Fazzoletto bianco per l'Asia


Alle 14 e 28 del 19 Maggio 2008 la Cina si è fermata per tre minuti. E per tre giorni osserverà il lutto interrompendo perfino la corsa della contestatissima torcia olimpica. Per ricordare le vittime -71.000 tra morti e dispersi- del terremoto che una settimana fà ha devastato la provincia del Sichuan. In questi sette giorni abbiamo scoperto una Cina diversa che racconta con trasparenza indedita il suo dolore, la corsa affannosa degli aiuti, la generosità dei suoi cittadini. E che per bocca del suo leader, in prima linea di fornte alla tragedia, chiede e ottiene aiuto dagli stranieri.
Lunedì forse smossi dall'esempio cinese, dopo 17 giorni di paranoica quanto criminale chiusura al mondo e di cecità di fronte alla tragedia, anche i generali birmani hanno dato piccoli segni di apertura. Than Shwe si è finalmente presentato nelle zone devastate dal ciclone Nargis, dove oggi è atteso Ban Ki-moon. E da ieri anche la Birmania onora le sue vittime (più di 130.000 tra morti e dispersi secondo le stime dell'Onu) con tre giorni di lutto e offre una speranza ai spravviissuti - i più deboli tra i quali rischiano di morire letteralmente di fame- dando finalmente il via libera ai donatori stranieri.
Sono giorni in cui, assieme ai cinesi e ai birmani, riscopriamo la materia di cui è fatta quella apparente astrazione che chiamiamo interdipendenza globale. I Tibetani più semplicemente la chiamano compassione. Per non dimenticare la lotta per i diritti del popolo tibetano violati da Pechino, era stato chiesto a tutti, e alla nostra classe politica in primis, di mostrare un pezzo di stoffa bianca in segno di lutto. Perchè bianco è il colore del lutto in Cina.
Oggi - con lo stesso spirito - quel nastro bianco idealmente dobbiamo metterlo al braccio per partecipare al dolore dell'Asia colpita in Cina come in Birmania. In nome di quella globalizzazione virtuosa che chiamiamo compassione.
Errebi

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