L'ultima partita a carte


Nella premessa Mario Rigoni Stern lo definisce “esile libretto”. Ma per il suo contenuto lo si potrebbe definire un’ “ennesima sintesi della sua esistenza”.
Non c’è suo libro che non parli di momenti sereni, come le passeggiate nei boschi, e di tremende esperienze di guerra.
Attimi che ha voluto farci conoscere, come si può far conoscere intimamente a un vecchio amico gli istanti più banali; momenti in cui ogni essere umano ritrova se stesso.
Quando, poco prima di arruolarsi, nel silenzio della notte, si sofferma semplicemente a guardare il fuoco che scoppietta sul focolare in cucina gli ritornano alla mente i momenti felici dell’estate precedente, si accorge subito che il pensiero lo porta a riflettere sul futuro.
Quando i disagi economici causati degli scarsi incassi del negozio che la famiglia mandava avanti nella piazza principale del paese, temettero di doverne vendere l’edificio.
La miscela di momenti tristi alternati a momenti sereni che siamo abituati a ritrovare negli scritti di Mario Rigoni Stern.
Nella premessa Mario Rigoni Stern esprime una forte preoccupazione per «come vanno le cose sulla terra», perché «a troppi è diventato facile dimenticare il nostro non lontano passato».
Lo rattrista il pensiero di tanti ragazzi in procinto di affrontare un futuro denso di incognite.
Ma quanto aveva ancora da dire quest’uomo sulla guerra?
Una scorsa ai titoli della sua bibliografia ci indurrebbe a pensare che abbia già detto tutto quello che c'era da dire.
Ancora lo scrittore sollecita i lettori a riflettere sugli orrori della guerra, sull’annientamento che produce nell’uomo e nella natura e per esprimere la propria preoccupazione per la generazione di giovani che, non essendo in condizioni di apprendere dagli errori di chi li ha preceduti, rischiano di affrontare un avvenire oscuro.
"Orribile catastrofe", definisce Mario Rigoni Stern la guerra che nel 1938 era nell’aria.
A quell’epoca, con i coetanei, non aveva altri pensieri che andare a vagabondare per la montagna, a sciare o a pensare a qualche ragazza.
L’ultima partita a carte è, dunque, la testimonianza di un uomo che ha intensamente vissuto una guerra combattuta lontanissimo da casa e così orribile che «mai le stelle videro nel loro esistere».
Ecco tramutarsi in triste realtà ciò che lo zio Toni aveva espresso durante quella ultima partita a carte in una vecchia tampa di Torino.
Lungimiranti argomenti sulla guerra, sulla pura follia di Mussolini e di Hitler e sull’inettitudine del re.
Imbottito di “fantasie romantiche”, il giovane Rigoni Stern sognava il Caucaso, ingenuamente, «come montagne nuove da scoprire e da scalare», per imparare però che la guerra attanaglia nella sua morsa i corpi e le anime di milioni di giovani soldati.
«Ragazzo, tu parti perchè sei un soldato. Ti auguro solo di ritornare», gli disse zio Toni prima di chiudere, quella sera del 25 luglio 1942, la partita, prima che il giovane Mario partisse per la Russia, da dove molti suoi compagni non sarebbero tornati: «loro, quelli contro cui andavo a combattere, avevano il settebello, gli ori e gli assi; noi le scartine».
Un’altra partita, quella da giocare per sopravvivere all’assurdità della guerra, di cui le parole di zio Toni erano una lucida quanto mai inevitabile certezza.
Redazione virtuale

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