Quella Venezia che un tempo ci apparteneva

Venezia è oramai una città così finta che anche polemiche del tutto insignificanti, come quelle scuscitate per le cadute sui gradini di un ponte,ancorchè nuovo, vengono enfatizzate oltre un decente buonsenso. Il vero problema di Venezia, nonchè la sua malattia mortale, è che stà perdendo inesorabilmente i suoi abitanti e quelle attività commerciali che caratterizzano la vita di una qualsiasi città. I negozi che hanno fatto parte della nostra vita quotidiana stanno scomparendo. Tra questi la libreria Tarantola che frà non molto chiuderà. Ai veneziani la Tarantola ricorda i libri di scuola chi li andavano a comprare all'inizio dell'anno scolastico; questa libreria è stata, a suo modo, un piccola ma tenace punto di riferimento culturale della città. Dice un mio vecchio amico Claudio che Venezia non è quel che si vede di lei; che bisogna esserci nati per conoscerla e che bisogna aver assorbito, assieme al latte materno, il suo profumo acre che somiglia al ricordo di un'ora felice in cui non tenevamo ne la vita ne la morte. La chiusura di una libreria come la Tarantola ci fa ricordare l'agonia della città e soprattutto rimpiangere le ore felici di una Venezia che ci apparteneva.

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