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Ricordando Mario Rigoni Stern il narratore dell'altopiano



Ancora oggi ad alcuni giorni dalla Sua morte ho ancora impresso nella mente la squisitezza della lettura dei suoi libri e sopratutto del "Il bosco degli urogalli". Rigoni Stern occuperà sempre un posto nella mia mente e mi farà ricordare, cosa molto importante, il legame tra memoria e natura che in quasi cinquant'anni della Sua produzione narrativa sono sempre presenti in ogni Sua opera.
A volte uno prevalente sull'altro a volte tra loro intimamente intrecciati.
"Il Bosco degli Urogalli"
Pubblicato nel 1962, “Il bosco degli urogalli” è il secondo libro di Mario Rigoni Stern: una serie di racconti popolati da cacciatori, animali selvatici, cani, montagne, tra spazi aperti e paesaggi impervi restituiti con immediatezza e vitalità. L’autore, originario dell’Altopiano d’Asiago, riconosce nella gente di montagna il centro del proprio mondo. Tra memoria e ricordo, Rigoni Stern racconta la vita alpina all’insegna di un amore genuino per quelle terre di boschi, montagne, colori e tramonti, per quell’umanità che soffre e spera. Un cammino che, dalla Carnia del primo capitolo, arriva alla Polonia ed alla Slesia con i lager e le miniere di ferro, con il dolore dei deportati, per finire, oltre i paesi lontani come l’Australia e l’America, oltre l’esperienza drammatica della guerra, alla quiete d’una casa col camino fumante e il calore familiare d’una zuppa bollente, di un bicchiere di latte, di un meritato riposo. Le storie confermano “il dono di semplicità e di poesia” dell’autore, come afferma Geno Pampaloni: “Ritroviamo l'accento del "sergente Rigoni" là dove si narrano storie di caccia, il silenzio del bosco, i villaggi chiusi nell'inverno con il grato fuoco delle cucine e la limpida solitudine delle albe per i sentieri di montagna: quel paesaggio fraterno e familiare, forte come una presenza morale, la cui immagine antica e gentile egli ritrovava fra i contadini di Russia, nelle isbe coperte di neve”.

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