Dai primi anni dell '800 all'inizio del nuovo secolo

In occasione di una delle tante cene famigliari, durante le festività natalizie, fù chiesto a nonno Luigi di dire qualche piccola parola riguardo ai ricordi della sua lunga vita (87 anni). Egli si alzò e raccontò una storia che poi ha ripetuto in più di un incontro, e che si ritrova anche in questa raccolta. Con mia grande sorpresa questa storia è un percorso preciso e indelebile attraverso un secolo e più, dell'incredibile racconto della vita umana. Nonno Luigi riesce, attraverso dialoghi e interazioni dal vivo a toccare tutti i temi che animano il cuore di chi legge.
Godetevi la storia. Lasciate che le parole scivolino nella vostra anima, e pensate, come direbbe nonno Luigi, con il cuore. Leggete questa storia: sarà come vivere in prima persona il percorso di un secolo.

Nonno Luigi racconta I (Rimbalzando con i ricordi nel tempo)
I miei bisnonni, materni, Giovanni Lancerotti e Antonia Ballarin, nascono a Venezia nei primi decenni dell'800. Sono anni tristi. Napoleone ha ceduto all'Austria i territori della conquistata repubblica. L'ultimo doge, Ludovico Manin, è morto, sconfitto e umiliato. Nascono le prime ferrovie a vapore. La giovane coppia, lui è gondoliere di casata patrizia, sarà testimone dei moti rivoluzionari guidati da Daniele Manin e Nicolò Tommaseo. E' l'Aprile 1849 quando gli austriaci iniziano l'attacco all'agguerrito forte di Marghera, ultimo sbarramento a protezione della città ormai debole e fiaccata. Con eroiche sortite contrastano il passo al nemico. Venezia chiusa nell'assedio è malata ma non domata. Come dirà uno dei difensori, A Fusinato : "Il morbo infuria, il pan ci manca - sul ponta sventola bandiera bianca".
Il 26 Maggio il leone di S.Marco cade. Compiva mille anni. Sotto il giogo austriaco Giovanni e Antonia cresceranno i loro figli: Giuseppe, Eugenio, Luigi, Pietro, Vittoria, Giovanna, Paolina, Luigia, Antonietta e Marco.
Il 30 luglio 1859 nasceva Marco Lancerotti, mio nonno materno. Era l'anno del Risorgimento Italiano. Il 6 maggio 1860 Garibaldi sbarca a Marsala; il 6 giugno 1861 muore Camillo Benso conte di Cavour; il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele III proclama il regno d'Italia con Roma capitale; 1866 Venezia passa all'Italia.
Nonno Marco è un giovane di buon carattere, giovale e semplice. Lavora come fornellista e cameriere al caffè Lavena in piazza San Marco. E' il più giovane e il più povero dei fratelli, ma è sereno. La sorella Atonietta ha sposato un avvocato e talvolta la incontra al caffè con presumibile imbarazzo di lei e del marito. Rimasto vedevo con la sua prima moglie Nina (Carolina) ancora piccola, cercherà una nuova compagna. Si chiama Giovanna Venier (mia nonna), più giovane di lei di dieci anni, timida e riservata. Tramite conoscenze del palazzo,Marco porta a conoscenza delle sue intenzioni i conti Vanti presso i quali Giovanna è a servizio dall'età di 12 anni. Giovanni era rimasta orfana a 12 anni. Viveva a Chiarano in provincia di Treviso dove il padre lavorara i campi dei conti. Un suo fratello maggiore si trasferì in Argentina e non diede più notizie. Lei venne raccolta e allevata al servizio dei conti stessi.
Ricordo quando, da bambino, andavamo a Campalto a salutare la contessa, allora molto anziana e vedova; ricordo la grande mura sulla quale si apriva il grandioso cancello in ferro battuto e dal quale il viale ghiaioso conduceva alla villa, fuori era il piccolo borgo di Campalto e le poche case. La villa si ergeva sul lato destro della proprietà (sud-est) e poichè era una giornata estiva la rivedo bianca e linda. Il viale, ben tenuto, era fiancheggiato da grossi vasi con piante di limone che superavano la ia altezza, e terminava in uno spiazzo antistante il portone. L'angolo di sud-ovest della villa aveva una grande vetrata che incorporava nel fabbricato la serra colma di piante e fiori. Una serie di fabbricati rurali chiudevano a semicerchio la grande area padronale dove alloggiavano i carriaggi, le stalle e la casa del fattore.
La contessa ci attendeva in piedi della gradinata d'entrata. La ricordo di bassa statura, non magra malgrado l'abito nero, la faccia rotonda, un pò pallida, era ben incorniciata nei capelli bianchi e lisci con discriminatura al mezzo e un piccolo chignon sulla nuca. Gli occhi, neri e brillanti e il collare di velluto nero, con cammeo, completavano un aspetto aristocratico, unitamente al bastone nero su cui si appoggiava.
Ricordo che, seduti in salotto, fremevo dalla voglia di uscire per andare nel boschetto di bambù che avevo visto sul retro. La zia Mary mi teneva composto con significative occhiate ma, finalmente, il permesso mi veneva accordato. Oggi quel mondo non c'è più. Passò tuto in lascito al Comune che con rivalsa proletaria fece scempio di tutto. Solo una lapide ricorda il lascito a chi ha ricordi. In quell'ambiente Giovanna si fece donna. Riguardosa, paziente, timorata, rispettosa lei, analfabeta, aveva solo due riferimenti: la religione e i padroni. Il suo mondo: Campalto e Venezia. Il primo si lo disse alla contessa quando la informò che un bravo giovane rimasto vedevo con una bambina in tenera età desiderava prenderla in moglie, il secondo lo disse a Marco.
Nonno Gigi

Commenti

  1. Anonimo17:45

    Grazie mille per questo bellissimo spaccato di vita passata della nostra città , ma soprattutto anche della mia famiglia.
    Sono un discendente di Eugenio (era il mio bisnonno ) figlio di Giovanni e perciò fratello di Marco ma fino ad ora neanche lo sapevo , dato che in famiglia da me non c'è stato nessuno che abbia come nonno Gigi raccolto le sue memorie così meticolosamente e orgogliosamente.
    Mi dispiace di non averlo conosciuto prima della sua dipartita , avrei voluto stringergli la mano , fargli i complimenti e ringraziarlo di persona.
    Complimenti anche a te che stai portando avanti le sue memorie.
    Un affettuoso saluto
    Massimo

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