Venezia : un anno da dimenticare


Si chiude un 2008 denso di avvenimenti ma avaro di soddisfazioni per gli arancioneroverdi. Un anno nel quale si è passati dai sogni di playoff, in funzione passaggio in serie B, alla cruda realtà di una classifica pericolosa, con il baratro della retrocessione in Seconda Divisione.
Una parte di stagione, la seconda del 2007-2008, che ha visto Fulvio D'Adderio lasciare il posto in Marzo a Michele Serena che ha portato la squadra verso un piazzamento che ha evitato i playout ma ha anche visto svanire definitivamente i sogni di gloria.
E' seguita a ciò un'estate travagliata legata alla limitata liquidità della presidenza, messa in difficoltà dalla fuoriuscita di un socio con la conseguente problematica tardiva iscrizione al campionato, l'inibizione per i dirigentie due punti di penalizzazione alla squadra. Punti che pesano su un avvio di stagione non eccezionale.
Partiti benino la squadra si è poi un pò persa per strada anche a causa della limitata qualità dell'organico, ridotto drasticamente durante la campagna estiva per contenere i costi.
Stefano Cuoghi, il nuovo arrivato, sembrava aver portato una ventata di novità e di risultati ai quali però la squadra non è riuscita a dare la giusta continuità.
E così arriva il penultimo posto in classifica con una sola lunghezza di margine dal fanalino Lecco.
Ed ora ? Oltre che a guardare al mercato, compito quest'ultimo della società, alla squadra un pizzico di coraggio e determinazione in più, unite alla esperienza fatta nel corso del girone d'andata, non guasterebbe per non lasciarsi sfuggire la salvezza.
Il bilancio, comunque, è sicuramente in rosso dal momento che le uniche soddisfazioni sportive sono arrivate con i derby vinti a Sant'Elena contro Verona e Padova ancora nella stagione 2007-2008.
Un pò poco, impossibile negarlo. Certo se guardiamo i giocatori che c'erano in rosa nella passata stagione gli interrogativi sull'anno no rimangono, ma evidentemente il Venezia non ha dato modo a chi le qualità le aveva, di esprimerle.
Peccato, ma nello sport come nella vita non si vive di rimpianti.

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