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No Line On The Horizon

Sono ancora nella mia stanza d'albergo a Bosisio Parini come ogni fine settimana. Questa sera ho fatto tardi per motivi che non stò ora a spiegarvi e, quindi, non sono passato a salutare mia moglie e Federico come al solito ma sono venuto diretto in hotel. Sono partito alle 19 circa da casa (Spinea - Ve) e durante il tragitto mi sono fermato in un autogrill a mangiare un panino. Con l'occasione, aggirandomi tra gli scaffali, ho notato l'ultimo lavoro degli U2 e l'ho acquistato. Ho avuto l'occasione, durante il percorso di ascoltarlo per ben due volte. Cosa dire ? Cosa era lecito aspettarci oggi, dagli U2. I quattro ex ragazzi d'Irlanda erano finiti nelle sabbie mobili di una crisi musicale, certo non di vendite, profonda: crisi d'identità, di ispirazione, crisi addirittura come musicisti. Grossi problemi di forma e sostanza, soprattutto dovuta al "leader maximo" che aveva rotto la coesione e l'essenza della band, creandosi un'immagine e un ruolo assai distante dalla musica. I cinque anni di silenzio antecedenti l'ultima nuova uscita non sono altro che il sintomo di poca voglia di lavorare, apatia e mero interesse.
Una volta, però, terminato di ascoltare per la seconda volta "No Line On The Horizon" il primo elemento a risaltare chiaro, lapalissiano è la quantità e la qualità del lavoro. Le tastiere liquide che aprono il secondo brano del lavoro "Magnificient" fanno da anteprima ad un bel tuffo nel passato, frutto della chitarra di The Edge che ritrova epiche ormai antiche su cui Bono si fà raffinato interprete, con la complicità di arabeschi e di una melodia cristallina. Un brano di bellezza immediata e di classica maturità. Sugli altri brani il trait d'union con il passato si fà più labile. come in "Moment of Surrender", un lungo gospel ricco di pathos, per organo, archi e beat elettronici, o come l'evocativa distesa "Fez-Being Born".
Il capolavoro del lavoro, il brano meglio rappresentativo del nuovo corso, si chiama "Unknown Caller" splendido momento corale, in cui chitarra e sezione ritmica si limitano ad incorniciare il lavoro di voci fino a quando viene lasciato spazio a un intensissimo solo di The Edge di rara profondità.
Alla fine, dunque, il valore di "No Line On The Horizon" trova la sua conferma nei numeri base , come la solida e potente Breathe o come il crescendo della title track. Brani che mantengono la giusta rotta nell'attesa dei momenti più aulici, tra cui non può non citarsi la deliziosa Cedars of Lebanon, saudente ballata sottovoce che chiude il disco.
"No Line On The Horizon" segna il ritorno degli U2 alla musica, senza che per questo si debba parlare di grande stile. Lo stile è piuttosto finalmente consapevole, finalmente maturo, finalmente faticato. I pezzi sono scritti e arrangiati con classe e applicazione se non passione, in maniera tale da superare i limiti d'età.
Il risultato complessivo, per me, riporta ai tempi di "Zooropa" e, detto francamente, si tratta di un mezzo miracolo.

Commenti

  1. Scusami se rompo, ma manca un "H": "No Line On The Horizon" non Orizon. Avrei preferito mandarti una mail privata ma non è possibile. Per quanto riguarda il disco, musicalmente lo trovo "carino", non certo bello, ma i testi sono sconcertanti e banali, specialmente "Unknown Caller" e il primo brano.

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  2. errebi21:03

    Non rompi te lo assicuro. Sono stato io maldestro a non accorgermi. E' molto probabile che nella velocità di scrittura sia stato convinto di aver premuto "H" e invece... Provvedo a correggere. Per il resto sono d'accordo con Te per i testi, per il contenuto musiale gli U2 sono sempre e comunque gli U2. Ciao alla prossima

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  3. L'ho ascoltato, non molte volte a dir la verità,
    il mio giudizio per quanto ancora sommario è: onesto,
    prende la sufficenza (sono gli U2 mica bazzeccole), ma non "prendono" come hanno saputo fare ...nel passato.

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