Musei cultura contadina Veneto Orientale


1 - I Musei Etnografici nel Portogruarese
La storia del Veneto Orientale non è mai stata unitaria. Forse l’unica parvenza di omogeneità l’ebbero durante il periodo della centuriazione dell’agro concordiese operata da parte dei legionari romani del I° secolo a.C. La parte meridionale del territorio era dominata dall’ambiente caratteristico delle paludi, e quindi da una vegetazione poco ospitale ove si fondeva il corso disordinato dei fiumi che inondavano i boschi dell’alta pianura. Le vie consolari Postumia ed Annia frattanto collegavano l’agro concordiese ed in particolare l’importante municipia di Concordia alle principali città e fortificazioni del nord. In campagna la vita scorre tranquilla. L’archeologia ci tramanda la presenza di importanti complessi architettonici, le ville rusticae, dove alla fine dell’impero venivano ammassati prodotti agricoli ed importanti tesori come ad esempio quello ritrovato non molti anni or sono a Cinto. Bisogna aspettare la fondazione dell’Abbazia di Sesto nel 76 per avere una chiara immagine del medioevo portogruarese. Il monastero longobardo continuerà a lungo ad esercitare la sua influenza nei Comuni nord del portogruarese, mentre progressivamente veniva ridimensionato il potere dei Vescovi di Concordia anche per il rafforzamento nel 1077 del Patriarcato di Aquileia che di fatto fino al 1420 diventerà il padrone incontrastato dell’area. Nel 1140 viene fondata, su impulso dei portolani ed iniziativa del Vescovo di Concordia Gervino, la città di Portogruaro che diventerà nei secoli il punto di incontro dell’area con Venezia e la sua civiltà. Le armate veneziane conquistano questa porzione di Friuli storico in tempi abbastanza brevi, nei primi anni del XV° secolo. La politica della Serenissima porta da un lato all’imposizione dei nuovi sistemi culturali e alle nuove mode, e dall’altra a decadimento del vecchio sistema territoriale dei castelli. Si assiste ad un’infiltrazione delle famiglie lagunari nell’entroterra attraverso feudi, ma anche con nomine a livello politico e di alto funzionariato ed ancora attraverso l’istituto della commenda per la gestione degli ingenti patrimoni religiosi. I veneziani non riescono a far decollare l’economia del territorio che tuttavia si popola anche tangibilmente di una nuova cultura con edifici alla maniera rinascimentale e poi neoclassica.
2 - Veneto Orientale, panorama storico dei Mulini
Nel Veneto Orientale i mulini si diffondono nel medioevo. Uno dei primi cenni è dato dal noto documento sestense del 762 che rileva nei corsi d’acqua della zona di mulini legati ai fiumi Moncone, Ysone, Aqua Nigra, Taugo, Fossa Fallo e Regena che compaiono proprio con questa dizione nel diploma con cui nel 996 l’imperatore Ottone III° concede al Vescovo di Concordia l’immunità sulla selva che si estende dal Lemene al Livenza. Questi manufatti si sviluppano principalmente nell’area di settentrione del comprensorio attorno alle vie d’acqua ben arginate. Fra i più seducenti mulini noti nel comprensorio, certamente vantano un ruolo importante quelli di Portogruaro che sbarrano da secoli il passaggio delle acque del Lemene alimentando le loro potenti ruote. Erano i mulini della città vescovile ed i diritti per la macinatura del grano venivano severamente nomati dagli statuti del ‘300. Proprio in queste pagine si ricordano le precise responsabilità del mugnaio nei confronti della gente che faceva a quel tempo la coda per macinare i propri cereali: 10 soldi qualora fosse dimostrata la sua colpevolezza di aver “fatto passare avanti” qualcuno in fondo alla coda.
