L'insostenibile leggerezza dell'essere



Milan Kundera scrisse il romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere nel 1982 e lo pubblicò in Francia per la prima volta nel 1984.
E’ senza dubbio il più conosciuto e amato dello scrittore boemo. Il luogo in cui le vicende si svolgono è la Praga di fine anni sessanta nel periodo che va tra la cosiddetta Primavera e l’invasione dell’Unione Sovietica.
Tomas è un chirurgo che dedica la sua vita al lavoro e alle donne.
Con loro preferisce intrattenere amicizie erotiche, libere e indipendenti piuttosto che creare legami forti, complicati e inevitabilmente soffocanti.


Proprio perché conscio della differenza, anche minima, che rende unica ogni donna, ne colleziona una dopo l’altra. Tereza è invece alla ricerca dell’amore, alla ricerca dell’unico uomo con il quale vorrebbe condividere la sua vita.
E’ una donna in fuga; fugge dalla famiglia, in particolare dalla madre e dai problemi che fino a quel momento l’hanno assillata.
Durante la sua fuga incontra Tomas e tra i due nasce un legame sentimentale molto forte. Lui la accoglie in casa sua come non aveva fatto con nessuna. E’ una donna tenera e indifesa, ma Tomas pur innamorandosene, non rinuncia alle altre donne.
Se la prese con se stesso, ma alla fine si disse che in realtà era del tutto naturale non sapere quel che voleva.
Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future.
E’ meglio stare con Tereza o rimanere solo? Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone.
L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni.
Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa?
Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno <<>> è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.
Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto. Se l’uomo può vivere solo una vita, è come se non vivesse affatto. Parallelamente alla storia di Tomas e Tereza si svolge quella di Sabina e Franz.
Lei pittrice in esilio e donna libera, lui professore di Ginevra e legato da un matrimonio infelice.
Quando finalmente Franz decide di confessare alla moglie la sua relazione extraconiugale, Sabina lo lascia, oppressa dal peso insopportabile di quell’amore non più clandestino.
Tutta la narrazione è influenzata dai contrasti sociali e politici del periodo. I carri armati russi sono in tutta Praga; gli intellettuali sono perseguitati e chiunque sia contrario al regime è umiliato o esiliato.
E’ un libro meraviglioso alla cui base vi è un concetto elementare. Ci dice che ogni nostra azione, ogni nostro istante è irripetibile; perché la vita stessa è irripetibile. Ci dice che non siamo preparati ad essa e che non abbiamo seconde possibilità.
Tutto ciò che scegliamo o consideriamo inizialmente come leggero rivela presto il suo incredibile peso.
Straordinaria la capacità di Kundera di rappresentare le situazioni umane; formidabile la sua maniera di descrivere l’inesorabile scorrere delle nostre vite.
Storia, filosofia e letteratura si concentrano in questa narrazione dando vita a un capolavoro indiscusso.

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