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La democrazia del premier

Un Parlamento in cui votano solo i capi-gruppo? La proposta avanzata dal presidente del Consiglio per snellire l'attività del Parlamento ha del surreale. La mia prima reazione non può che essere una domanda: che cosa faranno a questo punto gli altri parlamentari, tenendo conto che gli eletti in Italia sono uno squadrone di ben 945 deputati e senatori?
Non ci sono tempi certi per avere le leggi, lamenta il cavaliere. Ho proposto,quindi, dice, un sistema col quale "non ci sono sorprese". Si riconosca nel solo voto del capogruppo il voto di tutto quanto il gruppo che rappresenta. Sei persone, invece che 630, alla Camera. Ma c'è di più: la Costituzione italiana vieta ogni delega del voto da parte dei parlamentari, ciascuno dei quali rappresenta la nazione nel suo insieme e non il gruppo a cui appartiene, la lista in cui è stato eletto o la circoscrizione di riferimento.
Che il Parlamento non possa essere ridotto ad un "votificio", che debba essere reso più funzionale, che ci sia qualcosa di anomalo nell'attuale rapporto governo-parlamento quanto allo svolgimento dell'attività legislativa non è una novità: si tratta di un tema cruciale per una moderna democrazia, al centro da tempo, non a caso, di proposte di riforma, costituzionale e regolamentare, avanzate da maggioranza ed opposizione.
Ma che si debba partire da una incostituzionae messa a tacere dei singoli parlamentari pare quanto meno irrazionale: a questo punto, iniziamo riducendo il loro numero che, al pari dei costi connessi, continua ad essere il più elevato tra le democrazie occidentali.

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