3 - Belfiore, il mulino sede del Museo Etnografico
Il Museo Etnografico “Villa dalla Pasqua” di Belfiore si colloca all’interno di un antico mulino già attivo nel corso del XVI° secolo. L’edificio è al centro di un parco dalle fattezze tipiche della zona con antichi alberi i alti frassini e querce, retaggio dell’antica selva dei Vescovi di Concordia. Al centro del piccolo parco che antecede la villa dall’impostazione chiaramente ottocentesca c’è il glicine, l’albero caratteristico del racconto decadente del romanticismo europeo, essenza che riesce a dare alla vicina villa padronale un aspetto pregnante di sogni e malinconia. In questa atmosfera troviamo il museo etnografico del pane e del vino, i due prodotti che sintetizzano l’economia dell’area. Quello di Belfiore è un allestimento monografico, nel senso che segue uno specifico filone, quello del lavoro molitorio e più in generale della cerealicoltura. Il piano terra è proprio destinato al lavoro dei mugnai a cavallo fra ottocento e novecento. L’ingresso è segnalato dalla presenza di due antiche ed imponenti macine, utilizzate per sminuzzare il frumento e l’orzo. Una serie di pannelli espositivi consente immediatamente al visitatore di entrare a contatto con la storia dell’edificio idraulico. Si entra quindi nel mondo molitorio della sala macine, dove sono apposti meccanismi ed ingranaggi nello stesso luogo in cui trovavano durante il secolo scorso. Pannelli dettagliati aiutano il visitatore a percorrere questo cammino di scoperta che tocca il lavoro delle macine del grano, le pile per la pilatura dell’orzo (di cui rimane un’immagine dell’epoca) e finalmente un estratto funzionale delle macine così come esistevano un tempo. Salendo al primo piano ci si trova davanti l’estensione del lavoro del mugnaio, si entra infatti nel complesso mondo dell’economia cerealicola cara a generazioni di nostri antenati. Sono documentate con foto d’epoca ed oggetti reperiti scrupolosamente nella zona le principali fasi della raccolta e della lavorazione del grano.
4 – Fiume Loncon, etnografia e vita
Non c’è alcun dubbio sul fatto che il Loncon sia stato in passato un fiume particolarmente sfruttato per azionare le pesanti macine dei mulini. Attorno al fiume si sviluppano presto molti poteri: sono in principal modo castelli di signori privati oppure famiglie che grossomodo attorno alla metà del XII° secolo diventano titolari di feudi con poteri molto forti nell’area. Essi sono il Patriarca di Aquileia e quindi dagli abati di Sesto, i vescovi di Concordia o le grandi famiglie di ascendenza comitale come i “da Prata”. Alle soglie dell’età moderna esistevano a Pramaggiore, sul fiume Loncon, ben 6 mulini: Gerosa, Prabedoi, Salvarolo, Blessaglia, Belfiore e Mulin di Mezzo, tutti pertinenti a giurisdizioni differenti. Il fiume veniva utilizzato soprattutto per il trasporto della legna buscata nei territori della grande selva. Nel ‘200 abbiamo notizia da un’investitura dell’esistenza del mulino di Gerosa che rientrava nei diritti di Encasio di Chions, probabilmente un ministeriale del Patriarca che nel 1239 aveva già operato un contratto d’affitto con il mugnaio Martino Citri. Nel 1242 compare il mulino di Melon che fra le altre ipotesi è stato collocato nell’attuale frazione di Belfiore-Stazione. Questo mulino così controverso veniva affidato a uomini di Falcomario della Meduna. Anche la potente famiglia “della Frattina” nel ‘300 diventa un riferimento importante nell’area. Blessaglia era una villa controllata dalla famiglia castellana e in un’investitura della prima metà del XIV° secolo si parla di molendinum unum di loro proprietà a Blessaglia ed un altro a Melon che se fosse quello anzidetto significherebbe, come ha ben scritto Begotti, il controllo totale del fiume. Il possesso del mulino di Blessaglia è confermato ai Frattina da un documento del 1332.
5 – Concordia Sagittaria, il Museo Etnografico
Questa struttura è ispirata alle memorie degli anziani ed a materiale fotografico originale e si trova nella Scuola Elementare di Cavanella. Nell’allestimento sono stati riprodotti gli ambienti famigliari di una casa di inizio secolo con una straordinaria cura dei dettagli. L’attenzione degli allestimenti ha permesso una cernita dei reperti ed una sua collocazione attenta senza scadere nel rischio di “strafare”, eventualità che, visto il genere di materiale, è sempre possibile. E’ un’esposizione di piccole cose, di materiale domestico, più che di attrezzature per il lavoro nei campi. Una volta entrati colpisce subito il vecchio meccanismo dell’orologio del campanile che l’Associazione ha restaurato e reso funzionante. C’è quindi un corridoio con molti attrezzi di lavoro e quindi un’aia ricostruita integralmente anche con l’ausilio di pietre antiche. La cucina è un capolavoro per attenzione e sobrietà espositiva nei dettagli (non sfugge agli allestitori il particolare dello specchio appeso alla finestra come si usava un tempo per radersi la barba) da cui si passa nella camera da letto con il caratteristico pajon di cartocci. La casa è stata integrata poi dagli ambienti di lavoro dove trovano posto i tradizionali attrezzi della cucina, stalla e granaio e, dulcis in fundo una originalissima classe delle elementari con la cattedra della maestra ed i banchi degli alunni.
