Tonache in grigioverde e la IV battaglia dell'isonzo

Quando scoppia la guerra l'esercito italiano non ha cappellani militari, sono stati aboliti da un Regio decreto nel 1878, ne è stata concessa una ventina per la guerra in Libia e per l'assistenza dei feriti negli ospedali. Nel 1915 si prevede l'assegnazione di un sacerdote per reggimento. La Santa Sede nomina monsignor Angelo Bartolomasi "vescovo del campo" con diritto di scegliere i cappellani e di proporli al ministero della Guerra. Il vescovo ha il grado e lo stipendio di un maggiore generale dell'esercito, i cappellani sono parificati ai tenenti.
I sacerdoti, in gran parte, restano preti-soldati e possono chiedere di passare alle compagnie di sanità come infermieri, ma anche per essere utilizzati per lavori umilianti. Molti frequentano i corsi per ufficiali. Numerosi cappellani son odecorati per atti di valore che non hanno niente a che vedere con la loro missione.
Nell'estate del '15 su diecimila sacerdoti entrati a far parte dell'esercito, i cappellani sono meno di settecento. Uno di loro è il bergamasco Angelo Giuseppe Roncalli che sarà Papa col nome di Giovanni XXIII dal 1958 al 1963. Don Giovanni Minzoni, il sacerdote romagnolo che sarà assassinato dai fascisti nel 1923, è cappellano di fanteria e si merita una medaglia d'argento lanciandosi col moschetto alla testa di un gruppo d'arditi.
"Assalire sul Carso voleva dire risalire un piano inclinato, tagliato da molteplici ordini di trincee scavate nella roccia, pieno di avallamenti, sforacchiato di enormi buche crateriforme, le famose foibe o doline dove le batterie nemiche s'appiattivano invisibili, dove interi battaglioni potevano nascondersi. Bisognava prima distruggere i reticolati, fissati ad assi di ferro o d'acciaio cementate nella pietra; bisognava rovesciare sulle solidissime trincee di roccia e di cemento valanghe di proiettili" Così il Corriere della Sera per spiegare la Quarta Battaglia dell'Isonzo, durata quasi un mese sino al 2 dicembre.
Nella notte tra il 12 e il 13 novembre la Brigata Sassari conquista con un assalto alla baionetta la trincea delle Frasche, il "Trincerone" austriaco tra Castelnuovo e il Monte Sei Busi, vicino alla trincea dei Razzi. "Così attaccano solo buoni soldati" afferma il generale Krauss che comanda l'armata austriaca dell'Isonzo.
La IV battaglia dell'Isonzo si chiude il 2 dicembre. In sei mesi il Regio Esercito ha schierato un milione e mezzo di soldati, quasi tutti al fronte, ne ha perduti 250mila ed ora si prepara ad affrontare l'inverno. Tra maggio e novembre la media è stata di 326 morti e 893 feriti al giorno.
(ricerca storica di Errebi)

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