25 Novembre 1926

Con la legge n.2008 sui "provvedimenti per la sicurezza dello Stato", il fascismo reintroduce in Italia la pena di morte, abolita da Giuseppe Zanardelli nel 1889. A ridosso del fallito attentato al duce da parte di Anteo Zamboni, Mussolini si affretta a far approvare un pacchetto di drstiche misure repressive in cui, accanto alla sanzione capitale, viene istituito il Tribunale Speciale, che nei suoi diciasette anni di attività, infliggerà ventottomila anni di carcere e una trentina di condanne a morte. La pena capitale riguarda non solo i responsabili di "fatti diretti contro la vita, l'integrità o la libertà personale del Re, della Regina, del Principe ereditario o del Capo del Governo, ma anche di altri misfatti come l'insurrezione o l'incitamento alla guerra civile. Qualche anno dopo, col codice Rocco, la massima pena di morte riguarderà infine una serie allargata di reati comuni.
(ricerca storica di Errebi)

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