6 – Torre di Mosto, il Museo Etnografico di Boccafossa
Potrebbe essere definito il museo dell’ingegno. Poche esposizioni del Veneto Orientale possono infatti dirsi così complete di attrezzi così diversi ed industriosi del museo che trova ancora collocazione nella grande barchessa di un’azienda agricola, di per sé stessa un museo. A Boccafossa trovano ricovero attrezzi industriosi, come vagliatori e trebbiatrici provenienti dalle grandi aziende agricole come i reperti più modesti ed improvvisati delle povere case di contadini. E proprio questa differenza, da una parte lo stile delle cose belle e dall’altra l’ingegnosità dettata dall’esigenza e dalla povertà, è una delle bellezze di questo museo. La divisione per temi permette al visitatore di orientarsi immediatamente all’interno dei grandi spazi. Vi risaltano arnesi costruiti mano per gli usi più disparati , come ad esempio piccoli mulini ad azionamento manuale o a pedale di affilatoi o torni. Si tratta di utensili di difficile costruzione, l’uno diverso dall’altro, in cui si esplicita la bravura e l’intelligenza del costruttore che cede spesso il tratto dell’inventore. Fra loro risaltano pezzi di rara assennatezza come ad esempio una macchina capace di affilare le falci per mietere il grano che evitava alle grandi aziende agricole di dover far perdere tempo agli operai per la battitura delle lame col martello.
7 – Fossalta di Portogruaro, il Museo Etnografico
E’ senza dubbio il museo etnografico più noto del Veneto Orientale. L’intelligenza degli organizzatori è stata quella di ridurre in un ambiente di modeste dimensioni tutti gli elementi essenziali del mondo agricolo e dell’economia locale fra la fine del XIX° e l’inizio del secolo successivo. C’è il grandi portico dove trovano riparo le vecchie macchine agricole, i carri e con essi gli attrezzi di lavoro. Quindi c’è l’aia con tutti i suoi elementi caratteristici ed ancora la stalla con mangiatoie, fienili e tutti gli attrezzi per la pulizia degli animali. Il comparto della vigna trova la sua espressione nella cantina pullulante di tini e di ingegnose macchine per la realizzazione di tanti lavori oggi sconosciuti. Una ricca collezione di frammenti e testimonianze presenta con assoluto vigore l’epoca della Grande Guerra, i delicati arnesi del barbiere riportano alla mente la sensazione già provata di entrare nei vecchi negozi di campagna, le collezioni di zoccoli con brocche e martelletti rievocano il rumore costante e preciso del calzolaio: ma ci sono ancora spazi per gli ordinati e diligenti alunni di una scuola elementare di campagna, per le grandi pose d’occasione davanti al fotografo e per il fascino dello speziaio, oramai trasformato nel più scientifico mestire di farmacista.
8 – Portogruaro, il museo della città
Al contrario dei musei sopra descritti, quello di Portogruaro non può essere ridotto al novero della civiltà contadina. Il museo nella sede di Torre S. Agnese, raccoglie una collezione di materiali storicamente molto rilevanti del periodo medievale e rinascimentale della città. La raccolta di stemmi sia scolpiti sul granito o dipinti nei libri storici della città, denotano la presenza a Portogruaro di numerose famiglie nobili e comunque facoltose che impreziosirono in passato la vita della città. Si ritrovano poi ad esempio vecchie armi , spade, sciabole e stiletti propri del periodo che va dal XIV° al XVIII° secolo, oppure componenti delle armature degli armigeri comunali. La vecchia cancelleria riserva da parte sua una collezione di sigilli e corrispondenze importanti per gli affari istituzionali del Comune. C’è quindi una raccolta numismatica di grande importanza ed ancora uno spazio dedicato alla devozione. E’ rilevante a questo proposito una singolare lastra di pietra che reca incisa la scritta Deo Gratias che è leggibile in tutte le direzioni. In questa esposizione trovano collocazione , in definitiva, tutti gli elementi principali per descrivere al turista, in poco tempo, ma in modo efficace, ciò che è stata la storia di questo bellicoso comune e gli elementi della sua importanza politica.

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