rimarrò sempre uno di quei sei milioni".

Commenti

  1. Quanto male, nel mondo.
    L'invasione del Tibet, poi, è un'aberrazione vera e propria.

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  2. Errebi17:53

    Pensa, è stata data la possibilità alla Cina, di organizzare le Olimpiadi, ben sapendo quello che da molto tempo stà perpretando in Tibet.

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